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Varese | 31 Agosto 2020

Maltempo nell’alto Varesotto, dopo i nubifragi si contano i danni

Il presidente della Coldiretti prealpina Fernando Fiori: "Agricoltura minacciata dal clima impazzito. Va tutelato il territorio con strategie di lungo periodo"

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Coltivazioni distrutte, danni a frutta e verdura, mandrie e greggi pronte a rientrare a valle bloccate in alpeggio: è pesante il bilancio dei danni subiti dal settore agricolo nelle province del settentrione lombardo sferzate dall’ondata di maltempo nel weekend appena trascorso .

In provincia di Varese, il maltempo dei giorni scorsi ha provocato problemi anche alla percorribilità delle grandi arterie viarie, nonché alle strade poderali, mentre le colture di mais e cereali sono state sferzate dalle bufere di vento e pioggia che hanno colpito la provincia prealpina: c’è molta preoccupazione per uno scenario sul lungo periodo che evidenzia come i cambiamenti climatici siano ormai un fatto evidente, con il susseguirsi di eventi estremi che si manifestano con frane, smottamenti, grandine di maggiori dimensioni, una più elevata frequenza di manifestazioni violente, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi e intense ed il rapido passaggio dal sole al maltempo.

“Nel suo complesso, è uno scenario che ci preoccupa non poco”, commenta il presidente di Coldiretti Varese Fernando Fiori. “I cambiamenti climatici hanno causato danni per 14 miliardi all’agricoltura italiana nell’ultimo decennio per l’alternarsi di eventi estremi, dai prolungati periodi di siccità alle violente ondate di maltempo che hanno devastato coltivazioni, strutture e infrastrutture. E il nostro territorio, sempre più spesso, si trova a pagare in prima persona gli effetti di pesanti e repentine inversioni termiche che si traducono in nubifragi di violenta portata”.

Non solo: nel prossimo periodo – come testimonia il rapporto ONU su “Cambiamenti climatici e territorio” – il riscaldamento globale causato dall’uomo farà aumentare la siccità e le piogge estreme in tutto il mondo, pregiudicando la produzione agricola e la sicurezza delle forniture alimentari, mentre l’area del Mediterraneo diventerà ad alto rischio di desertificazione e incendi. Un fenomeno che riguarda quindi direttamente l’Italia, dove un quinto del territorio nazionale è in pericolo di abbandono proprio per gli effetti dei mutamenti climatici.

Nell’ultimo quarto di secolo in Italia è scomparso oltre un quarto della terra coltivata con la superficie agricola utilizzabile che si è ridotta a poco più di 12 milioni di ettari. E negli ultimi 15 anni è sparita anche una pianta da frutto su tre, fra mele, pere, pesche, arance, albicocche e altri frutti, con un crollo netto di oltre il 33%. Un problema che affligge anche il territorio regionale: si stima infatti che tra il 2012 e 2019 in Lombardia il consumo di suolo si sia “mangiato” 43 milioni di chili di seminativi, 20 milioni di chili di foraggere, mentre per oliveti, frutteti e vigneti si sono persi quasi un milione di chili per ognuna di queste tipologie produttive. In particolare, il comprensorio della provincia prealpina vede circa il 20,9% del suo territorio coperto da cemento. Numeri peggiori, in regione, solo per Monza-Brianza (40,56% di suolo consumato) e Milano (31,5%).

“L’agricoltura è un’attività economica che vive quotidianamente le conseguenze dei cambiamenti climatici, ma è anche il settore più impegnato per contrastarli – prosegue Fiori – Si tratta di una nuova sfida per le imprese agricole che devono interpretare le novità segnalate dalla climatologia e gli effetti sui cicli delle colture, sulla gestione delle acque e sulla sicurezza del territorio”.

“La vulnerabilità del settore agricolo rispetto al clima, insieme alle potenzialità positive in termini di mitigazione (produzione di fonti energetiche rinnovabili e sequestro del carbonio nel suolo e nelle piante), conferisce al comparto un ruolo centrale nell’ambito delle strategie climatiche. Da sempre, infatti, l’efficienza del modello di produzione agricola, pur dipendendo in misura consistente dalle capacità di gestione e di pianificazione dell’imprenditore agricolo, risulta fortemente legata agli elementi caratterizzanti il luogo di produzione, quali la fertilità del suolo ed il clima. Ecco perché è importante agire con linee guida precise, intensificando le azioni di protezione del territorio dal dissesto idrogeologico e favorendo il presidio del territorio, specie in altura, da parte delle imprese agricole, favorendo l’insediamento dei giovani. Per la peculiarità stessa del comprensorio provinciale del Varesotto, è inoltre fondamentale riconoscere il ruolo del settore agro-forestale e la strategicità del governo boschivo. Ma è importante assicurare il sostegno alla promozione di modelli di consumo caratterizzati dalla riduzione dei trasporti della materia prima (“chilometro zero”), alla diffusione della filiera corta (concetto legato alla diffusione del consumo dei prodotti stagionali e territoriali) e della vendita diretta e, non da ultimo, preservare, nell’assetto territoriale, le zone suscettibili di utilizzazione agricola”, conclude il presidente di Coldiretti Varese.

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