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Luino | 10 Novembre 2020

Luino, Covid: “Un raggio di sole in mezzo alla sofferenza. Grazie a medici e infermieri!”

La testimonianza di una lettrice impossibilitata a visitare la madre in ospedale. Quattro settimane di vuoto, poi il senso di umanità che ha alleviato il dolore

Tempo medio di lettura: 2 minuti

Le storie di paura e di dolore sono presenza fissa nell’esperienza quotidiana di opposizione al coronavirus, dentro e fuori le strutture ospedaliere.

Per ogni nuovo ricovero, infatti, ad una persona in difficoltà e sofferente ne corrisponde almeno un’altra affranta dai timori e dalle preoccupazioni, oltre che pervasa dalla frustrazione per gli inevitabili divieti di fare visita ad un proprio caro ospedalizzato. A Luino come in ogni altra zona o realtà territoriale d’Italia.

Da una parte ci sono i volti ostaggio di un lacerante senso di disorientamento, quelli descritti per testimonianza diretta sul campo della tragedia Covid da Valentina Dalla Costa, l’infermiera luinese che al pronto soccorso dell’ospedale Niguarda di Milano assiste i pazienti che hanno contratto il virus. Dall’altra c’è la lunga trafila dei giorni colmi soltanto dell’estenuante d’attesa per poter vincere tutti i dubbi legati alla evoluzione della quarantena, e per potersi sottoporre al tampone rinofaringeo di verifica che troppo spesso non passa da una semplice prenotazione ma bensì da una infinita trafila di contatti, verifiche, silenzi, errori, vuoti comunicativi.

Sono solo alcuni esempi delle storie che ci troviamo a raccontare in queste ultime settimane, durante le quali la seconda ondata della pandemia sembra aver preso nuovamente il sopravvento sul sistema sanitario pubblico, scosso dal peso degli eventi e dalla velocità con cui si susseguono. Il più delle volte è complicato, nonostante i tentativi, analizzare da una prospettiva incoraggiante (o comunque meno tetra) l’evolversi della situazione. Oggi però abbiamo trovato il modo di farlo, con il messaggio di una lettrice che ha scelto di condividere la sua esperienza personale. Drammatica ma allo stesso tempo ricca di umanità. E dunque di speranza.

Ho vissuto, come tanti, la disumana esperienza del ricovero di mia madre presso l’ospedale di Luino, reparto Medicina e Sub Acuti, senza la possibilità di restarle accanto per il divieto delle visite imposto dalle normative vigenti.

Durante le quattro settimane trascorse si sono alternati cinque medici diversi. E’ mancata, secondo me, la continuità di un medico di riferimento. Ma nonostante la situazione complicata c’è stato un raggio di sole: ho avuto il privilegio raro di imbattermi in un medico professionalmente competente che mi ha illustrato con parole semplici il quadro clinico compromesso, non mi ha raccontato una bella favola, ma con un’umanità disarmante ha saputo trasmettere prospettive non incoraggianti.

Poi da quanto mi ha riferito, ho capito che era entrato in relazione con mia madre e ne aveva compreso il carattere. Per lui non era la paziente del letto 0 della camera y, ma una persona con la sua storia, che andava rispettata.

Grazie dottor Christian Mongiardi. Vorrei ringraziare anche l’assistente del medico che mi ha regalato una video-chiamata, utilizzando il suo cellulare, e l’infermiera Anna Zonca che pur lavorando in un altro reparto, ha concesso con una video-chiamata dal suo cellulare l’ultimo saluto della nonna ai suoi amati nipoti.

Fulvia Gregori

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