Il ritorno sotto forma di mozione del dibattito sulla necessità di tutelare i lavoratori frontalieri del territorio dalle possibili conseguenze economiche derivanti dal nuovo e imminente accordo in materia, fra Italia e Svizzera, ha scaldato gli animi durante il consiglio comunale luinese di lunedì.
Il capogruppo di “Azione civica per Luino e frazioni”, Furio Artoni, ha presentato in sede di assemblea il documento da sottoporre a votazione che ha innescato il confronto con la maggioranza e con la parte leghista dell’opposizione. Un documento che parte da un punto inamovibile: il Comune di Luino non può esimersi dal sollecitare gli enti superiori per far sì che vengano garantiti al territorio gli introiti derivanti dai ristorni dei frontalieri, anche quando il nuovo accordo entrerà in vigore, considerando che tra i temi della bozza, circolata negli ultimi mesi, è presente anche la possibilità di un passaggio delle nuove quote ristorni alle casse dello Stato.
Tale necessità di difendere gli interessi locali è percepita a livello unanime da chi rappresenta il consiglio comunale, concetto ribadito anche lunedì durante l’ultima assemblea. A creare divisione rispetto allo spirito della mozione, è stato però il riferimento di Artoni all’ormai nota lettera firmata lo scorso aprile da Attilio Fontana, presidente di Regione Lombardia, e da Christian Vitta, presidente del Canton Ticino.
Una lettera indirizzata ai ministri delle finanze dei due Paesi in cui compare, tra i vari spunti di riflessione sul nuovo accordo fiscale, l’idea di delegare l’ente regionale alla gestione del futuro extra gettito derivante dalla doppia imposizione, concetto che per Artoni “pesa come un macigno” rispetto al rischio che i fondi non giungano al territorio, mentre per i leghisti luinesi la lettera – redatta al solo scopo di sensibilizzare – rappresenta l’esatto opposto e risulterebbe inoltre “già superata dai fatti”, ovvero dalle nuove linee guida dell’accordo fiscale introdotte dal premier Conte a seguito del suo recente incontro con Simonetta Sommaruga, presidente della Confederazione elvetica.
Linee guida che, ha sottolineato il consigliere di “#Luinesi” Alessandro Casali, “rispecchiano proprio i concetti difesi attraverso la missiva firmata da Attilio Fontana”: non un euro in più di tasse, non un euro in meno di ristorni.
Senza una modifica al testo della mozione, condivisa dai leghisti luinesi per il suo impianto ma non per il riferimento alla lettera sottoscritta dal presidente di Regione, il voto sembra destinato a creare una ulteriore spaccatura. Se ne riparlerà durante la prossima assemblea.
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