Laveno Mombello | 3 Ottobre 2019

Lettera in redazione, “Viviamo tutti sullo stesso pianeta e respiriamo tutti la stessa aria”

Una testimonianza che guarda al futuro, analizzando gli aspetti più critici dei nostri tempi sull'ambiente, mentre Papa Francesco ha indetto il Sinodo per l'Amazzonia

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Riceviamo e pubblichiamo una lettera inviata in redazione dal lavenese Alberto Morandi, riguardante la deriva della nostra società, con uno sguardo al futuro.

Ecco il testo.

Egregio Direttore,

Papa Francesco ha convocato tra il 6 e il 27 ottobre un Sinodo dei Vescovi per l’Amazzonia sul tema “Nuovi cammini per la Chiesa e per una ecologia integrale” e dai luoghi e dalle storie di sofferenza, di emarginazione e di povertà si capiscono le ragioni umane, sociali e pastorali che hanno indotto il Papa, pastore umile ma coraggioso, a non restare indifferente ma a dedicare tante energie a una regione fondamentale per tutto il nostro pianeta continuamente distrutta dalla deforestazione, dall’impoverimento sia umano che sociale, dalla condizione di quasi schiavitù di molte popolazioni indigene, dall’assenza di giustizia sia civile che sociale, dallo sfruttamento sfrenato del territorio e dalla mancanza di volontà dei governi di dare risposte sociali a queste gravi questioni.

Alla luce della crescente diffusione di spinte populiste e di aride e vuote chiusure nazionaliste sempre più egoiste il Cardinal Gianfranco Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura e fondatore del Cortile dei Gentili, spazio di incontro e di dialogo interculturale, ha ricordato che il mondo, casa di tutti gli esseri umani, è una creatura vivente.

Lo spirito ecologista del Papa, seguendo l’esempio proprio di Francesco d’Assisi, è volto a difendere la persona umana, soprattutto quando è sfruttata, violentata, umiliata. Quando scava nel fango nelle miniere o quando è sottoposta alla violenza dei fazendeiros che eliminano fisicamente gli indios dal loro territorio per meri interessi economici. Il Sinodo affronta coraggiosamente i temi ambientali per il rispetto della natura, quale casa comune in cui tutti viviamo, e delle persone che in essa vivono e soffrono, infatti l’Amazzonia non è costituita solo di materie prime da sfruttare per interessi economici ma è anche e soprattutto il corpo vivente del nostro pianeta.

Nell’enciclica “Laudato si” il Papa ha affermato che “Noi non siamo Dio. La terra ci precede e ci è stata data. … I poteri economici continuano a giustificare l’attuale sistema mondiale, in cui prevalgono una speculazione e una ricerca della rendita finanziaria che tendono ad ignorare ogni contesto e gli effetti sulla dignità umana e sull’ambiente. Così si manifesta che il degrado ambientale e il degrado umano ed etico sono intimamente connessi. … Se i cittadini non controllano il potere politico neppure è possibile un contrasto dei danni ambientali”.

Papa Francesco durante tutto il suo pontificato ha denunciato ogni forma di neocolonialismo nei confronti dei paesi più poveri e ha esortato la Chiesa a scendere nelle culture locali poiché il cristianesimo “non si dispone di un unico modello culturale. I popoli indigeni sono e devono essere interlocutori indispensabili. … Sono i sapienti guardiani e custodi di questo immenso ecosistema privilegiato. La loro saggezza non può andare perduta, né la loro cultura, la loro spiritualità, la loro storia, la loro identità. Numerose etnie sono state totalmente sterminate”.

Il Sinodo per l’Amazzonia vuole aprire nuovi percorsi di vita per tutte le nazioni e per tutti i governi del mondo, per le popolazioni urbane, per i contadini e per i popoli indigeni, per la difesa della vita, della dignità umana e della cultura degli indigeni. Papa Francesco mostra il suo costante e convinto impegno sui temi della giustizia sociale contro le diseguaglianze derivanti dal sistema economico neoliberista senza regole, a favore di un’economia più umana attenta ai problemi ambientali che ci coinvolgono tutti, per fermare un disastro ambientale che causa inevitabilmente povertà, degrado, ingiustizie e diseguaglianze sociali.

I governi di tutto il mondo devono comprendere il serio allarme lanciato dagli scienziati e considerare finalmente l’inquinamento e il cambiamento climatico come un pericolo vitale per l’intera umanità e per la vita sul pianeta. Ritardare l’azione di risanamento sarebbe troppo pericoloso e costoso sia in termini economici che in termini di sofferenza sociale e questo dipende soltanto dalla volontà politica, troppo legata a interessi particolari volti solo al profitto economico immediato: “ Ci sono abbastanza risorse per soddisfare i bisogni di ogni uomo, ma non l’avidità di ogni uomo” (Gandhi).

Le emissioni di gas aumentano rapidamente e gli effetti nocivi già si manifestano pericolosamente; il riscaldamento globale avrà effetti catastrofici come l’innalzamento del livello dei mari con l’inondazione di molte terre e città costiere in ogni parte del mondo, l’aumento della desertificazione e della siccità ma anche delle alluvioni, delle tempeste e degli uragani.

Questi fenomeni avranno conseguenze devastanti su milioni di persone, soprattutto nelle zone più povere del mondo, danneggeranno la produzione alimentare con l’estinzione di specie animali e vegetali di importanza vitale per gli ecosistemi. Nonostante gli scienziati ritengano unanimemente che il cambiamento climatico derivi dalle emissioni di gas prodotte dalle attività industriali inquinanti, i governi e le multinazionali ritardano colpevolmente ogni intervento concreto come se tale inquinamento non rischiasse di distruggere le fondamenta della società umana e della stessa economia mondiale.

Le foreste sono i polmoni verdi della nostra terra e quando verranno distrutte anche gli uomini inevitabilmente soffocheranno, infatti viviamo tutti sullo stesso pianeta e respiriamo tutti la stessa aria!!! “Illa proceritas silvae et secretum loci … fidem tibi numinis faciet” (Seneca).

Un semplice ma efficace pensiero di Toro Seduto, capo indiano della tribù nord americana dei Siux Hunkpapa, ci ammonisce sul nostro incerto futuro: “Quando avranno inquinato l’ultimo fiume, abbattuto l’ultimo albero, preso l’ultimo bisonte, pescato l’ultimo pesce, solo allora (gli uomini bianchi) si accorgeranno di non poter mangiare il denaro accumulato nelle loro banche”!!!

Le porgo i miei più cordiali saluti.

Alberto Morandi

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