Luino | 20 Dicembre 2020

Frontalieri, linea comune da Palazzo Serbelloni: “No alla doppia imposizione”

Il consiglio approva la mozione di Artoni ("Azione civica") per sensibilizzare le istituzioni in vista dell'accordo. "Non possiamo tacere perché hanno già deciso"

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Ci sono volute quasi due ore di dibattito in consiglio comunale per giungere ad un parere unanime sulla mozione promossa dal capogruppo di “Azione civica per Luino e frazioni”, Furio Artoni, per sottolineare la posizione di Palazzo Serbelloni rispetto alla revisione dell’accordo in materia fiscale sui frontalieri.

Una questione che negli ultimi giorni si è parzialmente sbloccata grazie al confronto tra sindacati e governo italiano, dal quale è emersa l’intesa sul meccanismo della doppia imposizione per coloro che faranno ingresso nel mercato del lavoro dal 2023, data momentaneamente indicata come probabile per l’entrata in vigore delle nuove regole.

L’accordo, stando a indiscrezioni provenienti dalla sponda elvetica, sembra ormai vicino e potrebbe essere ufficializzato addirittura a ridosso delle festività natalizie, cioè nei prossimi giorni.

Ciò che ha nuovamente mosso gli animi in assemblea a Luino, però, va oltre l’elenco delle clausole chieste dall’Italia e delle pretese economiche della Svizzera, che per prima già cinque anni fa ha spinto per modificare un trattato in vigore dal 1974, quando i frontalieri non erano ancora 70 mila ma soltanto poche migliaia.

Al di là del fatto che la partita si giochi ai piani alti e che sia ormai alle battute conclusive, il Comune non può esimersi dal dettare una linea a difesa degli interessi dei frontalieri dell’alto Varesotto, sia sul fronte dell’imposizione fiscale (“non un euro in più di tasse”) che rispetto al tema dei ristorni (“non un euro in meno di quello che oggi le amministrazioni percepiscono”, scongiurando il rischio che le quote decisive per i bilanci locali e per la realizzazione delle opere pubbliche, si perdano nelle casse romane).

E’ una questione di principio, di rappresentanza, di capacità di dare voce alle istanze dei propri cittadini: questo in sintesi il pensiero di “#luinesi”, con il leghista Davide Cataldo che nel corso del dibattito ha accusato senza mezzi termini di eccessivo lassismo la maggioranza, contraria almeno inizialmente ad un’operazione con cui si rischia di “illudere” i lavoratori frontalieri che qualcosa possa ancora essere mosso, a livello locale, per evitare lo scenario della doppia imposizione, di fatto già definito.

Il lungo botta e risposta ha però finito per smussare gli angoli e la posizione della maggioranza, espressa attraverso gli interventi dei consiglieri Erika Papa, Giuseppe Cutrì e Valeria Squitieri non ha impedito all’assemblea luinese di prendere la via della sensibilizzazione sul tema, che in un’ottica di condivisione – come auspicato da Franco Compagnoni (“Sogno di Frontiera”), potrebbe consentire al testo (emendato per eliminare i riferimenti non condivisi dall’opposizione sull’ormai nota lettera firmata in aprile dal governatore lombardo Attilio Fontana) di diventare un patrimonio comune di tutti i paesi situati al confine.

“Il rischio, ricordiamocelo, è che ai Comuni di frontiera venga tolto tutto” ha affermato Artoni rivolto ai colleghi in videoconferenza, avanzando i propri personali dubbi sulla “costituzionalità” della revisione degli accordi, che differenzieranno da un punto di vista fiscale “vecchi” e “nuovi” frontalieri. “Non possiamo stare zitti perché hanno già deciso“: un messaggio che in conclusione ha messo tutti d’accordo.

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