Duro scontro tra maggioranza e minoranza, nell’ultima seduta di consiglio comunale di Luino, relativa alla mozione presentata dal consigliere di “Azione civica per Luino e Frazioni”, Furio Artoni, che aveva lo scopo di sollecitare le istituzioni ad intervenire sulla gestione economica dei minori affidati ai Comuni, al quale si è contrapposto la vicesindaca Antonella Sonnessa.
«Chi svolge l’attività di amministratore è consapevole che sia sufficiente la residenza, anche instabile, per addossare al Comune tutti i costi relativi a minori bisognosi ed al genitore, che comprendono le spese di mantenimento in una struttura», ha esordito il consigliere Artoni a margine dell’assemblea pubblica.
«Queste spese sono talmente alte che i Comuni piccoli, ma in proporzione anche quelli più grandi, si trovano a sostenere spese enormi che arrivano a paralizzare l’attività amministrativa andando a toccare poi le tasche dei cittadini. Inutile dire che la l’immigrazione di questi anni ha ulteriormente aggravato la situazione portando spese per il Comune di Luino che arrivano a circa 500 mila euro, dal 2021 ad oggi sono quasi raddoppiate», ha proseguito Artoni.
Per questa ragione il capogruppo di minoranza ha invitato, attraverso la mozione presentata martedì a prendere una posizione unita tra i vari Comuni, e Luino – secondo il suo parere – avrebbe potuto essere il capofila di questa cordata a favore di una modifica della norma, che impone ai Comuni di pagare spese esorbitanti.
«La maggioranza di Luino ha deciso di bocciare questa mozione – ha criticato Artoni -, prima sostenendo che vi potevano essere fraintendimenti e quindi il sottoscritto ha provveduto alla correzione per rendere inequivocabile che si parlava solo di spese a carico delle Stato».
La mozione, dopo un rapido confronto tra le parti è stata modificata, ma poi è « emersa un altro elemento a dir poco sconcertante – ha affermato ancora Artoni -: avevo inserito un riferimento alla ONMI (Opera nazionale maternità e infanzia fondata nel 1925, ndr). Il dato di riferimento era storico, visto che questa istituzione sino al 1975 provvedeva alle spese e che poi è stata sciolta. È stato richiesto dalla maggioranza di cancellare dalla mozione ogni riferimento alla ONMI perchè creata nel periodo fascista: da lì sono partite considerazioni di natura politica vetero-consunte. Al di là del dato oggettivo storico e inequivocabile, vi è un ulteriore elemento che non ha considerato la maggioranza travolta dalla foga antifascista: i riferimenti all’Opera nazionale maternità e infanzia del 1925 sono stati direttamente estratti pari pari dal sito della Regione Lombardia, istituzione quindi notoriamente fascista e non meritevole di essere citata dall’attuale maggioranza luinese».
«Qualcuno mi ha ricordato che l’asilo nido in centro è nato sotto l’OMNI, diventato poi casa popolare e trasferito in via Forlanini. Non è che questa maggioranza adesso deciderà di abbattere la casa popolare perchè ci potrebbe essere il ricordo dell’ONMI? Si tratterà di un nuovo assalto, dopo il Palazzo d’inverno si assalta la casa popolare», ha aggiunto ancora Artoni.
«Per onestà intellettuale non ho voluto togliere ogni riferimento alla ONMI, era un dato storico e mi sembrava un insulto alla storia e all’intelligenza. E come ho detto in consiglio comunale volevo dare un’opportunità alla nostra Città di poter assumere un ruolo importante per una iniziativa a favore dei cittadini e delle loro tasche. Ma presi da un livore ideologico e da spirito discriminatorio nei confronti di chi ha idee diverse, si è preferito prendersi a martellate sulle ginocchia (per usare un eufemismo politically correct). Un triste momento».
A prendere posizione, anche il consigliere Davide Cataldo, del gruppo “#Luinesi”, che ha criticato la maggioranza «per non aver approvato questa mozione, che aveva un fine tutto fuorché politico».
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