La dottoressa Mara Sist guida il pronto soccorso dell’ospedale di Luino dall’ottobre 2021, dopo aver sostituito il collega Maurizio Zorzan, andato in pensione, che per anni è stato il responsabile. Laureatasi all’Università di Pavia nel 1990, la dottoressa Sist ha conseguito successivamente la specializzazione nello stesso ateneo, cinque anni più tardi, in “Malattie dell’apparato respiratorio e tisiologia”.
Successivamente, la dottoressa ha cominciato ad operare all’interno dell’azienda sanitaria della provincia di Varese, in diversi ospedali, a partire dal 1998, e in quello di Luino in particolare, dove era già titolare di un incarico di alta specializzazione in Pneumologia, diventando poi primario.
Si tratta di un servizio, quello che quotidianamente viene garantito dal personale medico ed infermieristico del pronto soccorso, che serve 15-17mila di persone ogni anno, fondamentale per qualsiasi necessità e per qualsiasi caso di emergenza-urgenza, in collaborazione con l’HUB varesino.
La media in uscita, per i non ricoverati in codice verde, è di 4 ore, a fronte di una media nazionale pari a sei, mentre la media per i ricoveri è di 17 ore, anche se si dovrebbe essere a otto, durata che nessuno riesce a rispettare per mancanza di posti letto. Il tasso di ricoveri, sugli ingressi, invece, è del 9%, invariato dal 2018 al 2022, con una media nazionale del 13%.
Per questa ragione siamo andati ad intervistare la dottoressa, che ci ha raccontato più nel dettaglio qual è lo stato del pronto soccorso e dell’ospedale di Luino più in generale, con riferimento alle tante questioni che anche in questi mesi sono state dibattute non solo in città, ma anche durante gli interventi dei consiglieri comunali nel dibattito pubblico locale.
Dopo tanti anni di lavoro, cosa ne pensa dei servizi sanitari erogati del nostro ospedale e della centralizzazione di diversi reparti e prestazioni a Varese?
Anzitutto dobbiamo entrare nella mentalità che l’ospedale di Luino è un ospedale periferico e che offre dei servizi in funzione delle esigenze di un territorio non densamente abitato, ma con un’orografia particolare. La sua missione, sancita dal DM70/2015, è quella di rispondere al bisogno di salute della popolazione dell’Alto Verbano, con un filo diretto con l’ospedale di Varese (il cosiddetto HUB, ndr) per i casi che necessitino di cure più specialistiche o ad alta intensità di cura. La centralizzazione su Varese dell’alta specializzazione non è solo prevista dalla normativa e necessaria per garantire la sostenibilità del sistema sanitario, ma è necessaria anche per garantire la sicurezza: molte tipologie di interventi chirurgici, ad esempio, o certi esami diagnostici richiedono, per garantire la qualità, una certa casistica, che solo un territorio più ampio e popolato può garantire. Mi piace sottolineare come i pazienti che necessitano di ricovero internistico a bassa intensità di cura vengano, però, assorbiti completamente dal reparto di medicina, a seguito di un ampliamento di posti letto dai 24 del 2015 agli attuali 27. Allo stesso modo, la riduzione dei posti letto nella sanità è andata di pari passo con l’evoluzione della medicina e la riorganizzazione degli ospedali: grazie a terapie sempre più efficaci e interventi sempre meno invasivi, le degenze si sono accorciate e si è andata sviluppando la formule del Day hospital e Day surgery. La sfida in corso, inoltre, riguarda il potenziamento della medicina territoriale.
Da anni, però, si parla di depauperamento delle risorse e dei servizi…
L’ospedale di Luino esiste e l’eliminazione dei reparti in questi anni, centralizzati a Varese, è stata un’evoluzione naturale. Mi spiego: se non si effettuano interventi ogni giorno, ovviamente le capacità acquisite nel corso degli anni, tra formazione ed esperienza sul campo, vengono meno. Al malato bisogna garantire percorsi specifici, quindi dalla periferia si passa all’HUB. Per questo, infatti, i grandi traumi non passano neanche più dal pronto soccorso di Luino, ma il protagonista per la gestione delle emergenze-urgenze è AREU, con i suoi mezzi avanzati, come l’automedica.
A questa situazione si aggiunge anche il problema delle risorse umane, causato da carenza di personale ed assunzioni…
Si tratta di un macro-problema con cui si deve confrontare non solo la nostra azienda, ma anche l’Italia e il contesto europeo. Non vengono chiusi i reparti, piuttosto si cerca di ottimizzarne l’organizzazione, spesso in una logica di rete aziendale, avvalendosi anche dai mezzi telematici. Da quattro anni, infatti, lavoriamo qui a Luino con la telemedicina, con refertazioni da remoto nei weekend e durante il turno di notte. In collaborazione con l’HUB di Varese, cerchiamo di mantenere la stessa qualità di servizio e reparti come la medicina, l’ortopedia e la chirurgia.
E in questo contesto, come lavora il personale del pronto soccorso?
