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Luino | 18 Ottobre 2020

“Dissensi & Discordanze di Mauro della Porta Raffo”, tre pezzi storici

L'esperienza del primo Progressive Party americano, due curiosità sulle elezioni di Camera e Senato e i primi neri con incarichi pubblici nazionali in politica

Tempo medio di lettura: 2 minuti

(A cura di Mauro della Porta Raffo) Tre pezzi ‘storici’.

Cento anni fa aveva termine l’esperienza del primo Progressive Party americano.
Tre, nella lunga storia delle elezioni presidenziali americane, i partiti Progressisti. Il primo fu formato da Theodore Roosevelt e dai suoi sostenitori allorquando l’ex Presidente, non avendo ottenuto la nomination repubblicana alla Convention del 1912, uscì dal Grand Old Party sbattendo la porta e presentandosi autonomamente.

Ebbe questa formazione (chiamata durante quella campagna ‘Bull moose’ dato che Teddy aveva dichiarato di sentirsi “forte come un alce”), un notevole successo a novembre arrivando al ventisette per cento dei voti popolari, conquistando ottantotto Grandi Elettori e superando lo stesso GOP (nessun altro ‘terzo partito’ è stato in grado di fare altrettanto). Nella circostanza, ottenne altresì una decina di seggi alla Camera.

Rapido però il successivo declino soprattutto perché lo stesso Teddy nel 1916 rifiutò una ulteriore corsa elettorale in proprio decidendo invece di sostenere il repubblicano Charles Evans Hughes.

Deceduto il grande riformatore ai primi del 1919, il partito venne a cessare le proprie attività nel successivo anno.
Per la storia, l’indicazione Progressive fu usata altre due volte: da Robert La Follette nel 1924 e da Henry Wallace nel 1948.

Da quando la Camera e il Senato votano con le Presidenziali.
Per davvero lunghi anni, le votazioni per la Camera e il Senato ebbero luogo secondo le leggi in merito emanate dai singoli Stati e quindi in date diverse. Teoricamente, fu per prima la Camera ad adeguarsi a partire dalle elezioni del 1880. Teoricamente, perché alcuni Stati mantennero una data precedente a quella del “primo martedì dopo il primo lunedì del mese di novembre” dell’anno bisestile e di quello di mezzo (Mid Term Elections, infatti) al mandato del Presidente. Si pensi che il Maine continuò a farlo fino al 1958. Quanto al Senato, è solo dopo l’approvazione e ratifica dell’Emendamento del 1913 (e quindi dal 1914) che i suoi membri vengono eletti dal popolo. In precedenza erano scelti dai Legislativi locali.

Tutto considerato (il Maine anomalo, in specie), è solamente dal 1960 che le elezioni congressuali hanno svolgimento come siamo abituati a vedere.

I primi neri’ (per sommi capi, in politica e con incarichi pubblici nazionali).
1972, in vista della Convention democratica di Miami Beach, tra i candidati, ecco Shirley Chisholm. Eletta quale Rappresentante a New York, è la prima nera a proporsi per l’investitura in uno dei due partiti maggiori. Ottiene nel ballottaggio poco più del cinque per cento.

1977, il Presidente Jimmy Carter nomina Ambasciatore alle Nazioni Unite Andrew Young, alla House of Representatives per la Georgia. È il primo nero ad assumere il prestigioso incarico.

1984/1988, il Reverendo Jesse Jackson si candida per la nomination democratica. Nella prima circostanza vince in cinque Stati (nessuno Afroamericano lo aveva mai fatto in precedenza). Nella seconda in tredici. Eccellente performance non più riuscita a nessun nero.

2001, George Walker Bush nomina Segretario di Stato il Generale Colin Powell, già Capo di Stato Maggiore dell’Esercito. È il primo nero ad occuparsi della politica estera nazionale.

2005, ancora George Walker Bush nomina Segretario di Stato Condoleezza Rice, nel quadriennio della sua prima amministrazione Consigliere per la sicurezza nazionale. È la prima donna di colore ad assurgere al ruolo.

2020, il partito democratico nomina propria candidata alla Vicepresidenza la Senatrice della California Kamala Harris. È nera per via del padre e contemporaneamente Tamil.

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