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Varese | 25 Agosto 2021

Coldiretti: cibi importati 6 volte più pericolosi, “Importante valorizzare il made in Varese”

Il presidente Fiori: “È necessario che tutti i prodotti che entrano nei confini nazionali ed europei rispettino gli stessi criteri garantendo un percorso di qualità”

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I cibi e le bevande stranieri sono sei volte più pericolosi di quelli Made in Italy con il numero di prodotti agroalimentari extracomunitari con residui chimici irregolari che è stato pari al 5,6% rispetto alla media Ue dell’1,3% e ad appena lo 0,9% dell’Italia. È quanto emerge dall’analisi della Coldiretti sulla base dell’ultimo rapporto Efsa nel sottolineare l’importanza della richiesta di Italia, Francia e Spagna di anticipare al 2021 il rapporto sui livelli di pesticidi nei prodotti importati previsto dall’accordo sulla riforma della Politica Agricola Comune (Pac).

“È necessario che tutti i prodotti che entrano nei confini nazionali ed europei rispettino gli stessi criteri, garantendo che dietro gli alimenti, italiani e stranieri, in vendita sugli scaffali ci sia un analogo percorso di qualità che riguarda l’ambiente, il lavoro e la salute” afferma il presidente di Coldiretti Varese Fernando Fiori nel precisare che si tratta di principi da seguire anche nell’ambito degli accordi commerciali internazionali dell’Unione Europea: “Inoltre, è necessario proseguire il cammino di valorizzazione della filiera corta, evidenziando l’importanza strategica di un cibo rintracciabile, buono e identitario. In questo senso, il ruolo del made in Varese agroalimentare è importantissimo”.

L’agricoltura italiana si classifica come la più green in Europa con le vendite di pesticidi in Italia crollate di circa 1/3 (-32%) nell’ultimo decennio in controtendenza anche rispetto agli altri grandi Paesi produttori come la Spagna e la Germania dove il consumo di pesticidi cresce, mentre in Francia la riduzione è di poco superiore al 10%, secondo elaborazioni Coldiretti su dati Eurostat.

Di fronte a questi risultati occorre avanzare anche in Europa nel percorso per la trasparenza sull’obbligo di indicare la provenienza degli alimenti in etichetta che grazie alle battaglie della Coldiretti ha raggiunto in Italia ormai i 4/5 della spesa (dalla carne al latte, dall’ortofrutta fresca alle conserve di pomodoro, dai formaggi ai salumi) anche se non è ancora possibile conoscere l’origine per prodotti come la frutta trasformata in succhi e marmellate, verdure e legumi in scatola o, zucchero.

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