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Varese | 15 Maggio 2021

Covid, 260mila le prime dosi di vaccino somministrate nel Varesotto

Fine delle somministrazioni domiciliari prevista per fine giugno, under 80 compresi. Ecco l’aggiornamento di ATS Insubria sull’andamento della campagna vaccinale

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La campagna vaccinale prosegue ad alto ritmo anche nel territorio di competenza di ATS Insubria e i numeri forniti dall’Agenzia sono piuttosto “confortanti”: la prima dose del siero anti-Covid, infatti, è stata somministrata quasi a mezzo milione di persone (260mila nel solo Varesotto) e la copertura vaccinale è fra il 20 e il 40%, con Viggiù che tocca il 60-70% dopo la vaccinazione massiva avvenuta tra febbraio e marzo.

Come ha evidenziato la dottoressa Ester Poncato, responsabile ATS della programmazione della campagna vaccinale, fra il 3 e il 9 maggio sono state inoculate, su tutto il territorio, più di 92mila dosi. La velocità delle somministrazioni, grazie all’organizzazione messa in piedi con i vari hub e i centri vaccinali e la collaborazione delle ASST e delle cooperative dei medici di medicina generale è in grado – ha dichiarato la dottoressa – di rispondere alla domanda di vaccino in maniera corretta alla quantità della popolazione target.

Per quanto riguarda, nello specifico, i pazienti over 80 che hanno ricevuto la prima dose al proprio domicilio sono circa 13.500 e più di 6mila quelli ai quali è stata somministrata anche la seconda dose, grazie al supporto dei medici di medicina generale, che hanno aderito all’85% a questa particolare fase della campagna vaccinale. La fine di questo ciclo, al quale collaborano anche le unità mobili come quella che si è dedicata alle valli del Luinese, è prevista per la fine di maggio.

Per evitare una dispersione di forze e problemi a livello di costi, ATS Insubria ha scelto di non recarsi direttamente al domicilio di chi si è segnalato come non autonomo/non trasportabile, bensì di effettuare una verifica di appropriatezza preliminare, sempre tramite il supporto dei medici di base. Delle oltre 4mila segnalazioni pervenute il 47,9% è risultata non appropriata per motivi diversi: vaccinazione già effettuata, decesso, rifiuto o impossibilità per motivi di salute; il 6,8% di questi è stato invece giudicato trasportabile.

In questi giorni sono in fase di valutazione le risposte dei medici di base sui candidati non autonomi sotto gli 80 anni: si tratta circa di un migliaio di persone che, presumibilmente, si ridurrà intorno alle 600 persone da vaccinare. L’intenzione di ATS è quella di riuscire a iniziare entro fine mese per poter chiudere con le somministrazioni domiciliari entro la fine di giugno.

Sulla questione dei richiami di Pfizer ATS ha chiarito che per le prenotazioni effettuate dal 10 maggio in avanti il sistema di Poste ha spostato automaticamente le agende della seconda dose a 35 giorni dalla prima somministrazione, decisione che vale anche per il siero di Moderna. Per Astrazeneca, invece, sempre dal 10 di maggio il richiamo è stato anticipato a 63 giorni rispetto ai 78 previsti inizialmente.

C’è invece ancora attesa per quanto riguarda le vaccinazioni per le aziende: l’ipotesi è quella di privilegiare gli hub esistenti riservando una parte di spazio al loro interno alle aziende, per questioni legate alla sicurezza e all’ottimizzazione sia a livello organizzativo sia a livello di costi. Per il momento ATS ha già incontrato le varie associazioni di categoria come Confcommercio, Confartigianato e Confindustria, ma si aspettano indicazioni operative da parte della Regione, al lavoro in questi giorni per stilarle. Appare plausibile una partenza di questa fase a giugno, con l’arrivo di dosi più corpose di vaccini.

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