1 Novembre 2015

“Premio Chiara alla Carriera”, Daniel Pennac: “Combattendo le paure si possono aprire le porte della conoscenza”

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E’ un Teatro Sociale di Luino delle grandi occasioni quello che ha accolto oggi pomeriggio lo scrittore Daniel Pennac, al quale è stato conferito il “Premio Chiara alla Carriera 2015”. “Per aver saputo diffondere con le sue opere la passione per la lettura e l’immagine di un mondo aperto, multietnico, solidale, in cui tutti noi vorremmo abitare. Un mondo in cui ironia e tragedia si incontrano in maniera felice”, questa la motivazione. Lo scrittore ha toccato tanti temi interessanti, durante l’intervista fatta dal giornalista ed amico Fabio Gambaro: la passione per la scrittura, la conoscenza e la cultura, il rapporto con i lettori, la nuova esperienza teatrale, la scuola ed, infine, l’emergenza migranti in corso in Europa. L’incontro è stato condotto da Claudia Donadoni e la traduzione affidata a Rita Ianniciello.

Il Premio Chiara è ormai diventato un punto di riferimento per il panorama culturale luinese e nel corso degli anni ha acquisito anche un’importanza internazionale. L’edizione del Premio Chiara alla carriera 2015, inoltre, ha avuto indubbiamente un valore aggiunto: Daniel Pennac. L’autore delle avventure di Maulessène ha intrattenuto il pubblico alternando a momenti di spensieratezza, grande spessore culturale. Dopo i saluti del sindaco di Luino, Andrea Pellicini, lo scrittore è salito sul palco e, intervistato dal giornalista Fabio Gambaro, ha parlato di cultura a 360° partendo dal raccontare cosa, a 70 anni, lo porti ancora a scrivere e a scoprire nuove strade, come quella intrapresa in campo teatrale.

Al giornalista che gli chiede cosa lo spinge ancora scrivere Pennac risponde senza indugio: “È come se mi chiedessi perché mangi tutti i giorni. Perchè ho fame. Ne ho sicuramente meno di qualche anno fa ma, insomma, la scrittura è una questione di appetito. Come se qualcosa si scavasse nella testa, non un buco nello stomaco. Così la mente richiede la scrittura. Certo si può anche passare mesi senza scrivere. Quando affronto questo tema mi piace sempre usare una metafora, quella della balena. Ecco io sono la balena: alcuni mesi sono in superficie e non scrivo, ma poi capita di immergermi nella lingua ed è lì che nasce tutto. La lingua è un elemento naturale. Alla stregua della terra, del fuoco, dell’aria. Questo per me è la scrittura. Immergermi nella lingua. Il mio plancton è semantico, lessicale, sono il ritmo, i suoni. La balena non si nutre di qualunque plancton, però, ha un palato fine. Finisce con il rigettare una quantità maggiore di plancton rispetto a quella che ha davvero ingerito. La sera riemergo da questa immersione e in tutta la giornata posso aver scritto mezza pagina. La balena agisce così e, inoltre, ruota su stessa per liberarsi da conchiglie che si attaccano al suo corpo. Queste conchiglie rappresentano per me gli ostacoli durante la scrittura”.

Interessante anche la questione legata al rapporto con i lettori da parte dello scrittore francese. “Mentre scrivo un romanzo – spiega Pennac – il lettore esiste, ma per me è una figura astratta. Il lettore poi interpreterà come vorrà le mie parole, come io sono libero di scrivere. Diverso il discorso nella stesura di un saggio, come ad esempio in “Diario di Scuola”, dove vi è un ragionamento e la narrativa ne è influenzata. Qui il lettore me lo immagino che, leggendo le mie parole, magari, non è d’accordo con me o mette in dubbio le mie tesi”.

“Il teatro è un’attività che ho intrapreso da quando sono andato in pensione – continua lo scrittore -. Lo faccio perchè voglio incontrare le persone, conoscere la loro reazione. La scrittura è solitaria, mentre io volevo entrare in contatto con loro. E’ come quando entravo in classe da docente, entravo nella vita anche se a volte era complicata. Ci entravo tutti i giorni lasciando la solitudine dello scrittore. Dopo esser andato in pensione sono stato costretto a frequentarmi, con me stesso e con i miei problemi di scrittore. Chiamavo i pochi amici che ho lamentandomi di questo”.

