Luino | 17 Marzo 2022

Luino, “Il prof tocca”. Dalla segnalazione al preside ai “non ricordo”

Ex docente dell’Isis “Carlo Volontè” a processo per violenza sessuale. Gli alunni in udienza ricostruiscono i fatti in modo vago

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«Davanti a tutti questi vuoti di memoria, comincio a pensare che i miei ricordi del liceo siano fantascienza». Questo il commento, sconsolato, fatto dall’avvocato Andrea Prestinoni a margine di una carrellata di testimonianze pressoché identiche, e carenti di particolari e circostanze certe, fornite davanti ai giudici del Tribunale di Varese da ex alunni dell’Isis “Carlo Volontè” di Luino.

Il suo assistito, un ex docente della scuola, è accusato di violenza sessuale per fatti che sarebbero avvenuti nel 2018 durante le sue ore di lezione. Mani sulle gambe e altre toccatine alla cattedra e tra i banchi, battute sconce, doppi sensi e allusioni. Queste le vicende che nella primavera di quell’anno spinsero un gruppo di studenti a rivolgersi al preside, che a sua volta segnalò tutto alla polizia.

Oggi però, come già avvenuto durante la precedente udienza, altri ex alunni hanno faticato a ricostruire in dibattimento gli episodi raccontati durante le indagini agli inquirenti. «Può essere», «non ne sono sicuro», «non riguardava me direttamente», «non c’ero», «la frase forse è stata male interpretata». Questo il tenore di alcune risposte fornite dai giovani alle parti.

E poi un’intercettazione, citata dallo stesso avvocato Prestinoni, riguardante uno di loro, in attesa di essere sentito dalla polizia. «Ormai abbiamo tirato il sasso», gli disse una compagna. «Sì ma le cose sono quasi tutte vere», rispose lui, che oggi fatica a rielaborare “il contesto” di quella conversazione. E dunque non è più sicuro, non riesce a fare mente locale.

«Eppure non si tratta di cose che accadono ogni giorno in una classe – ha fatto notare il pubblico ministero – non si sta parlando di un brutto voto. Il fatto di non ricordare è comprensibile fino ad un certo punto». Ma l’esame dei testimoni è proseguito tra le incertezze , fatta eccezione per un dettaglio messo a fuoco da una studentessa che oggi vive fuori regione: «Il prof prendeva confidenza con chi gliene dava. Io mi sono sempre comportata da alunna. E non ho mai avuto problemi».

Di certo c’è un solo particolare. Poche settimane prima che gli studenti recapitassero una lettera al dirigente scolastico per far presente l’atteggiamento “non consono” del docente, molti di loro erano andati incontro ad un provvedimento disciplinare per aver sottratto all’odierno imputato il testo di una verifica, in modo tale da conoscerne prima i quesiti.

Quella materia era un incubo per tutti, si è scoperto in aula, e arrivare alla sufficienza era un’impresa per via della severità di chi sedeva in cattedra. L’incubo del professore invece è ora un altro, quello di essere riconosciuto colpevole di un reato grave come quello che gli viene contestato. Dopo aver fornito spontanee dichiarazioni su singoli interventi dei testimoni, l’uomo avrà l’occasione di spiegare tutto – dopo quattro anni di attesa – nel corso della prossima udienza.

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