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Luino | 6 Novembre 2020

Luino, la lettera: “In balìa del Covid per un tampone che non arriva mai”

Due lettori raccontano la trafila per potersi sottoporre al test attraverso i canali della sanità pubblica. "Bloccati nelle liste d'attesa di ATS. Siamo allo sbaraglio"

Tempo medio di lettura: 3 minuti

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di sfogo di due cittadini del Luinese, da oltre una settimana in attesa di comunicazioni da parte di ATS per potersi sottoporre a tampone, a seguito di avvenuti contatti con soggetti che hanno poi scoperto la loro positività.

La testimonianza, riportata di seguito in forma integrale, mette in evidenza due problematiche che purtroppo incidono ancora notevolmente sulla capacità di gestire in modo ottimale l’emergenza pandemica sul nostro territorio.

Da una parte ci sono le tempistiche per accedere al tampone, che si dilatano inspiegabilmente per giorni e giorni dopo la formalizzazione della domandaDall’altra, le anomalie nella catena di tracciamento del virus, il vulnus che ad oggi, in molti casi, impedisce di mantenere operativi ed efficienti i meccanismi di contenimento del coronavirus attraverso la prevenzione.

Di mezzo, come viene evidenziato attraverso la testimonianza, anche il sovraccarico di richieste che investe i medici di base e li disorienta nel rapporto con i pazienti che accusano sintomi sospetti. Ma anche nei confronti di coloro che sono in sofferenza per altre patologie o disturbi, pregressi e non. 

Dodici giorni fa mio marito ha cominciato ad avere febbre, senso di debolezza, tosse, mal di reni. Alcuni nostri amici con i quali eravamo stati in contatto avevano gli stessi sintomi e sono stati inseriti dal loro medico nella lista di ATS per fare il tampone: uno dei due è riuscito a fare il tampone solo dopo otto giorni dalla segnalazione. Entrambi sono risultati positivi al Covid ma non è stato chiesto loro di fare il tracciamento né di comunicare con chi erano stati a contatto.

Per due giorni abbiamo cercato invano di contattare il nostro medico, il quale – oberato di lavoro – non riesce a far fronte alle richieste dei pazienti.

Dopo due giorni,  ho cominciato ad accusare anche io i sintomi: sinusite, perdita di gusto e olfatto e di nuovo abbiamo provato a contattarlo per avere informazioni sul da farsi (isolamento, avvisare le persone con cui ero stata in contatto). Non avendo ottenuto risposte, ho provato a chiamare i vari numeri verdi e centralini di ATS che in teoria sono a disposizione per il cittadino, ma sono ben sei giorni che provo invano: la linea è perennemente occupata o non disponibile o suona a vuoto. Spesso, dopo venti minuti, riagganciano.

Sono riuscita a contattare il numero di pubblica utilità 1500 che si è rivelato di pubblica inutilità, visto che non sapevano cosa dirmi.

Dopo otto giorni, finalmente, siamo stati inseriti nella lista per fare il tampone. Nessuno ci ha ancora chiamati. I centralini di ATS  e il numero verde continuano a non rispondere, addirittura a un certo punto il nastro registrato dice di “lasciare un messaggio”.

Solo oggi sono riuscita a parlare con un’impiegata, la quale mi ha comunicato che non risultiamo sulla lista, nonostante la richiesta fatta sul portale dal nostro medico giorni fa.

Io e mio marito stiamo migliorando e – a questo punto – faremo il tampone in via privata (€ 90 a persona, non detraibili e non rimborsabili dall’ASL), per poter tornare a lavorare in serenità. Se dovesse essere positivo, dovremmo essere nuovamente inseriti nella famosa lista di ATS. E si ricomincerebbe da capo.

Tuttavia, mi chiedo come può fare una persona sola o anziana a districarsi in mezzo a questa disorganizzazione: non c’è nessun tipo di aiuto, di assistenza, di informazione pratica. I medici stessi non sanno cosa fare. I servizi del comune- ove ci siano – messi a disposizione per la consegna a domicilio di spesa e medicine si basano solo sull’aiuto di volontari e non sono pubblicizzati se non – a volte – solo tramite i social network.

Siamo allo sbaraglio e possiamo fare affidamento solo sul nostro senso di responsabilità e di rispetto nei confronti degli altri, auto isolandoci fino a che la sanità privata non ci dirà che il nostro tampone è negativo.

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