Il Consiglio nazionale lo aveva anticipato: “La Svizzera guarderà all’Italia con un occhio di riguardo in vista della riapertura graduale delle frontiere“. E così è stato, con il compiacimento dei deputati che fino a pochi giorni fa esprimevano tutto il loro scetticismo rispetto ad una riapertura dei valichi verso l’Italia senza prima aver atteso significativi miglioramenti circa l’andamento dell’epidemia nel nostro Paese.
Su quindici valichi minori dove le sbarre verranno rialzate, soltanto quattro di questi si trovano in Ticino. Nell’elenco non figura Fornasette, e ciò significa che nel Luinese gli spostamenti oltre confine dovranno continuare a dipendere da altri ingressi, primo su tutti quello di Lavena Ponte Tresa, dove le colonne negli orari di punta, da almeno due settimane, hanno ripreso ad incidere in modo non indifferente sulla praticabilità delle principali strade, soprattutto al mattino presto.
Il valico di Ponte Cremenaga da lunedì 4 maggio è nuovamente in funzione, ma è molto difficile che riesca ad incontrare le esigenze di chi lavora sui turni – come viene fatto notare dalle pagine de La Prealpina, dove è riportata la notizia degli sblocchi – considerando che l’apertura mattutina è fissata alle ore 6.
“Luino si augurava che quesa fosse la volta buona per accedere al valico cittadino – si apprende ancora dal quotidiano locale – ma va pure considerato che, non più tardi della scorsa settimana, le apertura fatte dall’Amministrazione federale delle dogane hanno riguardato solo i valichi della provincia di Varese, sollevando forti polemiche nel personale frontaliero comasco”.
Ed è proprio in terra lariana che si collocano le principali novità su questo delicatissimo tema, con la riapertura dei valichi di Ponte Faloppia, Pizzamiglio e Brusata, in programma da lunedì (inaccessibili nel fine settimana). Dall’altra parte del lago, infine, sì alla riapertura di Camedo, utile per i lavoratori dell’Ossola.
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