Conoscevo già il team visto che il nostro ps è una cosa sola con la chirurgia e la medicina e quindi da anni già lavoravo come medico in ps . Il personale infermieristico mette al servizio competenza e professionalità: sia medici che infermieri fanno regolarmente corsi di aggiornamento per rispondere in modo efficiente all’emergenza. La novità, da quando ci sono io, è che nei turni diurni cerchiamo di dare continuità, d’accordo con l’azienda, grazie al supporto di una collega che lavora sempre con me, la dottoressa Vera Gessi, un vero e proprio valore aggiunto per la nostra attività . Vi è stretta collaborazione con gli altri reparti, aiutati dal fatto di essere una piccola dimensione rispetto ad altri centri più grandi.
Guida il pronto soccorso da un anno e mezzo ormai. Come lo ha trovato quando è arrivata?
Siamo un reparto unito, si lavora in team. Dobbiamo farlo, attraverso skill messe insieme nel tempo, per salvare le persone. Abbiamo una media di ingressi di circa 12/13.000 accessi all’anno. Spesso i cittadini si lamentano che vi è solo un medico in ps, ma è così perchè la legge prevede un numero di medici sulla base del bacino di utenza e per noi è previsto un solo medico . Non siamo così grandi da rientrare in una categoria di ospedali per i quali sia previsto più di un medico per turno. Quando vi è la necessità, possiamo contare sui colleghi degli altri reparti, come previsto del resto anche dal piano aziendale di gestione del sovraffollamento, che appunto serve per rispondere ai momenti di affluenza straordinaria. Il personale del ps lavora in serenità, ma il pressing quotidiano è notevole: in alcuni giorni la situazione è delicata, ad esempio qualche mattina fa’ abbiamo dovuto intubare un uomo e contemporaneamente gestire un’emorragia cerebrale . In questi casi il resto del lavoro rallenta di molto (i codici minori, ndr). Tutti gli operatori danno anima e corpo, lo vedo quotidianamente, anche se a volte si fatica.
Spesso si dice che i pazienti affollano il pronto soccorso per necessità di poco conto…
I cittadini hanno la mentalità di pensare che il ps eroghi prima le prestazioni sanitarie rispetto a quelle ambulatoriali. Non è corretto, perchè i tempi di erogazione della prestazione li deve decidere il curante. Vi è sicuramente un afflusso improprio, ma accogliamo tutti. La popolazione, prima di venire in pronto soccorso, dovrebbe chiedersi “ho veramente motivo, oppure no?“. Le prestazioni ambulatoriali possono in alcuni casi avere tempi lunghi, ma non dimentichiamo che il Covid e i vari lockdown hanno inciso tanto sul rinvio di visite ed esami.
L’ASST Sette Laghi sta facendo investimenti ingenti sia a livello strutturale, che a livello di attrezzature. Qual è la situazione del pronto soccorso in questo senso?
Ci sono diverse attrezzature avanzate dal punto di vista tecnologico, soprattutto un’apparecchiatura per curare quei malati con insufficienza respiratoria. Si tratta di un ventilatore che ci aiuta a gestire anche situazioni più gravi in stretta collaborazione con i rianimatori. A questo si aggiunge anche la telemetria, donataci dal Rotary all’inizio del Covid, che ci permette di avere una stazione di osservazione a distanza sui posti letto. Finalmente prenderà il via a breve la ristrutturazione del pronto soccorso, con un investimento di 500mila euro, per diverse migliorie all’interno dei locali, soprattutto nel dividere la parte “sporca” e “pulita”. Il Covid è ancora presente , e dobbiamo essere pronti per qualsiasi situazione. Verrà resa molto più confortevole l’area triage. Contemporaneamente si sta lavorando a livello aziendale su una nuova piattaforma digitalizzata per eseguire il triage, che permetterà un inquadramento con codice colore più omogeno anche tra vari ospedali, così da uniformare i processi e ridurre gli errori . Vi sarà una modernizzazione strutturale… chiediamo però alla popolazione di essere paziente, perchè durante i lavori la nostra attività dovrà ovviamente proseguire, cercando di essere sempre efficiente.
Una delle criticità segnalate dai nostri lettori è la qualità del servizio sanitario nei turni notturni… cosa si sente di dire?
I turni notturni sono coperti da una cooperativa esterna, fondamentale perchè non c’è personale a sufficienza. Come in tutta Italia, vi è questo ricorso alle cooperative. Noi informiamo i responsabili delle cooperative sui vari PDTA in essere presso la nostra azienda sanitaria, ed anche direttamente i medici che vengono a lavorare presso di noi. Sono comunque sempre medici che non hanno un inserimento completo all’interno della struttura: per ovviare a questo problema già quattro/cinque turni notturni sono coperti da medici ospedalieri, ma non è detto che in futuro ci possa essere un ulteriore incremento di turni eseguiti da medici strutturati. Non si può fare a meno della cooperativa, ci rendiamo conto dei problemi, ma puntiamo ad avere sempre più continuità il giorno dopo. Inoltre fondamentale rimane la rete e il lavoro da fare insieme ai medici di base e per questo da qualche mese facciamo anche degli incontri tra noi e loro.
