Riceviamo e pubblichiamo una nota inviata alla nostra redazione dal capogruppo di “Azione civica per Luino e Frazioni”, Furio Artoni.
Dalle parole del consigliere di minoranza emerge una forte critica all’ordinanza regionale con cui, dallo scorso venerdì 5 marzo, la Lombardia è stata dichiarata zona “arancione rafforzato”, decisione che ha comportato la chiusura di tutte le scuole comprese quelle dell’infanzia da un giorno all’altro.
Tante le famiglie – anche luinesi – che hanno protestato per la decisione del governatore Attilio Fontana, dato il pochissimo preavviso con cui poter cercare le soluzioni migliori con le quali poter organizzare al meglio la gestione dei figli, impegnati nella didattica a distanza, e dei tempi lavorativi.
Ecco la dichiarazione di Artoni.
Ennesima ordinanza. Il caos dilaga. Scuole chiuse, famiglie disperate. Nella provincia di Varese aumentano i malumori. Cosa sta succedendo? Le famiglie già vessate da una crisi economica pesantissima, si trovano ora ad affrontare una nuova situazione che non pare in alcun modo giustificata.
Ci sciorinano numeri, percentuali. Ma le scuole chiudono. Un anno di chiusura e di confino. Sì, usiamo le parole in italiano: lockdown è il confino, gli arresti domiciliari per adulti e minori. A cosa è servito? La situazione non è migliorata. Si cerca il colpevole, si diventa tutti spioni del vicino. Una guerra tra poveri. E intanto il virus presenta nuove varianti. Ma i virus in genere non sono sempre variabili?
Non voglio sostituirmi a nessuno scienziato o medico. C’è un fatto sostanziale. Unico e indiscutibile. La cura sino ad oggi applicata non ha funzionato. Non mi si venga a dire che dipende dal fatto che non c’è il vaccino. Lo sanno tutti che il vaccino non è sufficiente, di questo passo alcuni scienziati dicono che ci vorranno venti anni per uscire da questa situazione. E intanto cosa facciamo? Neanche durante la guerra erano state colpite in questo modo le famiglie.
L’8 marzo, festa della donna e del diritto alla parità, diventa ancora di più un simbolo del disagio. I numeri parlano chiaro in questo caso, aumenta a dismisura la disoccupazione femminile. E adesso con la chiusura della scuola si va a colpire ancora di più non solo la famiglia, ma anche le donne. La didattica a distanza non è didattica. Sfido chiunque a sostenere il contrario e ciò soprattutto nelle primarie, la fascia più delicata e sensibile.
A Luino le mamme, che sono la vera ossatura di un sistema che è al tracollo, protestano. Vogliono riaprire. Non si vuole sostituire la babysitter con la scuola, si vuole una scuola che educhi, insegni e che permetta ai bimbi di mantenere relazioni sociali utili e indispensabili alla loro crescita psicologica sana, come sostiene il mio assessore ombra alla salute e ai problemi sociali, Sonia Danasi.
La stessa Sonia Danasi in questo momento ha raccolto segnali di grande insofferenza delle mamme di Luino che hanno i figli a scuola. Un’ordinanza di chiusura delle scuole non ha senso. Si mettano in quarantena i positivi e li si assista con l’ausilio dei medici di base senza mandarli in ospedale laddove è possibile. Alcune scuole, anche a Luino, hanno aperto ai figli degli esercenti professioni sanitarie e di coloro che esercitano attività indispensabili. Io dico che siamo tutti indispensabili in questo momento difficile.
Non sarà con le chiusure che usciremo dalla crisi. Sta diventando peggiore la crisi economica di quella sanitaria. Le scuole sono il futuro del nostro Paese. Curiamo i malati, mettiamoli in quarantena e andiamo avanti e non aspettiamoci miracoli dai vaccini. Io sono con le mamme che protestano per la chiusura delle scuole. Il miracolo lo possono fare solo le forze di un popolo e di una comunità unita.
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