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Varese | 4 Settembre 2020

Coldiretti Varese, cibo sempre più patrimonio del futuro

Il presidente Fiori: "Agricoltura ha resistito all'emergenza, è un settore-chiave. Strategico il legame con il turismo, importante attivare sinergie utili alla ripresa"

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Anche in provincia di Varese il cibo si conferma come “patrimonio del futuro” e risorsa di sviluppo per le nuove generazioni. E, in tempo di Covid, l’agricoltura conferma la propria strategicità grazie al lavoro delle imprese in grado di integrarsi con il territorio, interpretandone la storia e le tradizioni.

Il cibo a filiera corta e rintracciabile è divenuto, insomma, una bandiera identitaria apprezzata dai consumatori, ma anche da un mercato turistico che per la provincia prealpina rappresenta un segmento economico di rilievo.

“L’agroalimentare è l’unico settore che resiste all’emergenza coronavirus, che ha fatto crollare i fatturati di tutti gli altri comparti protagonisti del Made in Italy, dalla moda alle automobili fino all’arredamento”, conferma il presidente di Coldiretti Varese Fernando Fiori, commentando i dati dell’analisi presentata da Coldiretti in occasione del Cibus Forum, dalla quale si evidenzia che, con 538 miliardi di valore, la filiera agroalimentare nazionale è diventata la prima ricchezza del Paese resistendo meglio degli altri settori al drammatico impatto della pandemia da Covid-19.

“Quella agroalimentare”, continua Fiori, “è una realtà allargata dai campi agli scaffali che garantisce in Italia ben 3,8 milioni di posti di lavoro e vale il 25% del Pil grazie all’attività, tra gli altri, di 740mila aziende agricole, 70mila industrie alimentari, oltre 330mila realtà della ristorazione e 230mila punti vendita al dettaglio. Una rete diffusa anche nell’intero territorio del Varesotto, che viene quotidianamente rifornita dalle campagne dove stalle, serre e aziende hanno continuato a produrre nonostante le difficoltà legate alla pandemia”.

La filiera agroalimentare nazionale ha registrato una continua crescita dell’export raggiungendo la cifra record di 44,6 miliardi di euro nel 2019, secondo l’analisi Coldiretti sui dati Istat che evidenzia come quasi due terzi delle esportazioni agroalimentari siano diretti verso i Paesi dell’Unione Europea, dove il principale partner è la Germania, mentre fuori dai confini comunitari sono gli Stati Uniti il mercato di riferimento dell’italian food.

“L’emergenza globale provocata dal coronavirus ha fatto emergere una consapevolezza diffusa sul valore strategico rappresentato dal cibo e sulle necessarie garanzie di qualità e sicurezza – prosegue Fiori, sottolineando che “anche il comprensorio prealpino può contare su una risorsa da primato mondiale, ma deve investire per superare le fragilità presenti e difendere la sovranità alimentare e ridurre la dipendenza dall’estero per l’approvvigionamento in un momento di grandi tensioni internazionali”.

“È un’agricoltura che si mette a disposizione del territorio per costruire percorsi di crescita comuni: anche e soprattutto in un settore, quello del turismo, in cui il cibo può giocare un ruolo di player protagonista, contribuendo ad accrescere l’appeal territoriale. È importante creare sempre nuove sinergie anche in questo senso. Siamo parte di un sistema, quello dell’agricoltura nazionale, che può contare sulla leadership indiscussa nella Ue per la qualità alimentare con 305 specialità Dop/Igp/Stg, compresi grandi formaggi, salumi e prosciutti, riconosciute a livello comunitario e 415 vini Doc/Docg, 5155 prodotti tradizionali regionali censiti lungo la Penisola, la leadership nel biologico con oltre 60mila aziende agricole biologiche e il primato della sicurezza alimentare mondiale con il minor numero di prodotti agroalimentari con residui chimici irregolari. E l’Italia è anche leader nella biodiversità. Sul territorio italiano ci sono 504 varietà iscritte al registro viti contro le 278 dei cugini francesi e 533 varietà di olive contro le 70 spagnole”, conclude il presidente della Coldiretti prealpina.

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