Porto Ceresio | 7 Luglio 2020

Crisi di giunta a Porto Ceresio, la minoranza: “Ecco le vere ragioni della rottura”

Il gruppo consiliare di minoranza interviene con una lettera dopo le dimissioni degli ultimi giorni: "Fallimenti, scarico di responsabilità e occasioni perse"

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Riceviamo e pubblichiamo una lettera del gruppo consiliare di minoranza di Porto Ceresio, firmata da Domenico Carcillo, Riccardo Giovati, Claudio Renon e Fiorella Basile, e incentrata sulle ultime vicende che hanno scosso la politica del paese lacustre: le dimissioni a catena dell’assessore Franco Pozzi, del vicesindaco Marco Prestifilippo e da ultime quelle di Monia Casale, consigliere di maggioranza.

Nella lettera, quelle che per il gruppo di minoranza sono le cause reali di una spaccatura maturata con il tempo, frutto di molte incomprensioni e di quelle che il gruppo elenca come “ragioni del fallimento” dell’attuale primo cittadino, Jenny Santi. 

Nulla riesce a far riflettere il Sindaco Jenny Santi. Né il dimezzamento della giunta, con le dimissioni di due assessori, né la continua perdita di pezzi della maggioranza, né la dichiarazione resa dalla minoranza  sul consuntivo.

Un crollo progressivo dopo il Consiglio Comunale del 24 giugno e i gravi avvenimenti del giorno 23, quando  la Polizia locale, nonostante il soccorso sul posto dei carabinieri non è riuscita a posare dei paletti a delimitazione dell’ormai famoso marciapiedi di Via Matteotti/Mazzini, in luogo del muretto preesistente. Il singolare fatto dei vigili costretti a riportare indietro i paletti, sul quale il Sindaco non ha voluto relazionare al Consiglio, è stata solo l’ultima dimostrazione dell’incapacità a svolgere il suo ruolo.

Se la Polizia locale competente aveva trovato la soluzione, l’unica possibile, per rimediare ad una situazione di pericolosità che non si doveva neppure creare, come ha potuto un Sindaco tollerare che proprio ad essa, che è la sua e la nostra Polizia, sia stato impedito di attuare quanto stabilito. Il comportamento pilatesco del Sindaco compromette la rispettabilità delle forze dell’ordine e il loro stesso principio di autorità.

Ma poiché un Sindaco è il primo responsabile della sicurezza, tollerare un fatto così grave significa non conoscere la propria funzione. Un Sindaco non può abdicare alla difesa dei pedoni, dopo due richiami scritti protocollati dalla minoranza. Eppure, nelle sue dichiarazioni il Sindaco scarica le sue responsabilità sugli assessori, come se dando le deleghe possa lavarsi le mani e limitarsi a prendere lo stipendio. Ora però basta, il Sindaco rimetta al più presto nella sicurezza originaria quel marciapiede, perché qualsiasi cosa accada ad un pedone la responsabilità è sua.

Ma il marciapiede è stato solo il detonatore che ha fatto emergere il fallimento del Sindaco, che non è riuscito a tenere neppure insieme la sua maggioranza, non ha più il controllo della situazione e del paese ed è ora come una macchina senza ruote e senza motore, incapace di andare avanti. Infatti teme di cadere e difende da sola la poltrona. Il fatto poi che invochi una specie di soccorso dalla minoranza in caso di mancanza di voti fa sorridere ed è ancora il tentativo di continuare a dare le colpe. 

Il nostro giudizio sull’azione amministrativa del Sindaco lo abbiamo già espresso in occasione del consuntivo, noi che sul primo bilancio preventivo ci eravamo benevolmente astenuti. Ora prendiamo atto di un fallimento che è nelle cose. Un fallimento che riguarda soprattutto le spese di investimento e manutenzione rispetto a cui poco si è visto in quattro anni. Nessuna opera pubblica, solo ipotesi poi tolte o rinviate al futuro. Immobili  sottoutilizzati che prosciugano i bilanci. Progetti e richieste di finanziamento, in gran parte fatti a vuoto, per opere inutili, se non dannose, invece di progetti sensati e urgenti.

D’altro lato, poche risorse per le necessità impellenti e per le manutenzioni che sono del tutto carenti su tutto il territorio, dalla piazza alle strade comunali dissestate, ai marciapiedi. Nulla per le periferie, né migliorie, né valorizzazioni, né manutenzioni, né l’intervento promesso sulla fogna di Via dei Ronchi. Nulla a tutela della sicurezza stradale. Rinviato sine die anche l’ampliamento della piazzola ecologica. Quasi assenti gli interventi per l’acquedotto che è diventato un colabrodo, come si vede anche dalle proteste. Assenti gli interventi per la rete fognaria, per cui si rinvia tutto a progetti che arriveranno troppo in ritardo, non risolveranno tutto e comunque sono in mano ad altri e non verranno gestiti dal Sindaco.

Eppure in questi anni non sono mancate le risorse, che anzi sono, senza merito, aumentate di molto, grazie al venir meno del patto di stabilità, alla disponibilità consentita dalla legge dell’avanzo di amministrazione, all’aumento dei fondi dei frontalieri. Parliamo di diverse centinaia di migliaia di euro in più ogni anno. Tutte risorse che non c’erano prima e che non ci saranno sempre. Occasioni perse.

Infine l’escamotage dell’ultimo annuncio sulla balneabilità e la revoca del divieto di balneazione proprio ora nel pieno della crisi politica e a un anno dalle elezioni, quando i lavori di risanamento del lago non sono ancora cominciati e nel giorno stesso in cui a causa della pioggia la fogna di via Bertolla è traboccata nel lago. Le acque erano definite  “buone” già nel maggio 2018,  dal Ministero della Salute, come anche prima, per cui noi chiedemmo in un articolo la revoca del divieto almeno sul lato buono del litorale, ma allora non era utile politicamente al Sindaco. Ora è possibile su tutto il litorale? Miracoli della propaganda.

Ecco allora perché il Sindaco vuole rimanere in sella ancora un anno, per inondarci di botti propagandistici finali utili solo a nascondere il fallimento. Dice di  preoccuparsi per le sorti di Porto Ceresio in caso di caduta, ma in realtà è solo preoccupata di perdere la poltrona; infatti solo due anni fa candidandosi alle regionali avrebbe lasciato il Comune, per incompatibilità nel caso fosse stata eletta, provocando nuove elezioni.

Ora, per quanto ci riguarda, il Sindaco faccia quel che crede del suo futuro, ma rifletta sui motivi del fallimento e intanto, poiché è lei la responsabile, ripristini la totale sicurezza di quel marciapiede comunale che era ed è un bene comune da tutelare

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