I problemi erano cominciati già tempo prima. Prima di quel maggio 2018 in cui un gruppo di studenti e studentesse di una classe terza dell’Isis “Carlo Volonté” di Luino decise di rivolgersi al preside con una lettera, scritta per segnalare una volta per tutte gli atteggiamenti inadeguati di un professore, abituato a rivolgersi a loro con battute sconce, e anche ad allungare le mani sulle ragazze, con toccatine e pizzicotti sulle cosce e sul sedere.
Già nel 2015, infatti, alcuni alunni avevano informato la vice preside, nonché coordinatrice di classe, di quello che accadeva nelle ore di lezione. I fatti erano gli stessi. Lo si è appreso direttamente dalle parole della responsabile, chiamata a testimoniare in Tribunale a Varese, dove per quegli atteggiamenti che nulla hanno a che vedere con l’insegnamento, il docente è oggi a processo, e deve far fronte all’accusa di violenza sessuale.
«Le lamentele erano arrivate anche da parte dei genitori» ha aggiunto la testimone davanti ai giudici del collegio, ammettendo che «ancora oggi ricordare fa male». Le accuse erano pesanti e riguardavano un collega. Furono prese “con le pinze” e non ci fu un seguito, né a livello disciplinare né tantomeno in termini di pettegolezzi tra i corridoi. Quando però, nel 2018, le alunne cominciarono a recarsi nell’ufficio della coordinatrice con una certa frequenza, la questione venne affrontata in un altro modo. «Le ragazze a volte arrivavano con le lacrime agli occhi, non ne potevano più – ha sottolineato la testimone – Ho insistito sulla gravità di quello che dicevano, per accertarmi che fossero sincere. Non hanno mai ritrattato. A quel punto, seguendo le indicazioni del preside, ho spiegato loro che dovevano mettere tutto in forma scritta».
In aula, nel corso del dibattimento, le cose sono andate in modo diverso, e numerosi sono stati i “non ricordo” degli studenti all’epoca coinvolti personalmente nella vicenda. Altri, rispondendo alle domande delle parti, hanno perfino minimizzato; altri ancora hanno parlato del “clima goliardico” che faceva da contorno alle sparate del prof. Lo stesso prof che in un’aula di tribunale ha sentito parlare di sé come di un tipo abituato a toccare le ragazzine, a metterle in imbarazzo davanti a tutta la classe con domande sulla loro intimità, a chiedere a quelle che tornavano dal bagno di mostrare l’assorbente.
Eppure tra i primi fatti e quelli a ridosso della mobilitazione con la lettera di denuncia non ci furono provvedimenti seri. Perché – ha domandato l’avvocato Andrea Prestinoni, difensore del docente – dato che le cose erano così gravi?
E grave fu anche un altro episodio di quella movimentata primavera per gli studenti del “Carlo Volonté”. Alcuni di loro furono beccati a mettere le mani su una verifica non ancora svolta e riguardante la materia dell’odierno imputato: una materia d’indirizzo, particolarmente tosta e gestita da un insegnante particolarmente severo, con cui nemmeno i più bravi riuscivano a raggiungere la sufficienza. Finirono nei guai, proprio negli stessi giorni in cui il caso esplose definitivamente, fino alle sue conseguenze più gravi, con la lettera di lamentele finita sulla scrivania del preside e poi in mano alla polizia.
«Toccate e palpeggiamenti? Assolutamente no», ha dichiarato infine la dirigente scolastica alla guida dell’istituto nel periodo delle prime segnalazioni. «Gli alunni mi riferirono più volte della severità del docente, e anche del suo linguaggio inappropriato – ha specificato dinanzi al collegio – Se mi avessero parlato di atteggiamenti decisamente più gravi sarei intervenuta in un altro modo». Ci fu un colloquio tra preside e professore, durante il quale quest’ultimo, una volta apprese le ragioni della convocazione, si mostrò dispiaciuto e accettò il chiarimento. Per “chiarire” davanti ai giudici, invece, l’imputato dovrà attendere ancora qualche mese. Il suo esame, inizialmente previsto per la giornata di ieri, è stato rinviato ad ottobre.
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