Non è un obbligo ma poco ci manca, e tra il rischio di diventare una minaccia per i propri cari e il sacrificio di separarsi momentaneamente dagli stessi, i frontalieri dell’alto Varesotto che appartengono al settore sanitario, scelgono sempre più la seconda via, per quanto difficile da accettare.
Tra medici, infermieri e professionisti del settore si tratta di circa 4mila lavoratori, invitati da cliniche e ospedali “a fermarsi in Canton Ticino sette giorni su sette, 24 ore su 24 – sottolinea oggi La Prealpina – almeno fino alla fine di aprile, quando, si spera, il peggio sarà passato”.
Alberghi e appartamenti – con vitto e alloggio, oppure rimborsi per la spesa – sono così diventati le “nuove case” per tanti frontalieri che costituiscono una irrinunciabile risorsa per il Cantone di confine, a maggior ragione ora che la minaccia Coronavirus ha assunto i caratteri dell’emergenza, e con il rischio ancora presente di trovarsi a fare i conti con un blocco totale dei valichi (come auspicato attraverso le nostre pagine dall’avvocato varesino Furio Artoni), se la situazione dovesse aggravarsi in modo significativo.
E in questo senso sul piatto ci sono tutte le incognite legate al futuro e agli scenari più drastici: l’impossibilità di recarsi sul posto di lavoro, le preoccupazioni per il posto stesso, per la propria posizione contrattuale, per lo stipendio.
“Già da qualche settimana – si legge ancora sulle pagine del quotidiano locale – in molti si sono organizzati trovando un alloggio di fortuna, per non aggiungere alle fatiche del lavoro quelle del viaggio. E per tutelare i propri famigliari. Ma adesso l’esilio in Canton Ticino è stato ‘istituzionalizzato’, almeno nel settore della sanità”.
Nessun problema comunque, al momento, per il rientro a casa dei frontalieri, diritto per il quale le istituzioni italiane (anche attraverso esponenti legati al nostro territorio, come il senatore pd Alfieri e il deputato cinque stelle Invidia) si stanno battendo incessantemente. Ma tale opzione assume sempre più le sembianze del rischio per chi ogni giorno combatte in prima linea il Covid-19 nelle strutture ospedaliere ticinesi.
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