Castelveccana | 26 Novembre 2019

Castelveccana, Comune e carabinieri insieme per liberare i boschi dallo spaccio di droga

Si lavora per una rete migliore di videosorveglianza su tutto il territorio per contrastare gli spacciatori. Ieri in consiglio comunale il capitano Alessandro Volpini

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Le numerose misure cautelari emesse la scorsa primavera nell’ambito della cosiddetta “Operazione Maghreb“, e gli altrettanti blitz compiuti nei boschi dell’alto Varesotto per smantellare i bivacchi dei malviventi e repertare tracce della meticolosa attività dello spaccio di droga, hanno rappresentato un traguardo degno di nota, ed una vera e propria vittoria conquistata ai danni dell’illegalità, non solo per i carabinieri della compagnia di Luino e per il Settore Polizia di Frontiera, ma più in generale per l’intero territorio.

Un traguardo giustamente riconosciuto come significativo per il duro colpo inferto al meccanismo criminalecomplici anche gli arresti di figure individuate come apicali all’interno della struttura di spaccio -, ma allo stesso tempo inquadrato con lucidità e realismo, in primis dagli stessi carabinieri, come non definitivo.

Una ragione su tutte si colloca a supporto della tesi che vuole la battaglia alla compravendita di sostanze stupefacenti nei boschi ancora incredibilmente aperta. Corrisponde alla caratteristica per cui queste aree – dalla Valtravaglia alla Valganna, dal lago alle porte di Varese – sono considerate così preziose per il patrimonio naturale locale, e pertanto così affascinanti: la loro vastità.

E’ impresa ardua, nel momento in cui un’ampia oasi verde si trasforma in piazza di spaccio boschiva, estendere il controllo dei movimenti all’intera superficie. Ancora più complicato è farlo con il giusto tempismo, intervenendo quindi sulla spinta dell’effetto sorpresa con cui assicurare alla giustizia, insieme agli spacciatori, prove schiaccianti da sfruttare in forma di capi d’accusa.

Il fenomeno in sostanza è stato indubbiamente ridimensionato (e un primo filone processuale ha già visto la luce), ma la parola fine non è stata ancora scritta. Disagio, degrado e rischi continuano a tenere in ostaggio i boschi e a costituire una minaccia per diverse amministrazioni, come quella di Castelveccanaal centro di incisivi raid compiuti dai militari dell’Arma tra la primavera e l’estate – che ieri ha portato il tema in consiglio comunale, lasciando che fossero i primi attori protagonisti, ovvero i carabinieri, a parlare davanti ad un buon numero di cittadini presenti in aula.

Direttamente a loro è andato l’importante appello del comandante della compagnia di Luino, il Capitano Alessandro Volpini – accompagnato dal luogotenente Alfonso Benincasa del comando di Castelveccana – che dopo aver riassunto i tratti salienti del lavoro svolto negli ultimi mesi, ha rivolto agli abitanti del paese lacustre una fondamentale richiesta: quella di continuare a tenere gli occhi aperti, segnalando le situazioni potenzialmente pericolose, gli spostamenti poco chiari, le auto sospette.

“Queste azioni – ha sottolineato il capitano – ci hanno già aiutato negli scorsi mesi a passare dall’attività di monitoraggio all’intervento diretto. Non abbiate mai il timore di alzare il telefono e chiamare in caserma, anche solo per segnalare una targa”.

Dove l’occhio umano non riesce ad arrivare, è poi quello elettronico a fornire indicazioni, soprattutto per quanto concerne il via vai di acquirenti, alcuni come già raccontato davvero insospettabili. “E’ impensabile oggi fare il nostro mestiere senza la videosorveglianza – ha affermato ancora in conclusione il capitano Volpini, dopo aver ribadito il peso dell’imprevedibilità dettata dall’alto tasso di adattamento dei malviventi alle caratteristiche morfologiche delle zone verdi, che mutano in veri e propri labirinti, ma con efficaci vie di fuga per gli spacciatori, quando gli ospiti sono indesiderati -. La loro funzione è inimmaginabile, anche in chiave di prevenzione, ma ad oggi non ne abbiamo a sufficienza“.

Eppure è soprattutto grazie alle telecamere, e ai lettori di targhe, se da aprile in avanti i carabinieri hanno potuto eseguire ben quindici ritiri patente a margine di uno scambio consumatore-pusher, talvolta direttamente a bordo strada grazie all’impiego di vedette.

La chiave per potenziare il sistema è in mano alla Comunità Montana Valli del Verbano, ha fatto sapere il sindaco Luciano Pezza, che ha poi citato in merito una richiesta inoltrata all’ente, più di un anno fa, in accordo con l’amministrazione di Porto Valtravaglia. “Solleciteremo al massimo – ha fatto sapere Pezza – mentre prosegue il coordinamento e lo scambio di informazioni, pressoché quotidianamente, tra i carabinieri e la nostra Polizia Locale”.

Un ulteriore patto per unire le forze e respingere i nuovi tentacoli di una creatura che, prima di giungere ai piedi delle Prealpi, ha già messo in ginocchio parecchi centri urbani.

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