La guerra in Ucraina fa esplodere il caro concimi con aumenti fino al 170% che pesano sulla filiera agroalimentare Made in Italy mettendo a rischio le forniture alimentari e aggravando la dipendenza del Paese dall’estero.
E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti diffusa in occasione della mobilitazione di allevatori, agricoltori e pescatori con barche, trattori e animali da nord a sud del Paese, per esprimere solidarietà al popolo ucraino contro la guerra scatenata dalla Russia che affossa l’economia e il lavoro.
Gli effetti dell’invasione russa si riflettono infatti direttamente sulla produzione alimentare, con un riflesso diretto anche per gli agricoltori e gli ortofloricoltori della provincia prealpina soprattutto a causa dei rincari dei fertilizzanti, legati agli aumenti del gas ma anche alle mosse di Putin che ha deciso di imporre il divieto all’esportazione di nitrato di ammonio, prodotto fondamentale per la concimazione del grano, di cui rappresenta da solo circa un quarto dei costi complessivi di coltivazione. Una decisione assunta per mettere in difficoltà la produzione europea di cereali, fortemente dipendente dalle materie prime estere.
Il 30% delle imprese agricole italiane è così costretto a diminuire i raccolti, andando incontro a gravi conseguenze economiche e mettendo a rischio le forniture alimentari, andando inoltre ad impattare sulla sovranità alimentare del Paese, già provata dalla realtà attuale, legata alle importazioni per diversi beni primari: grano per il pane (64%), grano per la pasta (44%), latte (16%), carne bovina (49%), carne di maiale (38%).
Dinanzi a una situazione esplosiva Coldiretti chiede interventi immediati a partire dallo sblocco di 1,2 miliardi di euro per i contratti di filiera già stanziati nel Pnrr, ma anche un incentivo alle operazioni di ristrutturazione e rinegoziazione del debito delle imprese agricole a 25 anni attraverso la garanzia del 100% pubblica e gratuita di Ismea e fermare le speculazioni sui prezzi pagati degli agricoltori con un efficace applicazione del decreto sulle pratiche sleali.
L’assessore regionale lombardo all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi Fabio Rolfi , è intervenuto nelle scorse ore sul tema: “In conseguenza della guerra in Ucraina – ha detto Rolfi – il prezzo dei concimi è alle stelle, con aumenti che raggiungono il 170%. Serve una misura urgente per riconoscere il digestato come fertilizzante. Regione Lombardia lo chiede da tempo. Ora ne va della sopravvivenza delle nostre imprese. Bisogna superare le visioni ideologiche e pensare al futuro dell’agricoltura”.
Il prodotto da digestione anaerobica – ha spiegato Rolfi – è una sostanza green utilizzabile anche nelle zone vulnerabili in sostituzione dei fertilizzanti chimici, in un’ottica di sostenibilità ambientale ed economia circolare.
“Non utilizzarlo – ha ammonito l’assessore – sarebbe controproducente soprattutto ora che a causa dell’incremento del costo dei fertilizzanti di sintesi e il blocco dell’export del nitrato di ammonio da parte della Russia rischiamo che il settore entri in una spirale di crisi irreversibile. È doveroso riconoscere e legittimare l’utilizzo dell’alternativa green che abbiamo già nelle nostre aziende. L’utilizzo del digestato – ha concluso Rolfi – consentirebbe di valorizzare la materia organica delle nostre stalle e di abbattere i costi per le aziende. Il settore agricolo troppe volte è vittima di visioni ideologiche, mentre le sfide future legate anche alla sostenibilità ambientale vanno affrontate con pragmatismo. Ora è necessario un intervento nazionale. La Lombardia ha 450 impianti di biogas agricolo sui 2.000 presenti in Italia”.
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