EMERGENZA CORONAVIRUS (ATTIVITÀ APERTE E CONSEGNE A DOMICILIO ) Segnalaci la tua attività Guarda tutte le attività
Varese | 14 Settembre 2021

Valcuvia, maltrattamenti in famiglia per la droga: 30enne condannato ma “non ci fu estorsione”

Il giovane aveva affidato i suoi soldi alla madre per evitare di sperperarli. Un anno e otto mesi per i continui litigi. "Non ero in me e avevo debiti"

Tempo medio di lettura: 2 minuti

Assolto dal reato di estorsione continuata, condannato per quello di maltrattamenti in famiglia, ai danni della madre, a un anno e otto mesi di reclusione con pena sospesa.

Si è conclusa così la vicenda giudiziaria di un trentenne residente in Valcuvia che per assecondare le necessità imposte dalla propria dipendenza da cocaina, aveva finito per compromettere il rapporto con i genitori e di conseguenza anche la serenità del contesto familiare.

Urla, strattonamenti, minacce, richieste continue di piccole somme di denaro per poter acquistare la droga: la madre e altri parenti nel corso delle udienze hanno descritto così il clima creatosi tra l’estate del 2018 e la primavera del 2019, periodo in cui si sono svolti i fatti. Ieri, invece, davanti al collegio presieduto dal giudice Cesare Tacconi è stato il giovane a parlare, ricordando l’accaduto.

Non ero in me e avevo accumulato debiti”, ha spiegato il ragazzo in aula. Poi ci fu l’arresto, avvenuto nell’estate del 2018 dopo un tentativo di estorsione messo in atto per convincere la madre a prelevare del denaro contante. La perdita del posto di lavoro in una ditta della valle complicò ulteriormente le cose, tra i soldi da restituire ai creditori e quelli da racimolare per le dosi.

Il trentenne ha riferito che dietro sua decisione, prima di rimanere disoccupato, i compensi riguardanti il proprio impiego da dipendente erano stati affidati alla madre, per evitare lo sperperamento progressivo dello stipendio nell’acquisto della droga. Le tempistiche di questo “monitoraggio” sulla carta bancomat non sono state chiarite, ha affermato il pubblico ministero Giulia Floris nel chiedere la condanna per l’estorsione (1500 euro di multa e tre anni e mezzo di reclusione) contestualmente all’assoluzione per l’altro capo d’accusa (“non si è trattato di vessazioni abituali ma di singole condotte riguardanti la ricerca di soldi per le sostanze”). “Risulta che i genitori siano stati informati dai carabinieri, dopo l’arresto, dei fatti relativi alla dipendenza”, ha aggiunto il pubblico ministero, ma secondo il ragazzo “già prima sapevano qualche cosa”.

L’avvocato Nicoletta Matricardi nel chiedere l’assoluzione da entrambi i capi d’accusa ha invece evidenziato il percorso compiuto dal ragazzo per lasciarsi alle spalle quel buio periodo, inquadrato come “una vicenda da ridimensionare, partendo dai condizionamenti subiti a causa della droga e delle minacce ricevute dalle persone a cui doveva soldi, documentate dai messaggi, quelli sì a scopo di estorsione, contenuti nel cellulare sequestrato dopo l’arresto. In famiglia si litigava ma senza violenza ai danni dei parenti che per questi fatti non sono mai stati in ospedale e non hanno prodotto referti attestanti lesioni o ferite. Inoltre non sborsavano soldi di tasca loro perché il denaro richiesto era del figlio, come è stato spiegato durante il dibattimento. Oggi abbiamo davanti un ragazzo che partendo da una vicenda dolorosa ha ripreso in mano la sua vita, disintossicandosi, maturando la sua indipendenza, tornando a svolgere una professione e riallacciando i rapporti con i genitori”.

Lo scorso mese di giugno il tribunale ha revocato il divieto di avvicinarsi alla casa di famiglia che era stato imposto al ragazzo, il quale ha però deciso di mantenere la propria autonomia lasciando la casa che gli era stata assegnata dal comune per trasferirsi a sue spese in un nuovo appartamento. Il trentenne ora lavora regolarmente con il padre e i suoi debiti sono un lontano ricordo. Al pari degli stupefacenti.

Vuoi lasciare un commento? | 0

Lascia un commento

"Luinonotizie.it è una testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del tribunale di Varese al n. 5/2017 in data 29/6/2017"
P.IVA: 03433740127