Che opinione si è fatta circa le polemiche sul nostro ospedale che ormai durano da anni?
Se noi pensiamo che, nonostante il nostro ospedale sia piccolo, sia comunque riuscito ad affrontare e superare altri momenti di criticità nel corso del tempo, capiamo che non può finire tutto. Si tratta di processi altamente dinamici… non appena si risolve una criticità, ne compare subito un’altra, a causa della mancanza di risorse umane che come abbiamo detto è un problema che sta investendo tutto il sistema sanitario. Il pronto soccorso, come dicevo prima, esiste per far fronte ad una zona “disagiata” e nessuno intaccherà questo. Anche gli investimenti nella nuova TAC, nella ristrutturazione del PS e nell’ospedale di comunità, il centro di proctologia e l’ampliamento degli ambulatorio di medicina sono una prova. La casa di comunità e l’ospedale di comunità che fungono da “cuscinetto” potranno essere una risorsa, soprattutto per il pronto soccorso, abbattendo l’accesso improprio di malati cronici che necessitano di continuità di cure non urgenti. Più che far polemica, bisognerebbe impegnarci tutti a fare di Luino un luogo non solo amabile dal punto di vista paesaggistico, ma anche valorizzato ad esempio da vie di comunicazioni più celeri, essendo cosi decentrato, e per questo poco appetibile da chi viene da fuori.
Sui social network e su diversi canali, come Whatsapp, sono comparsi messaggi di utenti, già smentiti, che parlano della chiusura di alcuni reparti… è vero, o rimangono aperti?
Il reparto di ortopedia, a seguito di una criticità legata all’organico dei dirigenti medici, ha subito una riorganizzazione, aumentando l’attività in regime di Day surgery e ambulatoriale a scapito dell’attività in regime di ricovero ordinario. Contestualmente è stata potenziata la collaborazione, già esistente, con il reparto di chirurgia della mano dell’ospedale di Circolo di Varese con l’aggiunta di una seduta operatoria settimanale. È stato da poco nominato il nuovo direttore della S.C. di Ortopedia, il dottor Massimo Masola, per dare continuità all’attività del reparto. Facciamo il possibile in una situazione di carenza di personale, scarsità di specialisti e tante scelte da prendere. Luino, ribadisco, rimane anche scomodo come meta di lavoro da raggiungere, e sempre di più i professionisti hanno la possibilità di scegliere tra ospedali e difficilmente la scelta cade sul nostro.
Se dovesse confrontare le qualità e le competenze del personale da una parte, e la modernità delle attrezzature, dove penderebbe la bilancia?
Difficile domanda, ma senza strumentazione non possiamo parlare di medicina moderna, che ci ha portato in questi anni ad avere un sistema in grado di garantire anche nelle sedi più piccole e periferiche alti standard di cura. Lavorare in un’azienda in cui tutti remiamo dalla stessa parte, tra Luino, Cittiglio e Varese, aiuta molto. Facciamo riunioni su grandi patologie e corsi di aggiornamenti, per avere soluzioni comuni. La parte umana, invece, aiuta a dare risposte ai pazienti, che sono seguiti dall’ingresso in ps, al ricovero, fino alle dimissioni e alla gestione dei singoli casi con i medici di base. Ci conosciamo quasi tutti, si decide insieme, confrontandosi e parlando. Insomma, penso siano tutte e due importanti: la parte umana è quella che fa la differenza, mentre la parte strumentale è quella che permette ai professionisti di esprimere al massimo le loro competenze.
Perchè fa questo lavoro?
Mi appassiona capire e risolvere la causa di una sofferenza. Essere la responsabile del ps mi mette sempre nell’ottica di migliorare. Dare sempre il massimo per la mia cittadina, dove vivo da sempre, questa è stata una tra le cose che ho detto durante la prima riunione con gli infermieri. Cosa desidero ottenere qui? Serenità, la moderazione dei toni, sempre e comunque, tramite ad esempio i rebriefing, per capire le criticità delle situazioni e cercare di dare risposte sempre più adeguate. Questa è la nostra battaglia quotidiana, da fare senza polemiche. Il ps non può uscire dallo stress, ma deve avere più consapevolezza, migliorandosi sempre più nonostante l’adrenalina che a volte è a mille. La passione, inoltre, è fondamentale, per il rapporto con il paziente e per superare i momenti di stanchezza.
Cosa si augura per il suo futuro come Responsabile del PS ?
Mi auguro di essere fautrice di creare un ambiente lavorativo sereno, con sempre maggiore standardizzazione dei processi, così da ridurre al minimo il rischio dell’errore. Il sogno è che si possa accreditare il pronto soccorso con due posti letto per un’osservazione breve intensiva. Coronerebbero quello che si cerca di fare. Per far ciò in questo momento vi sarebbero le apparecchiature (ventilatore e telemetria, ndr), ma manca il personale infermieristico da dedicare (un operatore in più) .
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