Il 22 luglio dello scorso anno due vicini di casa di Carmela Fabozzi incontrarono uno sconosciuto a pochi passi dall’appartamento di via Sanvito a Malnate, in cui quel giorno la donna, pensionata di 73 anni, fu trovata morta. Entrambi hanno identificato quell’uomo nella mattinata di oggi, mercoledì 4 ottobre, durante la seconda udienza del processo per l’omicidio della donna. Si tratta di Sergio Domenichini, che per la Procura di Varese è l’assassino della pensionata.
Calvo, robusto e con la barba, con addosso jeans e una maglietta arancione. Questo l’identikit del soggetto che poco prima di mezzogiorno del 22 luglio 2022 aveva bussato alla porta della dirimpettaia di Fabozzi – una ragazza di 24 anni – per chiedere proprio della 73enne con la quale avrebbe dovuto incontrarsi. «Suonò al campanello della signora Carmela, aveva dei fogli in mano», ha ricordato in udienza la testimone, prima di avvicinarsi alla gabbia per i detenuti, così da guardare negli occhi l’imputato: «E’ lui», ha aggiunto subito dopo, in riferimento alla persona con cui aveva parlato brevemente il 22 luglio 2022.
Rapido fu anche l’incontro con un secondo residente della casa di corte di via Sanvito. Un incontro avvenuto sulle scale che portano al cortile, sempre il 22 luglio poco prima di mezzogiorno: «Stavo tornando a casa, lui stava lasciando il ballatoio dove abitava la signora Carmela», ha raccontato il testimone. La descrizione dell’abbigliamento e dell’aspetto dell’uomo, poi riconosciuto in aula per la seconda volta? Identica a quella fornita dalla 24enne, che però Domenichini lo aveva già incrociato alcuni mesi prima del delitto, mentre lo stesso parlava con Carmela all’esterno della sua abitazione.
Ma l’odierno imputato non faceva parte della cerchia ristretta di affetti e conoscenti della 73enne, che era molto riservata e che dopo la scomparsa del marito non aveva più frequentato altri uomini. Lo ha affermato davanti ai giudici il figlio di Carmela Fabozzi, Angelo Casoli, che quel drammatico giorno di luglio del 2022 fu il primo a trovare il corpo della madre sul pavimento di casa, in una pozza di sangue.
Importante, infine, una terza testimonianza proveniente da chi abitava (e abita) in via Sanvito a Malnate. E’ quella di una anziana signora che il 22 luglio salutò Fabozzi dal suo balcone, intorno alle 9 di mattina. Vide che la pensionata stava stendendo, poi rientrò in casa, dove restò per tutta la giornata senza notare stranezze. A un certo punto, però, durante quella giornata, qualcuno entrò nell’appartamento della 73enne per rapinarla, e la colpì nove volte alla testa utilizzando un pesante vaso, poi trovato nella stessa abitazione, e sul quale furono isolate le impronte digitali di Domenichini, che tramite il suo avvocato si è dichiarato innocente.
Quando avvenne l’aggressione? Sicuramente dopo le 9, ma per l’accusa non a ridosso delle 12, quando Domenichini fu visto in via Sanvito con gli abiti puliti. Dettaglio non da poco, visto che per chi ha indagato sull’omicidio, l’assassino lasciò la corte con i vestiti sporchi di sangue. E sempre con gli abiti macchiati salì sull’auto presa a noleggio e guidata da un complice, già condannato per favoreggiamento, che lo accompagnò a disfarsi dei cellulari della 73enne, gettati nell’Olona, e ad un Compro Oro di Varese per vendere i gioielli presi nella casa della povera pensionata.
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