Milano | 23 Marzo 2020

Coronavirus in Lombardia, troppi contagi negli ospedali: “Serve un cambio di strategia”

Michele Usuelli, Marco Cappato ed Enrico Bucci esporranno un lavoro di approfondimento congiunto ai capigruppo del Consiglio regionale

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Continua in Lombardia la lotta alla diffusione del Coronavirus, con il sistema sanitario sempre più impegnato in prima linea. In merito alla gestione della crisi nella regione, è stata resa nota una dichiarazione congiunta di di Michele Usuelli, Consigliere regionale di +Europa/Radicali, componente della Commissione Sanità e medico di terapia intensiva neonatale alla Mangiagalli, Marco Cappato, Tesoriere Associazione Luca Coscioni ed Enrico Bucci, professore aggiunto di Biologia dei sistemi complessi alla Tempe University.

Secondo la dichiarazione sarebbe necessario ed urgente un cambio di strategia in Lombardia, poichè l’unità di crisi, sarebbe ormai più che altro “in” crisi. Usuelli, Cappato e Bucci sostengono che la grande maggioranza degli ospedali lombardi sono oggi luoghi di contagio, ad altissima velocità.

Sarebbe quindi utile un cambio di mentalità che dovrebbe coinvolgere e tutelare principalmente il personale sanitario e le strutture ospedaliere, con operazioni come l’autocontenimento del personale sanitario, che avrebbe bisogno di strutture ricettive specifiche dove alloggiare, ma anche tamponi seriali e controlli serrati degli accessi agli ospedali.

Le conclusioni del lavoro di approfondimento congiunto del gruppo verranno esposte alla riunione dei capigruppo del Consiglio regionale della Lombardia di lunedì 23 marzo, con la richiesta di una convocazione urgente del Consiglio stesso.

Di seguito la dichiarazione completa:

Una delle ragioni per l’iniziale esplosione di COVID-19 casi in Lombardia ed in altre regioni è stato il contagio comunitario, in particolare negli ospedali. In quelle condizioni, la velocità di raddoppio del virus cresce fortemente, come insegnano i casi del passato e come riscontrato anche per il nuovo coronavirus; inoltre, anche quando il virus si è diffuso e la crescita dei casi avviene soprattutto in ambito extraospedaliero, all’interno degli ospedali si mantiene una rapida cinetica di infezione ad alta carica virale che coinvolge e decima il personale sanitario ed i pazienti già ricoverati, aggravando la crisi epidemica.

Le strutture sanitarie, salvo lodevoli eccezioni, non sono attrezzate per il controllo ed il contenimento delle malattie infettive in ambito ospedaliero, così come non sono preparati i medici, i quali da generazioni non hanno visto un’epidemia come l’attuale. Per questo, vi è urgente bisogno di un cambio di mentalità, che coinvolga e tuteli principalmente il personale sanitario e le strutture ospedaliere, in Lombardia come in ogni altra regione italiana.

Più medici, ventilatori e letti servono a migliorare la situazione dei pazienti, ma non possono tener dietro ad un incremento che è stato esponenziale: stiamo correndo una maratona dietro al virus, che però guida una Ferrari. È necessario completare la strategia regionale di contenimento con alcune misure specifiche.

Ogni ciclo di progetto si basa su implementazione, valutazione e pianificazione. L’unità di (in) crisi di Regione Lombardia non può continuare a fare “more of the same”, ad implementare e basta.Chiunque, a qualunque titolo entri in ospedale deve essere considerato e considerare sé stesso potenzialmente infetto.

È indispensabile l’autocontenimento del personale sanitario, cui è necessario fornire strutture ricettive specifiche per ritirarsi dopo il lavoro, evitando così il fai da te domestico ed aiutandolo a non contagiare le famiglie. Chi entra in ospedale deve essere tracciato in tempo reale, anche con app simili a quelle che usano i riders. I sanitari devono essere sorvegliati con tamponi seriali.

L’ospedale deve diventare un luogo compartimentato in ogni modo possibile: neolaureati e studenti di medicina formati devono essere i guardiani a tutte le porte di un ospedale (non solo quelle esterne), dirigendo il flusso di chi può entrare e uscire. Oltretutto, aiuteranno in questo modo il personale esperto a risparmiare tempo, per esempio controllando vestizione e svestizione. Non è troppo tardi per fare training al personale sanitario su come proteggersi; su cosa fare e non fare.

Per quello che riguarda nello specifico le cause dell’alta letalità nella nostra regione esistono alcune considerazioni che vale la pena di riportare. L’andamento lombardo di aumentato tasso di letalità rispetto agli altri luoghi del mondo è principalmente dovuto alla saturazione ospedaliera. Prima della saturazione il tasso di letalità era paragonabile ad altri paesi: è in seguito sempre più cresciuto, in concomitanza con l’abbassamento dell’età di chi muore.

D’altra parte, il numero giornaliero di decessi per qualsiasi causa, e particolarmente la sua variazione, costituiscono un utile strumento di monitoraggio dell’epidemia: sarebbe utile che i dati di mortalità giornaliera nei comuni più colpiti fosse fornito senza riguardo alla causa di morte, perché questo consentirebbe ai sindaci di conoscere in tempo quasi reale lo stato dell’epidemia nelle proprie popolazioni (una volta corretti i dati per il ritardo tra prima infezione ed eventuale decesso).

Queste le conclusioni di un lavoro di approfondimento congiunto che ho fatto con il prof. Enrico Bucci e che esporrò domani, lunedì, alla riunione dei capigruppo del Consiglio regionale della Lombardia, con la richiesta di una convocazione urgente del Consiglio stesso.

Chiedo che il prof. Bucci venga audito in commissione sanità, che chiedo sia convocata nel più breve tempo possibile. Chissà che non arrivi dai Parlamenti un contributo alla soluzione della crisi sanitaria e forse democratica in atto. Marco Pannella ammoniva: “Quando c’è strage di diritto, c’è strage di democrazia e di vite umane”.

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