Varese | 6 Maggio 2022

Assolto in Svizzera ma di nuovo a processo a Varese: 63enne frontaliere accusato di rapina

L'uomo fu scagionato e risarcito nel 2017: era stato accusato dal malvivente che mise a segno il colpo dove lui lavorava come cassiere. Per la difesa non può essere giudicato ancora

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Innocente oltre confine, per la giustizia italiana invece si vedrà. Il caso è quello di un frontaliere, oggi 63enne, che dopo essere stato assolto in Svizzera dall’accusa di aver partecipato ad una rapina, che si era consumata nel luogo in cui lavorava, è finito nuovamente a processo, questa volta in Tribunale a Varese, per il medesimo episodio.

I primi fatti risalgono al 2016. L’uomo, cassiere in un negozio cambi con annesso distributore di benzina, situato a Magadino (frazione di Gambarogno, in Canton Ticino), è il testimone chiave di una rapina che si è consumata mentre lui era dietro il bancone. Dopo aver messo nelle mani del malvivente – autore del colpo – le banconote, per un totale di 14 mila franchi, e aver cercato di fermarlo, colpendolo con un bastone, l’allora 57enne collabora con la polizia, fornendo agli agenti un’informazione decisiva: il numero di targa dell’auto con cui il rapinatore aveva lasciato il negozio. Il colpevole viene individuato grazie alle telecamere della dogana ma, una volta tratto in arresto, fa il nome della persona che aveva rapinato e che si era attivata per far sì che la polizia lo identificasse. Lo indica come basista e lo trascina con sé nei guai.

Entrambi vanno a processo. L’ex dipendente dell’ufficio cambi viene assolto. E risarcito. I suoi problemi però non finiscono. Il vero responsabile del colpo a Magadino torna in azione nel Varesotto, insieme ad altre persone, con cui viene accusato di ricettazione e detenzione abusiva di armi. I fatti si collegano ad alcune rapine, tra cui quella commessa in terra elvetica nel 2016, che torna a galla, insieme al nome dell’ex cassiere, nuovamente attenzionato dagli inquirenti (italiani). Fino al rinvio a giudizio.

Sul percorso processuale della vicenda si è pronunciato ieri in udienza l’avvocato Anna Rita Biscaldi, difensore dell’uomo, appellandosi a quanto previsto dal principio del ne bis in idem, riconosciuto a livello internazionale dalla Convenzione di Schengen: nessuno può essere processato due volte per lo stesso fatto. Sul punto si esprimerà anche il pubblico ministero. Ma occorrerà attendere l’estate per il ritorno in aula.

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