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Pavia | 15 Settembre 2021

Strage del Mottarone, ai domiciliari il nonno di Eitan: indagato per il rapimento del piccolo

L'unico sopravvissuto all'incidente si trova ora a Tel Aviv, in buone condizioni, secondo quanto riportano gli avvocati del parente accusato di sequestro di persona

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E’ attualmente sottoposto all’obbligo di non lasciare la propria abitazione di Tel Aviv il non materno del piccolo Eitan, il bambino di cinque anni unico sopravvissuto alla strage della funivia del Mottarone, avvenuta lo scorso 23 maggio.

La decisione è arrivata nella giornata di ieri al termine di un interrogatorio condotto dalla polizia israeliana, al termine del quale gli agenti hanno contestato al cinquantottenne Shmuel Peleg di aver rapito il nipote – sottraendolo alla zia Aya a cui è stata affidata la tutela legale del bambino – per portarlo in Israele. L’uomo è inoltre indagato dalla procura di Pavia, insieme alla ex moglie, per sequestro aggravato di persona.

Una delle poche cose chiare nell’intricata vicenda è la presenza di un decreto firmato lo scorso agosto dal giudice per i minori di Pavia, provvedimento con cui è stato esplicitato il divieto di espatrio del bambino senza la presenza o l’autorizzazione del tutore, cioè la sopracitata zia. Misura che non è stata rispettata cinque giorni fa quando il bambino, a seguito di una visita dei nonni materni, non è stato riconsegnato agli zii ma avrebbe raggiunto la Svizzera insieme ai nonni per poi partire da Lugano a bordo di un jet privato nelle disponibilità del ramo materno della famiglia.

“La famiglia Peleg si rifiuta di dire dove si trovi (Eitan, ndr), lo tengono in un buco”, ha fatto sapere ai giornalisti lo zio del bambino, Or Nirko, marito di Aya. Nei giorni scorsi la coppia era venuta a conoscenza del ricovero di Eitan presso lo Sheba Medical Center di Tel Aviv. Dopo verifiche, gli zii residenti in Italia hanno scoperto che nessun “Eitan” si trovava ricoverato all’interno della struttura. Sulle condizioni del bambino è però arrivata una conferma dai legali israeliani del nonno: sta bene e secondo quanto rilanciato da diverse agenzie si troverebbe presso l’abitazione dove il nonno è stato sottoposto alla misura cautelare.

Dal canto loro i nonni in Israele sostengono di aver esercitato un diritto in maniera assolutamente legale, procedendo al trasferimento del bambino in Israele, decisione che sarebbe stata presa dopo aver consultato diversi esperti di diritto. Nel frattempo la zia paterna (Aya) ha presentato al tribunale di Tel Aviv una istanza per ottenere il rientro in Italia del bambino.

“Dopo essere stato estromesso dagli atti e dalle udienze e preoccupato dalle condizioni di salute del nipotino, ha agito di impulso – spiegano in una nota i legali italiani di Shmuel Peleg -. Ci impegneremo perché vengano riconosciuti i diritti della famiglia materna, dopodiché confidiamo che Shmuel ritorni ad avere fiducia nelle istituzioni e ci impegneremo in tal senso”.

(Foto di copertina dal sito www.vconews.it) 

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