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Laveno Mombello | 13 Aprile 2020

Coronavirus, 14 decessi alla “Menotti – Bassani”. “Non possiamo continuare così”

Il direttore Bianchi: "La situazione complessiva non sta migliorando. Ci stiamo battendo allo stremo delle forze per affrontare una situazione drammatica"

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Situazione grave che continua a peggiorare quella della Fondazione Centro Residenziale per Anziani “Menotti Bassani” di Laveno Mombello, da dove il direttore generale Gianni Bianchi lancia un altro grido d’allarme. In totale, ad oggi, sono quattordici gli anziani deceduti a causa del Covid-19.

“La Fondazione sta vivendo giorni sempre più difficili – esordisce il direttore generale della struttura -. Abbiamo bisogno di personale al più presto, in principal modo medico. I medici sono la parte più esposta, ed hanno risentito prima e più degli altri della situazione, così come infermieri e personale ASA”.

“Gli appelli sinora non hanno sortito alcun effetto – continua il dottore Bianchi -; anche stamattina abbiamo interloquito con il Prefetto e confidiamo che le istituzioni si attivino perché la reale situazione che non può tollerare ulteriore differimenti operativi o burocratici“.

Il contesto più delicato ora è quella del 1° e 2° piano Bassani – si legge nell’avviso pubblicato oggi, lunedì 13 aprile -; sotto controllo è invece il livello generale del terzo piano, dove si era verificato il primo focolaio. Casi sono presenti anche negli altri nuclei e i soggetti interessati sono stati prontamente isolati.

“Le terapie farmacologiche sono state tutte impostate – prosegue il DG -. La situazione complessiva non sta migliorando; purtroppo se non avremo riscontro da parte delle istituzioni, unici soggetti che allo stato attuale hanno la possibilità e l’autorità d’intervenire con sanitari di supporto, la Fondazione da sola non potrà fare altro contro il virus. Non possiamo continuare così. I decessi attuali riconducibili al Covid-19 sono in numero di 14“.

Si fatica purtroppo a tenere i contatti con i parenti; i medici sono sul campo per terapie e cure e sottrarli a questo sarebbe un ulteriore danno. Al di là delle accuse denigratorie e minacce personali che circolano sui social, da giorni siamo in prima linea per salvaguardare i nostri e vostri cari h24“, afferma ancora Bianchi.

Ci stiamo battendo allo stremo delle forze per affrontare una situazione drammatica, ma da soli non possiamo farcela oltre. Siamo in 300 dipendenti, ma il compenso negativo tra malattia e nuove assunzioni è di 70 unità. Sin dal 24 febbraio due persone della Fondazione sono state dedicate a tempo pieno al reperimento di mascherine e dispositivi perché si era compresa la loro assoluta necessità”.

“La prima fornitura di mascherine dedicate e fatte confezionare da noi, stante la totale assenza sul mercato e la mancanza di qualsivoglia indicazione da parte delle istituzioni preposte, è avvenuta il 19 marzo. Fino a quella data solo rinvii sempre a date successive. I primi tamponi siamo riusciti ad effettuarli il giorno 3 aprile perché prima non ve n’era disponibilità. Questo appello ulteriore lo inoltrerò anche alla stampa, al Prefetto per far loro comprendere che siamo ancora in tempo a condizione di essere lasciati soli”, conclude Bianchi.

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