In un territorio come quello della Comunità montana del Piambello, composto per il 62% da verde, uno strumento come il piano di indirizzo forestale (pif) diventa fondamentale per programmare le azioni degli amministratori locali. E questo strumento, una sorta di piano regolatore dei boschi, è stato recentemente approvato dalla Regione Lombardia, a quattro anni dall’avvio del complesso iter da parte dell’ente montano.
Una svolta importante, che Comunità montana ha spiegato questa mattina, nella propria sede di Arcisate, insieme a Confagricoltura (in rappresentanza delle tante aziende toccate dal tema), a Coldiretti Varese, ai carabinieri forestali – che vigilano sulle attività dei cittadini nei boschi – e al gruppo di lavoro che ha redatto il piano.
Il bosco che si trasforma, la selvicoltura sempre attiva affinché non vengano sprecate le risorse che il bosco è in grado di fornire, e poi ancora l’importanza del vincolo idrogeologico da rispettare, il problema dei selvatici che modificano la ricrescita delle aree verdi e la sfida delle energie rinnovabili. Sono soltanto alcuni degli argomenti toccati dal piano forestale redatto da Comunità montana.
«Un piano che ci dice dove andare a cercare i contributi e come ottimizzarli per raggiungere i nostri obiettivi», ha spiegato Guido Locatelli, coordinatore del gruppo che ha redatto il pif. E quali sono questi obiettivi? Prima di tutto la tutela del patrimonio boschivo, con la protezione di un versante che si estende per circa duemila ettari (su un totale di ottomila), ma anche la valorizzazione della natura, dei terreni agricoli da rilanciare (la stima è di 400 ettari utilizzabili per questo scopo nel periodo in cui il pif resterà in vigore, cioè per i prossimi 15 anni). Poi c’è l’efficientamento della produzione di legna (di 150mila quintali il dato stagionale, su una superficie di 153 ettari con l’autorizzazione per il taglio), tenendo conto delle caratteristiche delle piante (e delle relative capacità in questo ambito) e delle condizioni dei boschi.
Tutti spunti che Confagricoltura, insieme a Coldiretti Varese, ha raccolto con positività al tavolo di Comunità montana, sottolineando che il pif consentirà alle aziende di accedere ai fondi del Piano di sviluppo rurale per attrarre investimenti europei sulla salvaguardia del bosco, un ambito in cui le possibilità sono attualmente limitate. Con 130 chilometri quadrati di superficie agricola in provincia, le ambizioni di Confagricoltura si spostano però anche in un altro campo, quello delle centrali a biomasse per produrre energia e calore da sfruttare all’interno dei Comuni. Sono circa settanta le aziende boschive del territorio: una realtà con cui interfacciarsi per portare avanti il discorso sulle rinnovabili.
Il tutto senza dimenticare la prevenzione. L’impostazione “protettiva” di Comunità montana è la stessa che nel recente passato ha tenuto alla larga il territorio dai gravi incendi, ha ricordato il presidente dell’ente, Paolo Sartorio. Anche su questo fronte il lavoro deve proseguire in termini di pianificazione, soprattutto per quanto riguarda la selvicoltura. Pur tenendo presente che non tutti i fenomeni naturali sono prevedibili.
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