Dai metodi dell’indagine classica all’analisi dei dati informatici. Così i carabinieri del Nucleo investigativo di Varese arrivarono ad individuare Sergio Domenichini, l’uomo a processo per l’omicidio della pensionata 73enne Carmela Fabozzi, avvenuto il 22 luglio dello scorso anno nella casa della donna in via Sanvito a Malnate.
La testimonianza chiave per risalire agli spostamenti dell’imputato il giorno del delitto è quella del maresciallo Giuseppe Salvatore Manca, che nella mattinata di oggi, mercoledì 25 ottobre, nell’aula bunker del tribunale di Varese, ha ricostruito con precisione l’indagine partita dalla corte di via Sanvito ascoltando le parole del figlio e della nipote della vittima, e quelle dei vicini di casa, e consultando poi i tabulati telefonici dei due cellulari in uso alla pensionata, entrambi spariti dal suo appartamento.
Così gli inquirenti scoprirono che “un uomo robusto e sulla sessantina” si era presentato in via Sanvito per chiedere di Fabozzi proprio il 22 luglio, verso mezzogiorno. A quell’uomo i carabinieri diedero un nome e un volto dopo aver consultato i tabulati dei due cellulari della 73enne, scoprendo una decina di contatti nel solo mese di luglio 2022 (diciassette dal gennaio 2021 all’estate dello scorso anno), con un numero intestato a Domenichini, soggetto noto alle forze dell’ordine per una lunga lista di precedenti penali.
Quel numero di cellulare diventa subito il fulcro dell’attività degli inquirenti, i quali scoprono che il dispositivo ha agganciato una cella che copre il centro storico di Malnate – inclusa via Sanvito – la mattina del delitto, in una fascia oraria che poi verrà collegata ad un altro elemento importante per l’accusa.
Nei giorni dei primi accertamenti sul delitto, il 67enne Domenichini si trovava in vacanza con la compagna a Lignano Sabbiadoro, ha ricordato il maresciallo in udienza: un’altra circostanza emersa consultando i tabulati telefonici. Mentre passando in rassegna le immagini di telecamere e lettori targhe – di Varese e di Malnate, così come della località marittima in Friuli – i carabinieri stabilirono che il 22 luglio l’uomo oggi a processo si era spostato a bordo di una Fiat 500 X rossa presa a noleggio il giorno prima.
Era partito alle 8 da casa della compagna, aveva poi caricato sul lato passeggero un suo conoscente (che in relazione all’omicidio della pensionata è già stato condannato dal tribunale di Varese per favoreggiamento), e in seguito aveva lasciato il volante del mezzo a quell’uomo, proprio nella fascia oraria – metà mattinata – in cui il telefono di Domenichini viene collocato dall’accusa nel centro storico di Malnate, mentre l’altro uomo – dicono le telecamere – è da solo sulla 500 X.
Gli occhi elettronici mostrano il 67enne vestito con maglietta azzurra e scarpe scure nella prima parte della mattinata del 22 luglio 2022. Ma nelle ore successive al delitto il suo abbigliamento cambia: la maglietta diventa gialla e le scarpe grigie. Con indosso questi vestiti Domenichini viene immortalato dalle telecamere di un autolavaggio di Buguggiate, dove la macchina noleggiata viene lavata dentro e fuori, poco prima delle 13 di quel giorno, nonostante il personale dell’officina di Malnate, da cui il veicolo era uscito il 21 luglio, avesse già provveduto a quell’operazione. Un dettaglio che aveva catturato l’attenzione dei carabinieri, ha sottolineato il maresciallo Manca.
Le telecamere, è emerso in udienza, tornano in un altro passaggio rilevante dell’indagine. Fabozzi è già stata uccisa, stando alle valutazioni del medico legale che ha eseguito l’autopsia sul corpo della vittima, e la 500 X fa tappa in un altro autolavaggio, in via Ca’ Bassa a Varese. Lì Domenichini, dopo l’arresto avvenuto il 19 agosto, porterà i carabinieri per aiutarli a recuperare i due cellulari della donna uccisa, gettati nell’Olona.
Le copie forensi dei dispositivi dicono che il numero dell’uomo ora a processo era salvato come “mackina visita” in uno dei due telefoni di Fabozzi. Particolare che inevitabilmente rimanda a quell’uomo – uno sconosciuto per i parenti della pensionata – che di tanto in tanto dava dei passaggi in auto a Fabozzi, specialmente quando la donna aveva appuntamento per le visite mediche.
L’imputato all’epoca dei fatti figurava nell’elenco dei volontari di una associazione impegnata al fianco degli anziani. Ma il nome di Fabozzi – ha raccontato un altro militare dell’Arma davanti ai giudici – non compariva nell’elenco delle persone assistite da quell’ente.
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