Luino | 2 Dicembre 2023

Luino, scontro sulla mozione sulla gestione dei minori: «Battaglia ideologica e nostalgica»

La replica della vicesindaca Antonella Sonnessa alle critiche del consigliere Furio Artoni: «Sarebbe bastato eliminare il riferimento all’ONMI e sarebbe passata. Pura mossa politica»

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«Il consigliere di minoranza Furio Artoni sta cercando di cavalcare una battaglia ideologica e nostalgica della quale francamente non abbiamo bisogno, non in questo momento storico».

Inizia con queste parole la replica della vicesindaca di Luino Antonella Sonnessa al capogruppo di “Azione Civica per Luino e Frazioni” che ha criticato duramente il respingimento, in consiglio comunale, della mozione volta a sollecitare le istituzioni a un intervento sulla gestione economica dei minori affidati ai Comuni attraverso l’invito a Palazzo Serbelloni di farsi capofila di una “cordata” di amministrazioni che richiede una modifica alle norme che regolano tali spese.

«Non posso che ribadire quanto detto in Consiglio comunale – aggiunge la vicesindaca – la mozione che ha presentato è quantomeno fuori dal tempo. Si fa oggi paladino del problema dell’aggravio delle spese sui Comuni per i minori e le famiglie bisognose, ben venga che se n’è accorto anche lui, dopo che Comunità Montana e Piano di Zona (24 Comuni dell’Alto Verbano già nel 2017) a livello locale e ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) a livello nazionale, lo hanno ribadito nelle sedi più opportune e da anni, guarda caso senza mai citare l’ONMI».

«È quindi solo il consigliere di minoranza a dare un peso notevole a questa obsoleta istituzione, che fu un efficacissimo mezzo di propaganda, consolidando e relegando la donna al suo unico ruolo di madre obbediente. Sarebbe bastato eliminare dalle premesse il riferimento all’OMNI elaborando la proposta sulla scorta di riferimenti giuridici recenti (ad es. la DGR n. 7625/2017 sulla “Revisione della misura comunità per minori vittime di abuso, violenza e grave maltrattamento ex DGR5342/17) e la mozione sarebbe passata. Artoni ha invece voluto mantenere il richiamo a una istituzione fortemente ideologizzata, improntata su schemi educativi inaccettabili», sostiene Sonnessa.

«Chi si è preso a martellate alla Tafazzi? Chi ha avuto un atteggiamento autolesionista? Siamo seri per carità, qui non c’entra destra e sinistra, qui si tratta di onestà intellettuale. Veramente – si domanda la vicesindaca – potevamo in questo momento storico aderire a una mozione di tale fattura? Dove elemento pregiudiziale era il riferimento ad un istituto che incentivava la procreazione, mentre dal punto di vista del miglioramento della vita dei bambini abbandonati raggiunse deludenti risultati?».

«Come maggioranza – ribadisce – non potevamo aderire a questo rigurgito nostalgico, citato ben tre volte in una mozione di poche righe, senza inquadrare storicamente tutta l’evoluzione che c’è stata nella normativa dal 1925 ad oggi. Il dato di riferimento non era storico per nulla, un vero excursus storico avrebbe dovuto approfondire il contesto storico di riferimento, buttato così a caso era ed è inveritiero, superficiale, anacronistico e, poiché è stato mantenuto, ha svelato il vero intento del promotore della mozione: non la sollecitazione all’aiuto per i Comuni, ma una pura mossa politica».

«Sia chiaro – conclude Sonnessa – che le evidenti difficoltà sotto il profilo economico preoccupano solo nell’ottica di non riuscire a garantire azioni efficaci di protezione e tutela dei minori, in questa direzione si muoverà l’amministrazione Bianchi, come ha già fatto e continuerà a fare nelle opportune sedi».

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