Varese | 10 Giugno 2020

Agricoltura varesina preoccupata: la Politica Agricola Comune “perde” 34,6 miliardi

Coldiretti: "La riduzione dei fondi si riflette direttamente sul territorio, mette a rischio la ripresa dall’emergenza Coronavirus e la nostra sovranità alimentare"

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“La sforbiciata europea ai bilanci della Pac non ci fa dormire sonni tranquilli”. È Fernando Fiori a esternare le preoccupazioni dell’agricoltura del Varesotto dopo i pesanti tagli al budget agricolo comunitario. L’Unione europea, secondo un’analisi della Coldiretti sulla proposta del Quadro finanziario pluriennale per il periodo 2021-2027, ha tagliato di 34,6 miliardi gli stanziamenti alla politica agricola. Nonostante i 15 miliardi aggiuntivi destinati allo sviluppo rurale, che rischiano comunque di essere messi a disposizione solo nel 2022, il bilancio dunque resta negativo. A prezzi costanti sono state ridotte di 27,9 miliardi le risorse assegnate al primo pilastro e di 6,7 miliardi quelle per lo Sviluppo rurale, il cosiddetto secondo pilastro.

“La riduzione dei fondi si riflette direttamente sul territorio, mettendo a rischio la ripresa dall’emergenza Coronavirus e, con essa, la nostra sicurezza e sovranità alimentare: ed è un principio che riguarda i territori, come l’Italia e l’Europa intera. La linea della Commissione Ue dimostra, nei fatti, di non tener conto del ruolo strategico che l’agricoltura ha dimostrato di coprire nell’emergenza Covid 19 garantendo cibo ai cittadini europei. Per questo il budget proposto da Bruxelles è ritenuto deludente e non in grado di sostenere gli agricoltori e ridurre la dipendenza dall’estero”. Un crollo delle risorse disponibili “che potrebbe pesare come un macigno sulla competitività delle imprese agricole europee e che contrasta con i consistenti finanziamenti messi in campo dagli Stati Uniti” prosegue il presidente di Coldiretti Varese. “È indispensabile che l’agricoltura possa disporre di finanziamenti adeguati per le misure di mercato e strumenti rapidi e flessibili per rispondere a crisi come quella del Coronavirus”.

Oltre a salvaguardare il budget attuale, secondo l’organizzazione agricola è necessario“garantire disponibilità in tempi brevi delle risorse aggiuntive per affrontare l’emergenza e maggiore flessibilità nell’applicazione delle misure previste, assieme a provvedimenti specifici per quei settori che, nonostante abbiano subìto e stiano subendo pesantemente la crisi, non hanno ancora ricevuto nessun sostegno, ne’ finanziario ne’ di flessibilità come il florovivaismo e la zootecnia, che sono due caposaldi dell’economia rurale della provincia prealpina”.
Il quadro comunitario, quindi, impatta con una situazione che, in ambito territoriale, come osserva il presidente Fiori, “non vede un settore produttivo in ambito agricolo che non sia in sofferenza. Purtroppo dobbiamo sottolineare che l’Europa sotto questo punto di vista non è stata tempestiva e ad oggi non ha provveduto con stanziamenti sufficienti rispetto ai danni che le nostre aziende stanno subendo. Occorre dunque creare le condizioni per le quali queste risorse vengano messe subito a disposizione senza attendere la futura Politica agricola comune”.

La nuova strategia europea Farm to Fork va valutata positivamente per quanto riguarda il tema dell’obbligo dell’etichettatura d’origine per Stato membro da sostenere con la riforma del codice doganale dove l’etichettatura va legata alla provenienza del prodotto agricolo e non al luogo in cui questo venga trasformato. Molto male nella strategia, invece, l’etichettatura a semaforo che rischia di andare a penalizzare il sistema produttivo italiano, mentre fortunatamente è stato sventato, seppur parzialmente, il tentativo di demonizzare il settore della carne che è uno dei comparti chiave dell’economia agricola italiana, oltre ad essere il più sostenibile a livello europeo.

“Dobbiamo lavorare affinché le nuove politiche europee siano guidate dal principio di reciprocità” conclude Fiori. “Non possiamo più accettare che vengano attuate regole restrittive sulle imprese agricole a livello europeo e poi sistematicamente si faciliti l’importazione di prodotti provenienti da altri paesi che queste regole non le rispettano. Un principio da rispettare anche negli accordi di libero scambio”.

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