Luino | 9 Agosto 2021

Luino, “Ecco una proposta di metodo ignorata (?), capace di interagire con il PNRR”

Dopo gli approfondimenti su centro storico e centro sportivo "Le Betulle", un altro contributo che indica proposte in linea al Piano nazionale di ripresa e resilienza

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(a cura di Diego Intraina) Dopo i tre articoli su possibili ambiti di azione del Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza), tra cui quello sul centro storico e quello sul centro sportivo “Le Betulle”, abbiamo pensato che valesse la pena approfondire la relazione tra l’azione del produrre valore e le modalità strumentali della co-progettazione.

Lo facciamo per la considerazione sul valore facendoci aiutare da un filosofo fine ottocento F. Nietzsche:

Il punto di vista del “valore” è il punto di vista di condizioni di conservazione, di potenziamento rispetto a forme complesse di relativa durata di vita entro il divenire”. 

I valori sono risultati di determinate prospettive di utilità per il mantenimento e il potenziamento di forme di dominio umane, l’utile e l’utilità sono qui intesi in relazione esclusi va di potenza.

Insomma, i valori sono dei comportamenti determinanti da visioni e da prospettive (dal voler vedere), condizioni di forza e di potenza esercitabili ed esercitate.

Dunque i valori – possiamo rischiare di usare anche la definizione bene comune quando inter-agisce l’azione di condivisione – non sono e non hanno qualcosa in sé, ma sono generati dalla volontà e dalla potenza che questa riesce e vuole esprimere partendo dalla loro conservazione e permanente e progressiva azione predisposta al potenziamento.

Domande:

– è questa la visione e la volontà di azione, prima immateriale poi materiale, che rende la politica stabile nel suo dinamismo operante?
– Può la politica esercitare contemporaneamente questa condizione apparentemente contraddittoria di stabilità e di dinamismo?

Crediamo di sì. Lo può fare se riesce ad aprirsi a modelli, metodo di lavoro, capaci di introdurre forme di interrogazione, volontà possibile solamente nell’applicazione, seria e convinta, del principio di relazione. Principio, di conseguenza, che non può fare altro che incamminarsi nella ricerca di intuizioni capaci di elaborare connessioni funzionali, strutture articolate coadiuvate dallo spirito solidale inclusivo.

La presenza di questo spirito è la vera forza capace di vedere e valorizzare unità possibili composte da diversi e differenti ambiti e ambienti valoriali. Strutturate connessioni funzionali, forme integrate di convivenza, azioni di potenziamento intergenerazionale, tutti comportamenti finalizzati a caratterizzare e a cor-rispondere ad una articolata domanda sociale e alla indispensabile coesione sociale.  Tutte condizioni potenzialmente realizzabili solo all’interno di processi che credono e operano al potenziamento e affinamento di comportamenti operosi esercitabili con strumenti fedeli alla co-progettazione.

Bisogna dunque interrogare e co-progettare risposte di metodo valoriale per dare la giusta soddisfazione al Piano nazionale di ripresa e resilienza. Faccio subito una premessa per evitare imbarazzi e strumentali intendimenti.

Nel mese di maggio la Segreteria del Tavolo per il clima ha pensato di presentare all’amministrazione comunale una proposta di metodo che evidentemente aveva un suo senso organizzativo e di luogo coerente con il gli indirizzi del Pnrr, purtroppo l’incontro non è potuto avvenire per un pregiudizio di comprensione e forse di scarsa curiosità. Oggi, dopo una mia autosospensione dal Tavolo, per evitare imbarazzi alla eccellente intuizione e prezioso lavoro della Comunità del Clima, ritengo giusto e importante pubblicare il testo originale assumendomi tutte le responsabilità del caso.

Responsabilità affiancate però da un rimpianto: non poter vedere un potenziale affinamento del contributo sul metodo interrogativo all’interno di un processo di co-progettazione, ma purtroppo assistere ad un limitare la proposta ad un destino di favola nella memoria stratificata di poche persone. Metodo interrogativo che, chi avrà la curiosità, potrà scoprire e intuire seguendo la veste narrativa utilizzata nel confezionare il testo.

Una esposizione lontana da progettazioni definitive che, invece, rimane aperta e contaminabile da altre possibili visioni di connessione funzionali e valoriali, determinate da probabili altri interessi di custodia (parola che preferiamo a conservazione) della persona, dei significati storici del luogo e di un loro possibile progressivo potenziamento.

La struttura del metodo, questo forse è stato difficile da far capire, non imponeva l’obbligo del luogo, anche se eccezionalmente caratterizzato, ma rappresentava un’attenzione sulla struttura comportamentale del vedere: vedere (dell’animo) e agire (dello spirito) ricercando connessioni valoriali individuabili in ogni contesto problematico e in ogni luogo.

Per consultare l’intero studio e l’analisi integrale sulla “Cittadella Comunità Partecipante”, cliccare qui.

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