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Varese | 18 Gennaio 2021

Coldiretti Varese: “Bene il nuovo Ddl sull’agricoltura bio: un segmento in espansione”

“Necessaria trasparenza e tutela per distinguere qualità e provenienza del made in Italy”. In Lombardia 56mila ettari con colture bio: 6% della superficie agricola

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“Il via libera al ddl sul biologico rappresenta un passo significativo verso la tutela dei consumatori e delle vere produzioni Made in Italy”: lo afferma Coldiretti Varese, attraverso il presidente Fernando Fiori, commentando l’approvazione da parte della Commissione Agricoltura del Senato della proposta di legge che prevede, tra le altre misure, l’introduzione di un marchio per il bio italiano, richiesto dalla Coldiretti per contrassegnare tutti i prodotti biologici ottenuti da materia prima italiana: essi potranno quindi essere valorizzati sul mercato con l’indicazione “biologico italiano” e come tali protetti contro tutte le usurpazioni, imitazioni ed evocazioni.

Un provvedimento di particolare valore che giunge nell’anno record che vede i consumi domestici di alimenti bio raggiungere record di 3,3 miliardi di euro in Italia, mentre il comparto è in crescita per ettarato anche nel Varesotto. È previsto anche l’impiego di piattaforme digitali – aggiunge Coldiretti Varese – per garantire una piena informazione circa la provenienza, la qualità e la tracciabilità dei prodotti.

Il ddl rivede inoltre anche il sistema delle sanzioni per renderle finalmente efficaci contro le frodi del settore e quello dei controlli per garantire la terzietà dei soggetti incaricati. Si vanno infine a equiparare tutte le previsioni di agevolazione e sostegno al metodo dell’agricoltura biodinamica che contraddistingue imprese e prodotti in base a caratteristiche differenziate di sostenibilità.

La possibilità di riconoscere i prodotti di origine nazionale – sottolinea la Coldiretti provinciale – rafforza la leadership dell’Italia che è il primo Paese europeo per numero di aziende agricole impegnate nel biologico dove sono saliti a ben a 80643 gli operatori coinvolti (+2%) mentre anche le superfici coltivate a biologico sono arrivate a sfiorare i 2 milioni di ettari (+2%) con 56mila ettari vocati in Lombardia, pari a una superficie agricola utilizzata del 6%.

Una crescita alla quale fa però da contraltare l’invasione di prodotti biologici da Paesi extracomunitari, con un incremento complessivo del 13,1% delle quantità totali nel 2019 rispetto all’anno precedente, per un totale di ben 210 milioni di chili di cui quasi 1/3 dall’Asia. I cereali, le colture industriali e la frutta fresca e secca sono le categorie di prodotto biologico più importate, con un’incidenza rispettivamente del 30,2%, 19,5% e 17,0%. I tassi di crescita delle importazioni bio più rilevanti si sono avuti per la categoria di colture industriali (+35,2%), di cereali (16,9%) e per la categoria che raggruppa caffè, cacao, zuccheri, tè e spezie (+22,8%).

Una vera e propria invasione che rende ancora più urgente dare la possibilità di distinguere sullo scaffale i veri prodotti biologici Made in Italy, ma anche rafforzare i controlli sui cibi bio importati che non rispettano gli stessi standard di sicurezza di quelli europei, fornendo una spinta al raggiungimento degli obiettivi della strategia Farm to Fork del New Green Deal che punta ad avere in futuro almeno 1 campo su 4 (25%) coltivato a bio in Italia.

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