Da volontario sempre presente per aiutare gli anziani, a presunto assassino di una pensionata. La vita di Sergio Domenichini prima e dopo il 22 luglio 2022, giorno dell’omicidio della 73enne Carmela Fabozzi, uccisa nella sua casa di via Sanvito a Malnate, è stata al centro dell’ultima udienza del processo per la morte della donna.
Domenichini, 67 anni, presente come sempre in aula, nella cella per i detenuti, ha assistito alla deposizione di Sabino Famiglietti, al momento dei fatti presidente dell’associazione Anteas, la Onlus che fornisce assistenza ad anziani e pazienti oncologici per gli spostamenti in auto, per la quale l’odierno imputato collaborava come volontario.
Il 23 agosto dello scorso anno Domenichini, già in carcere con l’accusa di omicidio, aveva preso carta e penna per scrivere proprio a Famiglietti, che davanti ai giudici ha ricordato il contenuto di quella lettera: «Mi spiace per quello che è successo con la Fabozzi Carmela. Non doveva accadere. Non ero andato lì per furti o truffe».
Nella lettera l’uomo che per la Procura di Varese ha ammazzato la pensionata colpendola più volte alla testa con un grosso vaso di vetro, per rubarle dei gioielli poi venduti in un Compro Oro, sottolinea inoltre di «non aver mai approfittato di Anteas» e chiede al presidente della Onlus di attivarsi tramite il carcere per un colloquio, poi negato dal presidente, che in aula riferendosi all’omicidio della signora Fabozzi ha spiegato il motivo di quel rifiuto: «Era troppo forte il dispiacere. Noi come associazione siamo per aiutare il prossimo».
Il ruolo di Anteas è un tassello centrale nella vicenda, visto che Domenichini – secondo l’accusa – avrebbe avvicinato la pensionata da volontario dell’associazione, proponendosi come “autista” per accompagnarla alle visite mediche e dal parrucchiere. Questo anche se la 73enne, come ha affermato l’allora presidente di Anteas, non figurava tra i soci a cui erano riservati i servizi della Onlus.
«Mai un sospetto su di lui, si è sempre impegnato molto come volontario», ha aggiunto Famiglietti rispondendo alle domande delle parti. Questo fino all’estate 2022, quando ad Anteas era giunta dalla Cisl una segnalazione circa una denuncia riguardante Domenichini. E alla richiesta di presentare all’associazione il proprio casellario giudiziario, il 67enne aveva temporeggiato.
La presentazione del certificato da parte dei volontari è diventata una prassi soltanto dopo l’omicidio Fabozzi, ha ammesso in udienza il testimone, che nell’agosto dello scorso anno aveva avuto l’ultimo contatto con Domenichini al rientro dell’uomo dalle vacanze al mare. Domenichini aveva informato l’associazione che di lì a poco avrebbe ripreso a collaborare, ma poi era stato arrestato.
Le sue vacanze a Lignano Sabbiadoro erano iniziate subito dopo il delitto, e dopo che Domenichini aveva venduto ad un Compro Oro di Varese dei gioielli – per l’accusa appartenenti a Fabozzi – ricevendo in cambio circa mille euro. Con il 67enne, al mare, c’era la compagna dell’epoca, che però davanti alla corte si è avvalsa della facoltà di non rispondere, esercitando quel diritto che la legge le riserva in quanto ex convivente dell’imputato.
Scelta identica – in quanto giudicato in un procedimento connesso a quello in corso – per il 62enne già condannato in primo grado per favoreggiamento. Si tratta dell’uomo che il 22 luglio 2022 aveva accompagnato Domenichini a Malnate, rimanendo poi circa un’ora al volante dell’auto presa a noleggio dal 67enne, spostandosi tra Varese e Malnate in un orario compatibile con il delitto, e mentre il cellulare di Domenichini – come ricostruito dagli inquirenti – agganciava una cella che copre l’area in cui è presente l’abitazione della vittima.
© Riproduzione riservata







Vuoi lasciare un commento? | 0