Laveno Mombello | 29 Giugno 2022

Lettera alla redazione, «Negare la possibilità di abortire è segno di estrema inciviltà e ipocrisia»

A tornare sul tema è un altro nostro lettore, Alberto Morandi di Laveno Mombello, dopo le polemiche scaturite negli scorsi giorni. Ecco il testo completo della missiva

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La lettera sull’aborto e sulla decisione presa dalla Corte Suprema degli Stati Uniti, che abbiamo pubblicato negli scorsi giorni, alla quale ha fatto seguito una presa di posizione in merito, da parte del direttore del nostro giornale, ha suscitato grande polemiche e clamore in tutto il territorio.

Oggi ci è arrivata in redazione un’altra lettera di un cittadino lavenese, Alberto Morandi, che pone l’attenzione  sul tema, andando ad affrontare diversi argomenti sociali riguardanti l’intero paese statunitense e alcune contraddizioni presenti nel loro stato.

«Ritengo che sia segno di estrema inciviltà nonché di profonda ipocrisia negare in nome della vita – si legge nella lettera -, come avviene in alcuni stati ultraconservatori degli Stati Uniti, la possibilità di abortire anche alle donne violentate e stuprate o che per la gravidanza rischiano di subire gravi danni alla salute o addirittura rischiano la stessa vita».

Ecco il testo integrale della missiva. 

Pregiatissimo direttore,

mi permetto di disturbarla riguardo la lettera pubblicata sul suo giornale il 26 giugno scorso a sostegno della recente sentenza emessa dalla Corte Suprema degli Stati Uniti, che di fatto legittima pesanti restrizioni all’aborto.

Non volendo esprimere alcun giudizio sull’aborto in senso generale, lasciando ogni valutazione alla libera coscienza di ciascuno, desidero tuttavia rilevare alcune evidenti contraddizioni che non riguardano i valori umani sostenuti dai veri cristiani ma la vuota ipocrisia dei “cristiani” ultraconservatori americani, discendenti dai fanatici e integralisti puritani protestanti che nel XVII secolo fuggirono in America dall’Europa, i quali ormai non hanno più nulla a che vedere con l’originario pensiero riformatore protestante di Martin Lutero.

Non è coerente né onesto in senso morale e umano condannare l’aborto come omicidio e poi sostenere e difendere la libera vendita delle armi da fuoco, che causano continuamente moltissimi morti, nel nome di un assoluto profitto economico (“pecunia non olet”) e proporre di respingere alle frontiere con le armi i tanti migranti miserabili, non solo nel nome della necessaria sicurezza pubblica, ma anche nel nome della purezza della razza bianca e ariana (infatti tanti antiabortisti americani sono estremisti suprematisti ariani e razzisti).

Negli Stati Uniti gli ultraconservatori mettono il profitto economico prima di ogni originario valore cristiano richiamandosi ipocritamente alla battaglia contro l’aborto in nome della vita e dei valori cristiani (dimenticando i veri principi evangelici chiaramente enunciati nel Vangelo secondo Marco 10, 25, nel Vangelo secondo Matteo 19,24 e nel Vangelo secondo Luca 18,25).

Considerando che gli ultraconservatori cristiani americani sono “tradizionalisti”, ossia interpretano l’Antico Testamento alla lettera (interpretazione già condannata da Agostino d’Ippona, il quale nel “Genesis ad litteram” sosteneva che la Genesi deve essere interpretata allegoricamente e non letteralmente), ricordo che nel Libro del Levitico (17, 10-14) si afferma che la vita incomincia con il sangue, che nell’embrione si forma dopo tre settimane dalla fecondazione, quindi a rigore di interpretazione letterale fino alla terza settimana si dovrebbe permettere l’interruzione della gravidanza mediante farmaci.

Certamente oggi molte ragazze affrontano l’aborto con leggerezza senza la necessaria consapevolezza e riflessione sulla drammaticità di un atto che, anche secondo la Legge italiana n. 194/1978, dovrebbe essere l’extrema ratio di libertà per una donna, ma è evidente la vuota ipocrisia degli ultraconservatori americani per i quali l’aborto è un crimine ma il profitto economico da raggiungere a qualsiasi costo umano deve comunque essere difeso e conseguito, sia attraverso la libera vendita delle armi da guerra sia addirittura negando l’assistenza sanitaria pubblica e gratuita ai più poveri poiché ritenuta troppo costosa nonché un principio socialista (mentre rappresenta un principio di alta civiltà umana e cristiana).

Papa Francesco, pastore umile ma sempre coraggioso, alto esempio di umanità e di vero spirito cristiano per tutto il mondo, condanna l’aborto, ma senza alcun fanatismo, in nome della difesa della vita ma con grande coerenza si esprime sempre per l’aiuto concreto e gratuito, anche sanitario e sociale, per i più poveri, per i più deboli e per i più bisognosi del mondo e in difesa dell’ambiente quale casa comune di tutti gli esseri viventi contro le continue devastazioni perpetrate per l’arido profitto economico.

Ritengo comunque che sia segno di estrema inciviltà nonché di profonda ipocrisia negare in nome della vita, come avviene in alcuni stati ultraconservatori degli Stati Uniti, la possibilità di abortire anche alle donne violentate e stuprate o che per la gravidanza rischiano di subire gravi danni alla salute o addirittura rischiano la stessa vita.

Colgo l’occasione per porgere i miei più cordiali saluti.

Alberto Morandi
Laveno Mombello (VA)

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