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Luino | 19 Novembre 2018

Dacia Maraini “signora della vita”: l’omaggio del Teatro Sociale per il Premio Chiara alla Carriera

Ieri a Luino la cerimonia di consegna del riconoscimento. Intenso il dialogo con Maria Grazia Rabiolo: "Lo scrittore non rinunci mai a ispirare le persone"

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Vent’anni di cultura, intesa come strumento in grado di elevare il lettore e migliorare la collettività, sono stati celebrati nel tardo pomeriggio di ieri dagli Amici di Piero Chiara presso il Teatro Sociale di Luino, dove il prestigioso Premio Chiara alla Carriera è stato assegnato, per l’edizione 2018, alla “signora della vitaDacia Maraini.

Tantissimi i luinesi che hanno preso posto in sala per accogliere “la donna dai mille volti e dalle mille anime“: queste le parole di benvenuto, cariche di affetto, con cui la scrittrice originaria di Fiesole è stata accolta sul palco dalla conduttrice Claudia Donadoni e dalla giornalista Maria Grazia Rabiolo, che per circa un’ora ha curato con sensibilità e delicatezza il dialogo che ha donato al pubblico presente le pagine più belle e più intense di una vita straordinaria, resa tale non solo dai successi letterari ma soprattutto da una visione del mondo scandita dall’attenzione per il prossimo: autentica attitudine che rende preziosa l’intera produzione di Dacia Maraini, un tesoro di poesie, romanzi, racconti e opere teatrali lasciato in eredità al lettore con la sola ambizione di offrire delle coordinate per “ragionare sulle cose”, attribuendo forma e peso specifico alle passioni, all’amore, al valore inestimabile dell’amicizia, ai diritti delle donne, alla magia del viaggiare per scoprire luoghi sempre diversi. Luoghi del mondo e dell’anima.

E’ proprio il significato del viaggio a guidare la confessione che nasce in modo spontaneo per il riconoscimento intitolato ad uno dei simboli della città lacustre, “un gran signore, con una grazia del pensiero che è rara tra gli scrittori e che in qualche modo ora mi sta premiando“. Viaggio che, nella testimonianza di Dacia Maraini, è inteso come “processo di conoscenza, qualcosa di diverso dal semplice turismo. Il viaggio in questi termini aiuta a conoscere l’altro e a mettere in discussione le proprie convinzioni”.

A definire il percorso introdotto dalle parole ci hanno pensato poi le immagini, proiettate sul grande schermo alle spalle del palco. Ritratti in bianco e nero a ritroso nel tempo, dai ricordi più teneri d’infanzia, sorvolando  su quelli più dolorosi della prigionia in Giappone durante la guerra, a quelli della giovinezza e della formazione come scrittrice. Sullo sfondo un posto sempre nuovo, volti, cineprese e macchine da scrivere. Fino ad arrivare al dattiloscritto de “La vacanza”, romanzo d’esordio dell’autrice poco più che ventenne, immersa nel fermento culturale e intellettuale della Roma anni Sessanta.

Quando le luci dell’intervista si affievoliscono per lasciare posto alle ombre di un dramma che ha segnato la crescita professionale e umana della scrittrice, la perdita di un figlio al settimo mese di gravidanza, la narrazione prosegue con la stessa pacatezza che si ritrova tra le pagine di “Corpo felice”, dove il bimbo mai nato diventa Perdu, diminutivo di perduto. E tramite il dialogo che sfida la sofferenza si apre un’ampia parentesi sull’amore, “unico momento in cui capisci l’altro perché vuoi davvero capirlo. L’amore abbatte ogni muro se è autentico, una qualità che purtroppo la cultura del mercato tende ancora oggi a minacciare, rappresentando il corpo delle donne come oggetto, bene di consumo che rende la persona merce. Troppo spesso si perde la sacralità, la persona finisce, subentra la violenza e arriva il femminicidio, attraverso una struttura sempre uguale nonostante la diversità delle storie che appartengono alle vittime di questo crudele meccanismo, come la cronaca ci racconta quasi ogni giorno”.

Ma nonostante il peso di ferite che non si cicatrizzano, l’amore e l’affetto nella vita di Dacia Maraini hanno determinato l’incontro con Alberto Moravia e l’inizio di una profonda amicizia con Pier Paolo Pasolini, i cui profili chiudono l’incontro che ha fatto da introduzione alla cerimonia ufficiale della consegna del premio: “Alberto è stato un vero compagno di viaggio, sempre disposto a mettersi in gioco, estremamente carismatico, nonostante quell’aria seria e autorevole percepita dall’esterno, capace di trasformare la differenza di età tra noi in un fattore del tutto irrilevante. Pier Paolo, altro compagno di viaggio, dolce e silenzioso, mi ha insegnato molto sul valore dell’onestà intellettuale e sull’impegno a cui uno scrittore non deve rinunciare mai, facendo leva sul peso delle sue parole e sul suo prestigio per intervenire il più possibile a favore del prossimo e della società, stimolando dibattito e riflessione sulle cose davvero importanti“.

E’ così che in modo del tutto naturale, l’immagine dello scrittore, accompagnata dal ruolo sociale che ricopre, si sovrappone perfettamente alle motivazioni e allo spirito del Premio Chiara alla Carriera, come sottolineato in conclusione dal sindaco Andrea Pellicini: “Un riconoscimento che viene assegnato a personalità che grazie alla loro cultura fungono da guida e da punto di riferimento per tutti noi. Esattamente ciò che serve al nostro paese per continuare ad essere grande”.

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