Riceviamo e pubblichiamo una lettera a cura di Alessia Nobile e Giorgia Di Como, che esprimono il loro parere sulla decisione della Corte Suprema Usa nel cancellare il diritto sull’aborto, tema che dopo la lettera di Alessandro Franzetti è stato affrontato dalla nostra redazione e da un’altra missiva inviataci dal lavenese Alberto Morandi.
Cara redazione e caro Alessandro Franzetti,
scrivono questa lettera due donne, Alessia Nobile e Giorgia Di Como, che un venerdì qualunque si svegliano con ancora meno diritti di prima. La Corte suprema degli USA decide di cancellare il diritto costituzionale all’aborto (dopo 50 anni).
Siamo profondamente arrabbiate nel veder promuovere un articolo così offensivo verso chi decide di abortire. Che addirittura paragona l’aborto all’omicidio. A nostro avviso la lettera di Franzetti non contiene – citiamo testualmente dall’articolo “l’aborto è un diritto fondamentale di ogni singola donna” del Vostro giornale – «l’opinione di un cittadino che ha espresso il suo parere e ha raccontato la sua storia, senza offendere nessuno – a mio avviso – e senza chiedere l’abolizione della legge 194 sull’interruzione di gravidanza[…]», poiché è stata scritta dall’ex presidente del Consiglio Comunale di Luino.
E che una figura che ha rivestito un ruolo così importante per il territorio e per il sociale affermi che – citiamo testualmente- «l’aborto non è un diritto, è un omicidio» è estremamente grave ed inaccettabile. Un’affermazione del genere non rientra più nei confini della “mia storia” (come espresso da Lui nella lettera) poiché questa è, tecnicamente, la storia di Sua madre biologica. Il che è diverso.
La storia di ogni donna è complessa e a sé stante, ognuna compie le proprie scelte e valuta le proprie possibilità. Perciò questa è una decisione che riguarda solo ed esclusivamente chi abortisce o chi vuole portare avanti una gravidanza, non riguarda nessun altro. “My body my choice” è uno slogan nato negli anni ’70, proprio per difendere il diritto all’aborto e che ha assunto negli anni un significato molto ampio.
È importante urlarlo a squarciagola anche oggi per sottolineare il fatto che ogni persona dovrebbe poter decidere sulle sorti del proprio corpo – e per onestà intellettuale nei confronti della Biologia, della Medicina e della Scienza in generale – ci asteniamo dal commentare speculazioni sugli embrioni.
In ogni caso l’aborto è un diritto in Italia! E questo che piaccia o meno, è stato sancito nel 1978 dalla legge 194. E siamo sollevate dal fatto che, perlomeno, Franzetti non abbia espresso esplicitamente il desiderio di abolire la legge 194, in quanto rendere illegale l’aborto non impedisce alle donne di abortire. Quello che fa è rendere impossibile l’aborto sicuro. Gli aborti si son sempre praticati, sin da molto prima della loro legalizzazione. Infatti moltissime donne sono morte, muoiono e moriranno a causa di aborti clandestini.
Effettivamente nonostante la legge 194, in Italia, circa il 70% dei ginecologi sono obiettori di coscienza, perciò resta molto difficile accedere all’IGV. Per di più il numero di aborti clandestini svolti ogni anno in Italia si aggira attorno ai 10000 e 13000 – dati reperibili dalla LAIGA “libera associazione italiana ginecologi per applicazione legge 194”. Perciò c’è ancora molta strada da fare. E ci auguriamo che si facciano numerosi passi avanti, ma soprattutto, che non si facciano passi indietro. A partire dall’informazione.
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