Sarà una riapertura graduale ma la situazione delle frontiere al confine con la Svizzera potrà presto sbloccarsi, in funzione di tre fattori che hanno portato nella giornata di oggi al via libera su un’importante mozione del Consiglio nazionale, dedicata al tema che durante l’emergenza sanitaria sta preoccupando frontalieri, famiglie e istituzioni.
Ripristinare la libera circolazione delle persone, favorire il rilancio del turismo in funzione di un progressivo ritorno alla normalità e anche il rientro di tanti frontalieri, fondamentali per vari settori tra cui quello sanitario. Sono queste le tre linee guida che hanno portato all’approvazione del documento: un’ulteriore buona notizia dopo quella del ripristino dei valichi di Ponte Cremenaga, di Brusino e di Ligornetto (tutti e tre collegati con il territorio dell’alto Varesotto).
Le tappe della riapertura saranno due e la prima è in calendario per l’11 maggio, con l’allentamento sui flussi di ingresso, la possibilità di soggiornare oltre confine e l’accesso al mercato del lavoro. Dall’8 giugno, invece, altri provvedimenti verranno presi di concerto con i cantoni e con i partner sociali.
La situazione relativa ai rapporti con l’Italia ha però destato la preoccupazione di diversi deputati, in cerca di rassicurazioni sul fatto che l’allentamento, su questo fronte, giungerà solo di pari passo con uno scenario più accettabile dal punto di vista epidemiologico e sanitario. In altre parole, i contagi dovranno calare in modo sensibile, fornendo segnali inequivocabili di ripresa. Per il momento, il consigliere federale Karin Keller Sutter ha assicurato che la Svizzera osserverà il nostro Paese e le regioni del nord – soprattutto in rapporto all’ingresso in Canton Ticino – con “un occhio speciale“.
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