Brissago Valtravaglia | 1 Novembre 2021

Brissago, il ricordo di Giovanni Bonomi e Gian Federico Giorgetti caduti nella Prima Guerra Mondiale

Il professor Carlo Banfi ha voluto raccontare la storia dei due soldati della Valtravaglia, uno dei quali decorato con la Medaglia d’Oro al valor militare

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Il 4 novembre ricorre, come da tradizione, la Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, una ricorrenza che quest’anno assume un’importanza ancora più particolare alla luce delle celebrazioni per il centenario della traslazione del Milite Ignoto, il soldato scelto per rappresentare tutti i Caduti in guerra che riposa, dal 1921, nell’Altare della Patria di Roma.

In occasione di questo giorno, il professor Carlo Banfi, insegnante in pensione di letteratura e italiano e autore di numerosi testi dedicati alla storia dei due conflitti mondiali, ha voluto ricordare due militari di Brissago Valtravaglia che hanno perso la vita durante la Prima Guerra Mondiale, Giovanni Bonomi e Gian Federico Giorgetti, uno dei quali è stato insignito della Medaglia d’Oro al valor militare.

Si tratta di Bonomi, caporal maggiore del 206° reggimento fanteria nato il 19 dicembre 1886 e morto il 6 agosto 1916 a Oslavia per le ferite riportate durante la Sesta battaglia dell’Isonzo (o battaglia di Gorizia) svoltasi tra il 4 e il 17 agosto di quell’anno, offensiva grazie alla quale le truppe italiane erano entrate nell’attuale capoluogo di provincia friulano. Questa la motivazione della Medaglia d’Oro assegnata al soldato di Brissago che i bambini del paese, nell’immediato dopoguerra, imparavano a memoria: Alla testa di un gruppo di animosi, per primo si slanciava contro una caverna il cui imbocco era difeso da una mitragliatrice. Uccisi i mitraglieri austriaci, intimava agli altri la resa, catturando così cinque ufficiali, centoventicinque soldati e due mitragliatrici. Poco dopo, in un attacco, cadeva ferito mortalmente. Avanti Savoia! Furono le ultime sue parole”.

Alla famiglia di Giovanni Bonomi venne inoltre inviato, da parte dell’associazione “Premio al valore”, un premio da mille lire: una somma che, per deliberazione della stessa associazione, veniva assegnata a ogni militare del Regio Esercito decorato con la Medaglia d’Oro. Di seguito il testo della lettera inviata dal presidente Virgilio Colombo (Segretario della Reale Accademia di Belle Arti di Brera) al sindaco del paese datata 22 marzo 1917.

Associazione Premio al valore – sotto l’alto patronato di S.M. il Re d’Italia – Presidenza

Milano 22 marzo 1917

Illustrissimo Signor Sindaco di Brissago

L’Associazione ‘Premio al valore’ ch’io ho l’onore di presiedere, con deliberazione consigliare dell’8 giugno 1915 stabiliva di assegnare dei premi da lire mille ciascuno ai militari di truppa del R. Esercito che venissero decorati colla medaglia d’oro.

E di tale deliberazione dava notizia al Ministero della Guerra, che ne prendeva atto ‘con compiacimento e soprattutto con vivo sentimento di gratitudine’ (Roma, 3 luglio, Segretariato Generale, Divisione Personale del Ministero; Sezione I – N°690).

Dalle ultime notizie ufficiali risulta che ‘BONOMI GIOVANNI, da Brissago, caporale maggiore di fanteria, alla testa di un gruppo di animosi … (segue menzione come sopra citata)’ E fu premiato con medaglia d’oro.

Ora, in omaggio al deliberato del Consiglio, questa Presidenza deve far pervenire al capo della famiglia, quale rappresentante del valoroso soldato, caduto per la Patria, il premio di lire mille.

Mi rivolgo perciò alla cortesia della S.V. Illma pregandoLa di volermi comunicare il nome e l’indirizzo del capo famiglia stessa, perché io possa farne prender nota nei registri dell’Associazione.

Manderei poi alla S.V. – se Ella non ha nulla in contrario – uno scèque di mille lire con la preghiera di volerlo consegnare all’interessato. Trattandosi di un premio al valor militare, la consegna fatta dal Sindaco darebbe al premio stesso un più alto significato.

In attesa di un cenno di risposta sollecitamente cortese, Le presento i sensi della più alta considerazione.

Il Presidente

Prof. Virgilio Colombo

presso il Consorzio per l’assetto degli Istituti d’istruzione superiore – Via Giuseppe Verdi, 13 –

N.B. Prego nella risposta di rispettare esattamente l’indirizzo qui sopra segnato.

Per quanto riguarda, invece, la figura del tenente colonnello Gian Federico Giorgetti (nominato anche cavaliere), morto il 7 luglio 1916, questi risulta presente nella lista dei caduti sia di Brissago Valtravaglia sia di Germignaga. Tra l’altro la sua scomparsa non venne segnalata al Distretto e, per questo, il suo nominativo non compare nell’Albo d’Oro dei Caduti e Dispersi della prima Guerra Mondiale – Ministero Difesa.

Motivo della duplice presenza nell’elenco dei militari caduti dei due paesi, secondo quanto afferma il professor Banfi dopo essersi confrontato anche con il sindaco Marco Fazio, è che l’ufficiale si trovava ricoverato nel paese lacustre dove aveva sede un ospedale militare: in una cartolina postale datata 30 maggio 1916 proveniente dal Comando Dis. Mil. Di Varese, infatti, si chiedevano notizie sull’ubicazione di Giorgetti, rimasto ferito nei combattimenti di Cividale.

Il tenente colonnello Giorgetti, a Brissago, possedeva un fabbricato noto con il nome di “Palazzo”, ma viveva con la moglie Giulia Marchesi e la figlia Carla a Milano, in Foro Bonaparte 51. Nel 1923 fu la consorte a vendere il “Palazzo”, mentre il notaio fece da procuratore per la figlia, minorenne a quell’epoca.

Ancora oggi, racconta Banfi, nel piccolo giardino antistante il “Palazzo” si trova un albero di robinia ornamentale (o pseudoacacia) che fu piantato in occasione dell’inaugurazione del Viale delle Rimembranze in ricordo dei caduti. Per ognuno di loro, sul viale che conduce alla chiesa, c’era un albero posto accanto alla targhetta in bronzo. Col tempo i tigli hanno sostituito le robinie e, oggi, sono i cipressi che accompagnano il cammino verso il monumento antistante la chiesa, con un’unica targa ricordo. Il particolare della robinia nel giardino del Palazzo, conclude il professore, “mi è stato raccontato da Eugenio G., ancora vivente”.

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