La cupola della basilica di San Pietro avvolta dalla nebbia osserva, fin dalle prime ore del giorno, una piazza che si riempie via via di fedeli e di sacerdoti che si preparano a partecipare alla celebrazione dei funerali di Benedetto XVI.
In 50mila, secondo il dato ufficiale, i presenti questa mattina alle esequie solenni del Papa emerito, morto il 31 dicembre scorso dopo quasi dieci anni di ritiro silenzioso vissuti all’interno del monastero Mater Ecclesiae, fra le mura vaticane, in seguito alle dimissioni del febbraio 2013.
Fino a ieri sera, invece, sono stati oltre 200mila coloro che, da lunedì scorso, in un flusso incessante, hanno voluto dare un ultimo saluto al pontefice, la cui salma era stata esposta all’interno della basilica.
Quella di stamattina è stata una celebrazione all’insegna della semplicità, come chiesto dallo stesso Joseph Ratzinger, con la partecipazione delle delegazioni ufficiali di Italia e Germania, ma anche di numerose teste coronate e capi di Stato o di Governo e ministri di vari Paesi. Presenti anche rappresentanti delle altre Chiese cristiane e di altre confessioni religiose.
Nella sua omelia Papa Francesco, che ha presieduto il rito esequiale, ha parlato della dedizione “grata”, “orante” e “sostenuta” del servizio del pastore citando per ben quattro volte le parole del suo stesso predecessore, dall’enciclica Deus caritas est alle due omelie della messa crismale del 2006 e di quella di inizio pontificato del 2005. Da quest’ultima, soprattutto, emerge un ritratto quasi profetico di quel che è stato e che ha vissuto Ratzinger durante il suo ministero petrino: «Pascere vuol dire amare, e amare vuol dire anche essere pronti a soffrire. Amare significa: dare alle pecore il vero bene, il nutrimento della verità di Dio, della parola di Dio, il nutrimento della sua presenza».
«Siamo qui – ha concluso il Santo Padre nell’accompagnare e affidare «con tutto il Popolo fedele di Dio la vita di chi è stato suo pastore» – con il profumo della gratitudine e l’unguento della speranza per dimostrargli, ancora una volta, l’amore che non si perde; vogliamo farlo con la stessa unzione, sapienza, delicatezza e dedizione che egli ha saputo elargire nel corso degli anni. Vogliamo dire insieme: “Padre, nelle tue mani consegniamo il suo spirito”. Benedetto, fedele amico dello Sposo, che la tua gioia sia perfetta nell’udire definitivamente e per sempre la sua voce!».
Come fu per San Giovanni Paolo II, cartelli, striscioni e le grida dei fedeli tra gli applausi misurati e commossi al termine delle esequie hanno espresso l’auspicio più alto per la figura del “Papa teologo”: “Santo subito”.
Ora il corpo di Benedetto XVI, dopo la tumulazione, riposa nelle Grotte Vaticane, nel semplice sacello in cui furono sepolti, prima di lui e prima di essere traslati in Basilica in seguito alla loro beatificazione e canonizzazione, Papa Roncalli e Papa Wojtyla. (Immagine di copertina © Vatican Media)
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