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Varese | 8 Aprile 2021

Covid, “Rassicurare su AstraZeneca e seguire la scienza”

La linea di Ats ricalca quella dettata dall'Ema: spiegare la situazione con i dati. No alla sospensione del siero per i richiami. Valutazioni sui singoli casi negli hub

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E’ attraverso la divulgazione e la spiegazione dei dati scientifici che le autorità sanitarie trasmetteranno ai cittadini il reale quadro della situazione rispetto al “caso AstraZeneca” e al timore che rischia di trasformarsi in fobia collettiva per gli effetti collaterali connessi alla somministrazione del siero anti Covid.

Le persone vanno rassicurate con informazioni precise e il vaccino deve continuare ad essere somministrato, secondo le disposizioni dell’Ema. E’ questa la linea difesa pubblicamente da Ats Insubria dopo che l’Agenzia europea del farmaco ha sconsigliato la sospensione dell’utilizzo del siero di Oxford, una volta riconosciuto ufficialmente il legame, denunciato dalla Germania, tra soggetti vaccinati – in particolare donne con meno di sessant’anni – e casi, seppur rari, di trombosi.

Gli episodi conteggiati ad oggi sono 169 su oltre trentaquattro milioni di dosi inoculate: quanto basta per spingere i vaccinandi a rinunciare alle prenotazioni o a non presentarsi agli appuntamenti. Il tema è diventato prioritario, anche sul territorio insubrico. Insieme alla necessità di fare chiarezza e affrontare con cognizione di causa la questione.

“Chi appartiene alle categorie vulnerabili continuerà a ricevere gli altri vaccini – sottolinea la dottoressa Annalisa Donadini, dirigente della Medicina di comunità dell’Ats – ma sulla base delle indicazioni fornite dall’Ema, abbiamo l’obbligo di difendere la bontà del vaccino di AstraZeneca, indicato per i soggetti di età compresa tra i sessanta e i settantanove anni“.

Una posizione, quella dell’Agenzia, che chiarisce da subito tutti gli eventuali dubbi su quello che succederà con i richiami di chi ha già ricevuto una volta il siero anglo svedese. Età anagrafica e condizioni di salute resteranno tuttavia i parametri di riferimento per le valutazioni a carico dei medici di base, che all’interno degli hub vaccinali decideranno, caso per caso, con quale siero procedere alla inoculazione.

“Una valutazione che si compie nel momento stesso in cui la persona si presenta all’hub – aggiunge sul punto la dottoressa Donadini – e quando AstraZeneca non risulta essere la soluzione adeguata, il vaccinando viene assegnato ad un’altra linea, generalmente presente in loco (quella di Moderna o quella di Pfizer, ndr). Quando questa alternativa viene meno, l’appuntamento per la vaccinazione viene rinviato“. Scenario, quest’ultimo, che non dovrebbe verificarsi all’intero dei grandi centri.

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