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Alto Varesotto | 13 Luglio 2021

Alto Varesotto, dai Comuni della costa si risveglia la protesta per il caos generato dai treni

Rumori e vibrazioni diventano insopportabili con l'arrivo della bella stagione. I sindaci segnalano il malcontento di residenti e villeggianti

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Il passaggio quotidiano di treni merce lungo la linea internazionale che attraverso l’alto Varesotto collega l’Italia al Ticino, sta amplificando la portata e le dirette conseguenze di una ferita aperta da tempo.

Si tratta della mancanza di soluzioni – a cominciare dal ricorso alle barriere fonoassorbenti – che rende di fatto insopportabile il transito continuo dei mezzi, un problema che d’estate – con la vita all’aria aperta – diventa ancora più significativo. La criticità è particolarmente sentita nelle zone lacustri dell’alto Varesotto, come ricorda il quotidiano La Prealpina con un focus firmato da Simone Della Ripa.

L’appello arriva dai sindaci della costa che dai rispettivi municipi stanno osservando il ritorno – in linea con l’inizio della bella stagione – delle ripetute lamentele di chi ha casa a ridosso della ferrovia. E non ne può già più del rumore assordante dei treni, peraltro aumentati in rapporto ai viaggi giornalieri dopo l’apertura della galleria di base del Ceneri, in Canton Ticino.

Ad alzare la voce, si apprende dalle pagine del quotidiano locale, sono soprattutto turisti stranieri e villeggianti proprietari di seconde case. “Impotenti i primi cittadini osservano crescere i cartelli ‘Zu Verkaufen’ (in vendita) appiccicati a cancelli di dimore storiche, di villette in parchi mantenuti in maniera maniacale – si legge su La Prealpina -. Il timore reale, anche se gli operatori immobiliari non vogliono pronunciare questa parola, è che l’aumento dei treni porti a una diminuzione del valore delle case. Nel nord della provincia chi guarda a questa situazione solo ‘di pancia’ stramaledice le Nuove trasversali ferroviarie alpine (NFTA), caricando colpe sulla politica lombarda e italiana che oltre 25 anni fa disse ‘sì’ a questi progetti, sacrificando questa porzione di lago al passaggio di merci a scapito dei treni passeggeri”.

Fece notizia, soltanto due estati fa, il caso del ricorso al Tar del cittadino di Castelveccana che lamentava i disagi prodotti – e imputati alla rete ferroviaria italiana – dalla mancanza di misure di compensazione attorno alle rotaie, in prossimità delle zone abitate. Il tribunale amministrativo accolse quel ricorso, peraltro sostenuto in sede civile dal Comune, imponendo all’ente responsabile dell’infrastruttura di prendere provvedimenti per ovviare alla mancanza delle barriere. Una mancanza che rimane purtroppo attuale nonostante quel piccolo ma significativo passo avanti, considerando che i lavori per l’installazione di misure di protezione, in vista di Alptransit, sono in larga ancora da eseguire. E la pandemia in questo senso non ha certo aiutato le amministrazioni locali nel rivendicare le priorità, sulle tabelle di marcia, agli enti superiori.

Sempre dalle pagine de La Prealpina, infine, il sindaco di Porto Valtravaglia, Ermes Colombaroli, ha lanciato nei giorni scorsi l’appello per un rinnovato dialogo con gli operatori ferroviari, al fine di allineare agli interessi legati al traffico merci, quelli riguardanti il potenziale turistico dei paesi affacciati sul Verbano.

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