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Luino | 10 Ottobre 2021

Luino ammaliata dal carisma e dalla cultura dell’architetto Mario Botta

Intervistato da Pierluigi Panza, giornalista del Corriere della Sera, l'architetto si è svelato a 360°, parlando della sua passione, del suo mestiere e della vita 

Tempo medio di lettura: 3 minuti

L’identità è parte dell’etica di ognuno di noi“. È stato questo uno dei tanti passaggi riflessivi e carichi di cultura filosofica legati all’architettura che l’architetto Mario Botta ha fatto nel pomeriggio di oggi, quando ha ricevuto il Premio Chiara alla Carriera al Teatro Sociale di Luino, intervistato da Pierluigi Panza, giornalista del Corriere della Sera.

Per la prima volta nella storia il riconoscimento è andato ad un architetto “per la sua opera costruita, il cui linguaggio, così radicato nel territorio lombardo-ticinese, ha saputo parlare al mondo intero”. Quella all’architetto di Mendrisio, che ha realizzato opere in tutto il mondo, è stata un’intervista durata oltre un’ora, nella quale sono stati numerosi i temi affrontati.

“Il Premio Chiara – ha esordito l’architetto Botta – è un riconoscimento territoriale che ha una sua identità forte, derivante dalla personalità di Chiara. Mi è sempre sembrato interessante il fatto che avesse un’identità territoriale, della zona dei laghi, manifesta l’interesse dei suoi cittadini. Ho accettato di slancio, senza consapevolezza critica, penso infatti che il premio, per chi lo riceve, sia sempre immeritato, perchè si conoscono i propri limiti. Il premio per un architetto è già avere un lavoro, non è così scontato che si riesca a trasformare idee e pensieri in realtà”.

Una chiacchierata, quella con Panza, che è andata a toccare svariati peculiarità dell’architettura, dal rapporto con i committenti, pubblici o privati che siano, al legame che questa professione ha con l’identità territoriale, per arrivare poi alla libertà di esprimersi per realizzare opere, al linguaggio e allo stile propri di ogni architetto, all’importanza della formazione, della pedagogia, della memoria, della società liquida di Zygmunt Bauman e, infine, anche delle nuove sfide che dovremo affrontare in questa nuova epoca, comprese la pandemia e l’emergenza sanitaria, senza dimenticare ovviamente qualche richiamo alla letteratura, come “Cronaca di una morte annunciata” e “Cent’anni di solitudine” di Gabriel García Márquez.

L’umiltà dell’architetto, unita al grande carisma culturale, ha fatto breccia nel pubblico luinese che ha ascoltato ammaliato a lungo in silenzio le parole e le riflessioni dell’architetto, mai banali. “Come diceva il mio maestro Louis Kahn, l’architettura non esiste, esiste l’opera di architettura, cioè la realizzazione e la costruzione, che avvengono dopo il confronto con la realtà e con la storia. L’opera si arricchisce del lavoro, degli operai, delle maestranze e degli artigiani. La realtà è molto più ricca ed è un fatto collettivo. Questo premio, quindi, va diviso con tutti questi protagonisti. Il committente di volta in volta ha necessità funzionali diverse e ogni edificio si inserisce in un contesto più ampio di organizzazione dello spazio di vita”.

Interessanti passaggi anche quelli sull’identità territoriale. “Appartiene allo spirito dell’autore, non è solo un luogo fisico, ma anche il luogo della memoria, dove trovare risorse per resistere alle lusinghe del mondo e della globalizzazione – prosegue Botta -. Lo scrittore per essere universale deve essere profondamente locale, così l’architetto deve avere forza interiore per non tradire taluni principi primordiali: non è pietra su pietra, ma pietra su terra. Il nostro compito è quello di trasformare la natura in cultura”.

Se la libertà creativa ha vincoli funzionali, tecnici, normativi e, soprattutto, economici, allo stesso modo con il consumismo c’è il rischio che il committente sparisca sempre di più. In questo senso il ruolo del “Maestro”, che insegna la professione, è fondamentale, ma è sempre più difficile trasmettere il sapere.

“Le trasformazioni e le accelerazioni che abbiamo subito nel Novecento sono un unicum nella storia dell’umanità – continua l’architetto -. Ai nostri nonni e ai nostri padri venivano insegnati i mestieri nelle loro totalità, mentre oggi è parziale, per parti. Credo siamo la generazione di architetti che per la prima volta si rendono conto che la propria opera è meno lunga della propria vita, è un cambiamento epocale. Prima si costruiva per l’eternità, o per secoli, mentre oggi ci accorgiamo che dopo 25 anni le case vengono distrutte e poi ricostruite. Il maestro non è più onnicomprensivo del processo. Per questo all’Accademia di Architettura di Mendrisio vogliamo far conoscere tutto processo di costruzione architettonica. In questo senso, penso sia importante che l’architetto porti con sé il sapere umanistico”.

Grande soddisfazione da parte di Romano Oldrini, “una bellissima lezione di architettura umanistica“, e per Bambi Lazzati, che ha ringraziato i presenti e chi ha reso possibile l’evento di oggi e rende possibile la rassegna culturale ogni anno.

Onorato anche il sindaco di Luino, Enrico Bianchi, che, accompagnato dall’assessore alla Cultura Serena Botta, ha consegnato il premio all’architetto Botta: “Grazie agli Amici del Premio Chiara per l’entusiasmo, la forza e la passione che ci mettono ogni anno per questo premio. Sono sindaco da un anno e per la prima volta viene premiato un architetto. Per un sindaco ed un amministratore come me l’architettura è fondamentale, un impegno continuo per convertire il pensiero degli architetti in qualcosa di concreto, che sia utilizzato dalla collettività”.

L’architetto Botta ha ricevuto il premio come avvenuto a Luis Sepúlveda (2014), a Daniel Pennac (2015), a Lina Wertmüller (2016) e a Valerio Massimo Manfredi (2017), a Dacia Maraini (2018), a Pupi Avati (2019) e al compianto Philippe Daverio. (2020). Nella passate edizioni il riconoscimento è andato anche a Giuseppe Pontiggia, Giovanni Pozzi, Claudio Magris, Luigi Meneghello, Giorgio Orelli, Raffaele La Capria, Mario Rigoni Stern, Alberto Arbasino, Luigi Malerba, Dante Isella, Carlo Fruttero, Andrea Camilleri, Franca Valeri, Paolo Villaggio ed Ermanno Olmi.

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