(fonte e immagini da www.varesenoi.it) Una piazza San Vittore e una piazza del Podestà, a Varese, gremite per l’ultimo saluto a Roberto Maroni, uno dei padri fondatori della Lega, ex ministro e governatore della Lombardia scomparso a 67 anni martedì scorso, dopo una lunga malattia.
La basilica nel centro del capoluogo ha ospitato i funerali di Stato, a cui hanno presenziato, insieme alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni anche i presidenti di Camera e Senato Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa e i ministri Giancarlo Giorgetti, Matteo Salvini, Antonio Tajani e Roberto Calderoli. Insieme a loro anche il prefetto di Varese Salvatore Pasquariello, i sindaci di Varese e Lozza, Davide Galimberti e Giuseppe Licata, il presidente della Provincia Emanuele Antonelli e il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana.
Alle 11.00 il feretro di Roberto Maroni ha fatto il suo ingresso in piazza accompagnato da un toccante e irreale silenzio e dal picchetto d’onore di bersaglieri e forze dell’ordine schierate sull’attenti nella piazza, oltre che da un lungo applauso e dai rintocchi delle campane. Ad accoglierlo in chiesa le note del Coro Gospel Greensleeves, con quella stessa musica che Maroni amava e metteva sul palco con passione con i Distretto 51.
Sulla bara, insieme a un mazzo di rose bianche, è stata posata una foto che lo ritrae sulla sua barca: il mare e la vela, infatti, erano una delle grandi passione dell’ex ministro dell’Interno.
A celebrare le esequie è stato monsignor Giuseppe Vegezzi, vescovo ausiliare di Milano che ha pronunciato parole semplici e toccanti durante l’omelia: «La malattia ha disfatto il corpo del nostro fratello Roby. Qui a Varese era uno di noi, ho sentito dire in questi giorni: che bello quando un politico riesce a farsi sentire vicino alla gente. Le sue origini umili non le ha mai dimenticate, rimanendo sempre se stesso. Soprattutto quanto tornava a Lozza dove non era il ministro ma il padre e il marito, il riferimento della sua bella famiglia che Roberto amava sopra ogni cosa. Siamo qui ora ad affidare Bobo al Dio della vita, non al Dio dei morti. È bello pensare che questo momento stia suonando e cantando anche per noi».
«Perseguiva il bene comune attraverso il suo impegno politico e ha sempre cercato il bene del territorio», ha proseguito Vegezzi dando poi lettura di un messaggio inviato alla famiglia dall’arcivescovo di Milano Mario Delpini, che ha voluto esprimere le proprie condoglianze alla famiglia.
Molto toccante e commovente – anche per la stessa premier Meloni – il messaggio letto dal figlio: «Papi, sappiamo che per te non è stato facile essere papà perché il tuo lavoro ti ha portato a essere spesso lontano da casa, ma non siamo mai stati arrabbiati con te per questo. Forse solo ogni tanto. Ma durava poco. Perché poi era sempre una grande gioia quando tornavi nel weekend. Non è stato facile per te essere un papà perché eri un timidone, un introverso. Nonostante le tue uscite in tv o al G8 insieme ai potenti della Terra per te era difficile tirare fuori le tue emozioni. Sapevamo però che ci volevi un bene infinito. Ti sentivi in colpa perché non eri spesso a casa, ma non ci hai mai fatto mancare il tuo affetto, con i tuoi messaggi o quando ci aspettavi per ore sul divano aspettando che qualcuno di noi tornasse a casa nella notte. Hai sempre cercato di sorridere, anche quando non riuscivi più ad alzarti dal letto. Il tuo amore ci è arrivato tutto. Buon cammino, papà».
La cerimonia si è conclusa intorno a mezzogiorno con la musica ancora una volta protagonista: in Basilica, infatti, hanno risuonato le note di Come una bugia, brano dei Distretto51, la storica band in cui Maroni suonava le tastiere. Al termine un grande applauso da parte della folla e il grido «Ciao Bobo» hanno risuonato nella piazza.
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