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Luino | 16 Febbraio 2020

Luino, l’architetto Giuseppe Petrolo e la storia del Kursaal

Come nacque la stagione liberty locale, tra fine Ottocento e inizio Novecento, con la città punto di richiamo per progettisti di fama internazionale

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(Fonte l’Eco del Varesotto – Comune di Luino) La figura dell’ingegnere e architetto Giuseppe Petrolo (Luino, 1872 – 1953) spicca nel panorama locale e il Kursaal, la sua opera meglio riuscita, avrebbe costituito, se fosse sopravvissuto, un notevole esempio per un’area come quella luinese, marginale rispetto ai centri nevralgici di rielaborazione del nuovo stile.

Non mancavano, tuttavia, nella Luino di allora, buoni spunti perché un giovane progettista potesse avere sott’occhio quanto altrove stava nascendo in architettura.

Già si è ricordato che la presenza di industriali provenienti dalla svizzera tedesca, la famiglia Hüssy con cui l’architetto Petrolo collaborò fin dagli esordi, potrebbe essere riconosciuta come il motivo per cui il Kursaal, ma ancora prima la villa Guerrini (1902), le industrie Battaglia (1903) e poi gli stabilimenti Bodmer (1908), presentassero tali richiami all’architettura viennese scaturita dalla Wagnerschule.

A partire dal 1885 circa e fino al 1909, alcuni studiosi di Lucerna erano infatti impegnati a progettare le ville ancora eclettiche di cui l’ingegnere Petrolo seguiva probabilmente la fase realizzativa; nel 1904 soggiornò a Luino l’architetto Somazzi, prima di progettare a Brissago il celebre Hotel e di recarsi a Rimini; ancora nel 1910 il giornale locale annunciava il ritorno in Luino per soggiorno dell’«egregio architetto» Alfredo Campanini, progettista liberty di fama in Milano. Sono queste le premesse culturali da cui scaturì la stagione liberty locale e, nel 1904, il progetto per il Kursaal: una data che segna un primato tutto luinese rispetto alla stagione liberty del capoluogo Varese.

L’iniziativa fu promossa grazie all’impegno della classe industriale del posto che, in contemporanea con la costruzione della ferrovia elettrica Varese – Luino, asse portante di un turismo tra i colli e i laghi, fondava la Società anonima per il Kursaal.

L’architetto disegnò per il padiglione sul lungolago dedicato a «concerti, feste da ballo, riunioni, conferenze, caffè, ristorante», come ricorda la cronaca d’allora, un parallelepipedo bianco le cui facciate erano percorse da lesene unite alla base da una zoccolatura a raccordo curvilineo; nei bianchi muri, le finestre erano sormontate da un attico circolare, scuro. Il tetto era terrazzato; il fastigio di coronamento, dove i vasi di cemento continuavano lo slancio delle lesene, si incurvava sulla facciata principale per ospitare le scritte pubblicitarie. L’edificio rivolgeva al lago un salone rettangolare ad un solo piano di 22 metri di lunghezza, dove il susseguirsi di ampie finestre a profilo mistilineo sovvertiva i tradizionali rapporti tra vuoti e pieni, offrendo tutta la vista possibile sulle acque del lago in uno dei punti più belli della costa. Una terrazza sopra il salone richiamava quella sopra il padiglione e l’altra che, con accesso dal salone, si protendeva sopra l’acqua.

Ne risultò una sorta di cascata di terrazze digradanti verso il lago che, nonostante le trasformazioni subite dall’edificio, conservano ancora intatto il fascino di un dialogo con il paesaggio immortalato nei versi di Vittorio Sereni: Improvvisa ci coglie la sera. / Più non sai/dove il lago finisca; / un murmure soltanto / sfiora la nostra vita / sotto una pensile terrazza […] (V. Sereni, Terrazza, 1938, in Frontiera).

La fonte di ispirazione è viennese: lo denuncia l’impianto che, nonostante l’assenza di corposità dei muri bianchi dove ‘galleggiano’ le finestre e gli elementi decorativi, presenta un disegno monumentale; lo dimostra la ripresa letterale di alcuni dettagli come la fascia a scacchi di alterno colore che correva su tutte le fronti.

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