Un tempo servivano per “smaltire l’esubero“, mentre oggi c’è chi approfitta dei saldi per iniziare a mettere mano al magazzino con la prospettiva di tentare il recupero sul prezzo d’acquisto della merce, tralasciando necessariamente tutti gli altri costi.
Così, davanti a un contesto mutato negli ultimi anni – non solo a causa del Covid – per quanto riguarda dinamiche e comportamenti, non esagera chi, davanti al registratore di cassa o all’ingresso del proprio negozio, pensa all’arrivo dei saldi – fissato per giovedì prossimo, 5 gennaio – paragonando questo periodo alla morte del commercio.
Uno stato d’animo diffuso anche a Luino, soprattutto tra chi si occupa di abbigliamento e arriva da un periodo magro, quello tra la fine di novembre e il Natale, segnato dalla corsa agli acquisti del Black Friday che ha condizionato le tradizionali spese di fine anno, messe momentaneamente da parte in attesa degli imminenti saldi, seguendo una logica che, almeno sulla carta, non fa una piega: “Perché spendere dopo la scorpacciata da venerdì nero, quando nel giro di qualche settimana ricominceranno gli sconti?”.
Il malumore per come girano gli affari tra le vetrine della città lacustre non è una cosa recente, stando alla panoramica che arriva da Ascom e che parte dall’ultima stagione invernale di saldi che nella media, salvo eccezioni presenti in vari settori, non ha prodotto i risultati auspicati. «Fortunatamente in estate abbiamo avuto una parziale ripresa», commenta Franco Vitella, presidente di Ascom Luino. «Strutture ricettive e pubblici esercizi hanno avuto un ottimo periodo grazie al turismo e questo ha coinvolto in parte il commercio, settore dell’abbigliamento incluso. Ma l’allarme per il caro bollette, dopo luglio, era già dietro l’angolo e infatti sono arrivati i primi timori in vista del cambio di stagione».
Chi si salva, tornando alle sopra citate eccezioni, spesso fa affidamento sulla lunga tradizione che ha alle spalle (e che va in coppia con una clientela affezionata), o sull’attrazione generata da prodotti di nicchia che non implicano necessariamente una grande spesa. E poi c’è anche chi non deve fare i conti con le uscite che riguardano il personale, e può concentrarsi quasi esclusivamente sul ricavato delle vendite.
E per tutti gli altri? I saldi hanno ancora senso per il commerciante, davanti alla tendenza al risparmio del consumatore – suggerita dal periodo di crisi energetica – e a fronte dello strapotere degli store online? La posizione di Ascom su questo fronte non è distante da quanto dichiarato nei mesi scorsi da Federmoda provincia di Varese a proposito dell’esigenza di superare il modello dei periodi di offerte calati dall’alto, lasciando all’esercente la libertà di scegliere come gestire gli sconti, in base all’andamento della sua attività.
«I colossi dell’online godono già di questo vantaggio», afferma Vitella. «Ecco perché il vecchio modello di saldi oggi è sicuramente anacronistico». Per giocare ad armi pari, ricorda il presidente di Ascom, servirebbe anche un’equa pressione fiscale – da tempo invocata – tra giganti del web e negozianti. Ad ogni modo «non va dimenticato il fattore professionalità del commerciante, la sua capacità di accompagnare il cliente durante l’acquisto. Una cosa che lo store digitale non potrà mai sostituire».
Sulle possibili ricette per il futuro, tuttavia, lo sguardo al passato non è da respingere perché i metodi di una volta e la visione del commerciante vecchio stampo, sempre al servizio del cliente, pagano anche oggi. E a Luino – assicurano da Ascom – c’è ancora chi non rifiuta l’apertura domenicale o il lavoro 7 su 7, mettendo in conto “quell’ora in più” alla sera che potrebbe facilitare l’acquisto a chi, per ragioni organizzative, rischia di trovare la serranda abbassata.
Ed è proprio alla questione orari che va l’appunto conclusivo di Franco Vitella: «Tenere aperto in momenti strategici e in funzione di nuove abitudini lavorative, comuni a tante persone, potrebbe essere una opportunità».
© Riproduzione riservata








Vuoi lasciare un commento? | 0