Un altro significativo passaggio dell’intervista è quando Daniel Pennac parla di “passeur”. “Credo vi siano due atteggiamenti possibili nell’idea di cultura che possiamo avere. Il primo è quello di considerarmi proprietario della cultura, in ogni piccola sfaccettatura, e nessuno mi obbliga a condividerla con qualcun altro. Si tratta di una posizione legittima. La seconda, invece, è quella che non pone nessun tipo di proprietà alla cultura.  Non sono proprietario di quello che so. Quindi con diversi canali il sapere è arrivato a me da scuola, famiglia, amici, cultura, società. La cultura della quale non sono proprietario mi permette di essere illuminato. Quindi avverto come un dovere di condividere. In realtà sono la persona attraverso la quale la cultura ed il sapere passano. Lo stesso discorso vale per il ruolo del professore. Inoltre penso che bisogna lottare contro la paura, nessun insegnante può avviarsi alla carriera con la paura di non capire. Combattendo la paura si possono aprire le porte della conoscenza”.

Un riferimento anche alla pedagogia. “Immaginiamo che io a 25-30 anni, nel 2015, volessi aprire una scuola. Insegnerei ai giovani a fare il panettiere, il falegname, l’elettricista, l’idraulico o l’imbianchino. Al tempo stesso, però, li porterei al cinema, a teatro, ai concerti e gli insegnerei a gestire il tutto. Cercherei di riconciliare corpo e mente. Conciliare i bisogni personali con quelli degli altri. Vorrei una scuola in cui i giovani imparassero a stare con se stessi, ma anche in gruppo”.

Fabio Gambaro, durante l’intervista, ha posto alcuni quesiti allo scrittore arrivati direttamente da studenti del Liceo Scientifico “B. Luini” e dell’I.S.I.S. “C. Volontè” di Luino. L’ultima domanda è stata di carattere attuale e ha fatto chiaro riferimento all’emergenza migranti che imperversa in Europa. “Ci troviamo di fronte al problema dei rifugiati – conclude Pennac -. Ogni paese reagisce a modo suo. Le immagini sono quelle di folle di gente sulle strade o che si aggrappano a barche che stanno per affondare. L’unica visione che ci viene proposta dai media è questa. Questi gruppi di rifugiati non vengono visti come individui, ma come una massa e la reazione è quella di sentirsi minacciati. Come è possibile che tutti noi non possiamo accoglierli? Non è una questione di numeri. I media si rivolgono al nostro istinto di conservazione: paura dell’altro e paura del cambiamento. Forse dovremmo riflettere. Senza TV, radio o giornali. Riflettiamo. Io faccio sempre riferimento alla storia del XX secolo in Francia con una moltitudine di persone arrivate nel nostro territorio (ndr, Pennac ne fa l’elenco dettagliatamente). Ognuno con la propria storia e la propria speranza. Tutti loro hanno creato la Francia di oggi, come quella di domani sarà composta da siriani che prima o poi finiremo per accogliere ed accettare. Ci dobbiamo dare una calmata, anche perchè parte di loro, una volta che nel loro paese tornerà la pace, vorrà rientrare in patria. Il problema, qui, è dell’Europa che reagisce male ed è un Europa economica, non degli europei. Non ci sentiamo uniti e non riusciamo ad accoglierli, trovandoci a difendere anche il nostro giardino.” Pennac chiude con una battuta: “Ed è così finita la conferenza sulla geopolitica”.

A margine dell’incontro allo scrittore francese è stato consegnato il “Premio Chiara alla Carriera”. Sul palco, insieme a lui, Fabio Gambaro, Claudia Donadoni, Rita Ianniciello, Bambi Lazzati, organizzatrice del “Premio Chiara”, Romano Oldrini, presidente dell’associazione “Amici di Piero Chiara”, il sindaco di Luino, Andrea Pellicini, ed il vicepresidente della Provincia di Varese, Giorgio Ginelli.

Per consultare l’albo d’oro del Premio Chiara alla Carriera cliccare qui, mentre l‘anno scorso il premio era andato allo scrittore cileno, naturalizzato francese, Luis Sepúlveda.

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