Varese | 6 Ottobre 2021

Animatore varesino a processo, “Abusò di una minorenne”

Il giovane, oggi 24enne, è accusato di stupro ai danni di una ragazza di 15 anni. L'episodio sarebbe avvenuto in un villaggio turistico greco, nell'estate del 2017

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Isola di Creta, estate 2017. E’ passata la mezzanotte di una serata come tante in un villaggio turistico della zona, con vista sul mar Egeo. Il capo animatore di una struttura ricettiva del posto guarda verso la spiaggia. Sta cercando una quindicenne che insieme ai genitori è ospite dell’hotel presso il quale presta servizio.

La ragazza è irreperibile ma ad un tratto l’addetto la vede allontanarsi dal mare in compagnia di un suo collega. Sono mano nella mano. Ha rintracciato la giovane ma non sa che di lì a poco la rivedrà sofferente, in lacrime, a bordo di una ambulanza. I genitori sono preoccupati. L’hanno vista tornare in camera piena di sangue e hanno allertato i soccorsi. La parola che la madre pronuncia davanti al personale sanitario e a quello dell’hotel, prima del trasferimento in ospedale, è “stupro“.

Per i fatti risalenti a quella notte è oggi a processo, presso il tribunale di Varese, un ventiquattrenne residente in città, accusato di violenza sessuale e lesioni gravissime. Nel 2017 faceva l’animatore in un villaggio, lo stesso in cui sarebbe avvenuta la violenza. Lì, pochi giorni prima dell’episodio, aveva fatto amicizia con la giovane e quell’amicizia si era poi rapidamente trasformata in qualcosa di diverso.

Per il ragazzo – ventenne al momento dei fatti, denunciati ai carabinieri dopo la vacanza dalla famiglia residente in provincia di Pavia – fu un normale momento di intimità. Per la quindicenne, all’epoca al suo primo rapporto, ci fu costrizione e poi tanto dolore. Nei referti medici è documentata una complessa operazione a cui la ragazza venne sottoposta in un ospedale greco, al fine di porre rimedio ad una estesa lesione vaginale.

Una lesione compatibile con un rapporto non consensuale, ha spiegato in aula nel corso del dibattimento la ginecologa che visitò la ragazza al rientro in Italia. Compatibilità che non corrisponde però a certezza sulla dinamica dell’accaduto: “Solo nelle quarantotto ore immediatamente successive all’atto è possibile fare valutazioni più precise guardando alla presenza di eventuali ‘segni accessori‘ su gambe e braccia – ha precisato la ginecologa davanti al collegio presieduto dal giudice Cesare Tacconi – i quali renderebbero più evidente un caso di violenza”.

Ad ogni modo il giudizio sulla natura di quelle ferite si è fermato al campo delle ipotesi, ma il medico chirurgo che effettuò la dimissione della ragazza dopo l’esame di controllo, chiamato a sua volta in aula a testimoniare, ha aggiunto che quel tipo di lesione può sì interessare il corpo di una ragazza di minore età in seguito ad un rapporto sessuale, ma raramente si ricorre ad interventi chirurgici così importanti come quello riguardante il caso in oggetto.

Il capo animatore che per primo notò la presenza della coppia in spiaggia, la sera della presunta violenza, ha risposto alle domande delle parti durante l’ultima udienza, riferendosi tra le altre cose alle confidenze raccolte dai due giovani attorno ai quali si concentra la vicenda processuale, nei giorni successivi all’episodio. “Non è successo nulla”, è quello che gli avrebbero riferito. L’imputato racconterà la propria versione dei fatti durante la prossima udienza, prevista per l’inizio di novembre.

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