I resti di un ordigno bellico, nonostante il mezzo camuffamento prodotto dalle vegetazione, sono affiorati sabato dal greto del torrente Reno, che da Leggiuno, passando accanto ai terreni di alcune proprietà, sfocia direttamente nel lago Maggiore.
Per visionarlo, dopo l’appello lanciato nel fine settimana dal comandante dei carabinieri di Luino, il capitano Alessandro Volpini, è giunto ieri in paese un gruppo di artificieri, accompagnato sul posto dai carabinieri della stazione di Laveno Mombello.
Qui gli esperti, provenienti da Cremona, come si legge oggi sulle pagine de La Prealpina, che riportano la notizia, hanno visionato l’oggetto dalla forma tondeggiante e dalla lunghezza complessiva di 60-70 centimetri, inizialmente notato da una squadra di operai comunali, mentre gli stessi addetti erano intenti a ripulire la zona.
Espletate le pratiche di rito, gli artificieri hanno emesso il loro responso: l’oggetto era effettivamente una bomba, probabilmente risalente alla Seconda guerra mondiale, ma senza carica esplosiva al suo interno.
“In sostanza, si trattava solo di un grosso involucro di ferro arrugginito dal tempo – scrive il quotidiano locale -, che con il trascorrere dei decenni le acque del torrente avevano alternativamente ricoperto e scoperto, causando sia l’arrugginimento della corazza esterna in materiale ferroso, sia la fuoriuscita del materiale esplosivo che era contenuto all’interno”.
L’ordigno, una bomba di aereo sganciata dai cieli sopra la Valcuvia, secondo quanto dichiarato dagli artificieri di Cremona, è stato poi prelevato per l’apposito smaltimento.
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