“Con dolore informo che il Papa Emerito, Benedetto XVI, è deceduto oggi alle ore 9:34, nel Monastero Mater Ecclesiae in Vaticano”: con questa dichiarazione, il Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni, ha annunciato la morte di Joseph Ratzinger, avvenuta questa mattina dopo l’aggravamento delle sue condizioni di salute verificatosi negli ultimi giorni.
Dalla mattina di lunedì 2 gennaio, il corpo del Papa Emerito verrà esposto nella Basilica di San Pietro per un ultimo saluto dei fedeli, mentre giovedì 5 verranno celebrati i funerali solenni in piazza San Pietro.
Nato il 16 aprile 1927 a Marktl am Inn, in Germania, Joseph Ratzinger discendeva da un’antica famiglia di agricoltori della Bassa Baviera.
Da cardinale è stato uno degli esponenti più importanti della Curia romana. Nominato da San Giovanni Paolo II nel 1981 Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, presidente della Pontificia commissione biblica e della Pontificia commissione teologica internazionale (1981), è stato dal 1998 vice decano del Collegio cardinalizio.
La sua infanzia è stata segnata dagli avvenimenti della grande storia. Poco più che adolescente, nel suo paese infuriavano le devastazioni causate dalla Seconda guerra mondiale. Quando le forze armate tedesche si trovarono a mal partito, venne richiamato nei servizi ausiliari antiaerei. La vocazione ecclesiastica cominciò comunque a maturare dentro di lui, anche come reazione a tutti gli orrori che la guerra provocava.
Qualche anno più avanti si iscrisse all’università di Monaco per intraprendere gli studi molto “laici” della Filosofia senza tuttavia trascurare gli approfondimenti dettati dalla teologia. La sua sete di conoscenza era tale che, onde abbeverarsi con maggiore decisione alle fonti della conoscenza spirituale, proseguì il faticoso studio anche nella Scuola superiore di filosofia e teologia di Frisinga.
Il 29 giugno 1951 Ratzinger venne ordinato sacerdote. Il suo servizio pastorale non si limitò alla predicazione o al servir messa bensì mise la sua fresca sapienza, appena concretizzatasi nella tesi di teologia (“Popolo e casa di Dio nella dottrina della Chiesa di Sant’Agostino”) poco prima discussa, nell’insegnamento, esperienza che durerà diversi anni (successivamente anche alla concessione alla libera docenza ottenuta con la dissertazione del lavoro “La teologia della storia di San Bonaventura”). Per circa un decennio Ratzinger insegnò prima a Bonn, poi anche a Munster e Tubinga.
Si era nei primi anni ’70 e il clima generale non era certo favorevole alla Chiesa e ai suoi rappresentanti. Joseph Ratzinger non era certo il tipo da farsi intimidire o da seguire le mode del momento (anche quelle “intellettuali”) e anzi fondò il suo carisma all’interno delle istituzioni ecclesiastiche attraverso una certa intransigenza di pensiero.
Già a partire dal 1962 Ratzinger aveva acquistato notorietà a livello internazionale intervenendo come consulente teologico al Concilio Vaticano II. Nel 1969 divenne professore ordinario di Dogmatica e storia dei dogmi all’Università di Ratisbona, dove era anche vice presidente.
Il 24 marzo 1977 Papa Paolo VI lo nominò arcivescovo di Munchen und Freising ed il 28 maggio successivo ricevette la consacrazione episcopale, primo sacerdote diocesano ad assumere, dopo 80 anni, la gestione della grande Diocesi Bavarese. Il 5 aprile 1993 entrò a far parte dell’Ordine dei cardinali vescovi.
Ratzinger è stato presidente della Commissione per la preparazione del catechismo della Chiesa Cattolica nel periodo 1986-1992 ed è stato insignito della Laurea ad honorem in Giurisprudenza dalla Lumsa.
Amato da certe frange del cattolicesimo più ortodosso, il cardinale è stato spesso criticato dal mondo laico per certe sue posizioni, a torto o a ragione, ritenute eccessivamente dogmatiche.
Ratzinger ha simbolicamente chiuso il pontificato di Giovanni Paolo II, tenendo l’omelia dei suoi funerali. Il 19 aprile 2005 l’enorme peso di condurre la chiesa nel nuovo millennio è stato affidato a lui. Di fronte agli entusiasmi, ma anche ai dubbi sollevati dalla sua figura, una prima risposta sembrò costituita dalla scelta del nome: Benedetto XVI.
Il precedente Papa a scegliere il nome di Benedetto (Benedetto XV) era stato il Papa della Grande Guerra. Anche lui, come Ratzinger, era stato un “uomo di stato”, arrivato al papato dopo esser stato Nunzio Apostolico in Spagna e segretario dello Stato Vaticano. La scelta del nome quindi evidenzia non solo la somiglianza del percorso all’interno della Chiesa: mette in luce la prima ambizione del pontificato di papa Ratzinger, Benedetto XVI: la pace.
L’11 febbraio 2013 l’annuncio “choc” con la storica decisione di voler abbandonare il suo ruolo di capo della Chiesa, per la Chiesa stessa, adducendo come motivazione la mancanza di forze per l’avanzata età. Benedetto XVI terminò il suo mandato di pontefice dalle ore 20.00 del 28 febbraio 2013.
Da allora, dopo una breve permanenza a Castel Gandolfo, è rimasto a vivere nel Monastero Mater Ecclesiae, all’interno dei Giardini Vaticani, assistito dalle Memores Domini, consacrate laiche di Comunione e Liberazione, e dal segretario personale, monsignor Georg Gänswein e continuando a ricevere visitatori in questi quasi dieci anni, come ha fatto fino al 1 dicembre scorso.
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