Dopo undici mesi dalla chiusura del centro di raccolta rifiuti di Mombello il problema rimane: Laveno è senza discarica. Il tema nei giorni scorsi è tornato sui banchi dell’assemblea pubblica cittadina, su sollecitazione del consigliere Francesco Anania. E il sindaco Luca Santagostino ha ribadito le intenzioni dell’amministrazione e le dimensioni della criticità: c’è una sola strada percorribile, la questione è complessa ma il Comune ci sta lavorando e pensa di avere i requisiti per poter risolvere la problematica.
Questa strada prevede la riapertura della piattaforma, chiusa alla fine del 2021 a seguito di un accordo transattivo accettato dalla Comunità Montana Valli del Verbano – che gestisce la piattaforma tramite appalto di Econord – dopo che per due volte un privato si era rivolto ai giudici a causa dei rumori prodotti dall’attività del centro di raccolta. E i giudici avevano stabilito la necessità di limitare quei rumori, con risarcimento da corrispondere al privato che aveva fatto causa all’ente montano, e che successivamente – era il 2018 – tentò di strappare un secondo verdetto favorevole alla sua posizione, per limitare ulteriormente l’impatto acustico generato dal centro.
A quel punto – estate 2019 – subentrò il sopracitato accordo sottoscritto dalle parti in causa, cioè Comunità montana e il privato cittadino. Accordo che, anticipando un secondo pronunciamento dei giudici e di fatto risolvendo la questione, stabiliva la chiusura della piattaforma entro il limite massimo del 31 dicembre 2021 – limite poi effettivamente rispettato – pena il pagamento di 500 euro per ogni ulteriore giorno di attività.
«Il Comune di Laveno (pur essendo proprietario del centro, ndr) non ha sottoscritto quell’accordo – commenta oggi il sindaco Santagostino – e non esistono sentenze passate in giudicato che stabiliscano che quella piazzola non è più utilizzabile». Per questo l’amministrazione comunale, tramite i propri legali, sta predisponendo i documenti per arrivare, con le “carte in regola”, alla riapertura della piattaforma. Si diceva come “unica soluzione possibile”, questo perché l’area alternativa individuata dalla precedente giunta non ha convinto Santagostino e i suoi, in particolare per la vicinanza dell’area – situata in via Arioli – alle abitazioni dei cittadini, e dunque per il rischio di trovarsi in futuro ad affrontare contenziosi simili, se non identici, a quello che ha portato alla chiusura della piattaforma.
«Una nuova piazzola – aggiunge il sindaco – avrebbe costi elevati, superiori ad un milione di euro, per non parlare dei tempi di realizzazione delle opere che andrebbero oltre la durata del nostro incarico. Ci sono questioni di igiene pubblica legate alla riapertura della piattaforma e ci sono delle soluzioni da adottare affinché l’attività del centro raccolta non interferisca con la tranquillità di chi abita nei dintorni».
Queste soluzioni, peraltro, erano già state indicate da un consulente tecnico ai tempi della sentenza a favore del privato, nel 2017. Alla luce degli ultimi sviluppi e della posizione assunta dal Comune di Laveno, sono risultate ancora attuali. E riguardano, per citare due esempi, il posizionamento di barriere anti rumore e una revisione degli orari di lavoro. Si tratta di alcune delle garanzie che l’amministrazione comunale dovrà offrire per far ripartire il servizio. Anche se le tempistiche per arrivare a questo traguardo restano ancora da definire.
(Foto di copertina dal sito www.google.it/maps)
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